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Il silenzio ricco di prospettive per l’anima del norvegese Erling Kagge

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Il silenzio ricco di prospettive per l’anima del norvegese Erling Kagge

Che cos'è il silenzio? Assenza di suoni, rumori, parole, o dimensione che avvolge le flebili onde acustiche provocate da Terra e atmosfera, soprattutto dai suoi abitanti? Il filosofo Blaise Pascal non rispose a questa domanda direttamente, ma nei suoi “Pensieri” scrisse con occhi intenti a guardare le stelle: “Il silenzio di quegli spazi infiniti mi spaventa”.

A volte l'assenza di suono, tra le faccende terrestri, si coniuga con l'ironia. Lo insegna Leo Longanesi in un libro del 1926, “I giusti pensieri del modesto signor di Bonafede”, che ci sembra ancora attuale: “I nostri deputati leggono poco, si sente dal loro silenzio”. Un silenzio culturale.

L'argomento è infinito. Shakespeare fa dire ad Amleto nel V atto, scena II, dell'omonima tragedia: “The rest is silence”, ovvero “Il resto è silenzio”.

Nella celebre canzone di Simon & Garfunkel, risalente alla metà degli anni Sessanta del secolo scorso, “Sound of Silence”, si ricordano tra le altre quelle persone che ascoltano senza udire, “People hearing without listening”. Ormai sono numerosissime. Il loro è possibile definirlo un silenzio esistenziale.
Già, esistenziale.

Aggiungiamo un consiglio: cercate il silenzio buono nel libro del norvegese Erling Kagge, il primo uomo a raggiungere il Polo Sud in solitaria e l'unico che vi abbia aggiunto anche la vetta dell'Everest e il Polo Nord, ovvero i tre Poli; luoghi assoluti, dove il silenzio è possibile viverlo, compulsarlo. Dimensioni per lo spirito oltre che luoghi geografici in cui si capisce che l'assenza dei rumori apre prospettive per l'anima.

Venduto in venti Paesi, intitolato semplicemente “Il silenzio”, questo libro di Erling Kagge ora è stato tradotto in Italia da Einaudi (pp. 116, euro 12). Si legge con piacere. È stato concepito in 33 risposte (l'ultima è una pagina bianca) e con un capitolo di annotazioni e rappresenta un antidoto contro uno stile di vita che ormai è basato sull'intrattenimento perpetuo, su un volgare frastuono costante. O, se volete, su quel chiacchiericcio che avvolge i nostri giorni, in un mondo dove i più si credono essenziali e dimenticano, come ricordava Montaigne, che i cimiteri sono pieni di persone considerate a loro tempo indispensabili.

C'è anche un silenzio interiore, che santi e mistici praticano da secoli. Tuttavia vale la pena conoscere - soprattutto in una società caotica come la nostra – quello a noi esterno. Scrive Erling Kagge alla risposta 32 (pagina 91 dell'edizione Einaudi): “Io ho dovuto camminare per moltissimi chilometri, ma so che è possibile trovare il silenzio ovunque”. Basta cercarlo. Basta non averne paura.

Erling Kagge, “Il silenzio”
Einaudi
pp. 116, euro 12

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