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È rinato il Santo Sepolcro

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È rinato il Santo Sepolcro

Luogo santo. I pellegrini entrano nell’Edicola della Tomba di Gesù appena restaurata, al centro della Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Luogo santo. I pellegrini entrano nell’Edicola della Tomba di Gesù appena restaurata, al centro della Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme

L’Edicola del Santo Sepolcro più spettacolare della storia dell’arte non si trova a Gerusalemme nell’omonima basilica, bensì a Firenze in una piccola cappella annessa al Museo Marino Marini fatta edificare dalla potente famiglia dei Rucellai. Ispirandosi ai modellini di legno e avorio che i pellegrini di Terrasanta portavano in Europa come souvenir, Leon Battista Alberti realizzò a metà Quattrocento una meravigliosa “copia” più o meno a grandezza naturale del veneratissimo prototipo di Gerusalemme. Il Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti è rimasto per secoli appartato e protetto nella Cappella Rucellai e per questo motivo è giunto a noi splendidamente intatto.

Non così è accaduto per la “madre” di tutte le edicole, ovvero quella costruita al centro dell’Anastasis di Gerusalemme nella quale i cristiani venerano la tomba scavata nella roccia nella quale Gesù fu deposto dopo la morte di croce e dalla quale gloriosamente risorse il terzo giorno.

L’Edicola - dal latino aedicula che vuol dire “tempietto” - è una piccola struttura eretta all’interno della Basilica del Santo Sepolcro che racchiude i resti di una grotta venerata già dal IV secolo come la tomba di Gesù. Tale tomba doveva far parte di una cava di calcare in disuso riutilizzata per ospitare le sepolture di personaggi benestanti(nel perimetro dell’attuale basilica ne sono state individuate diverse). Nel II secolo d. C. su quest’area sorse un tempio pagano che il primo imperatore cristiano Costantino, attorno al 324, fece radere al suolo per riportare in luce la tomba di Cristo ed erigervi sopra una bella basilica.

Il santuario costruito da Costantino sul Santo Sepolcro venne parzialmente distrutto dai persiani nel VII secolo, e distrutto nuovamente dai Fatimidi nel 1009. La chiesa fu ricostruita alla metà dell’XI secolo e in quel frangente dovette sorgere anche l’Edicola della tomba, che fu poi modificata dai crociati, restaurata nel XVI secolo e completamente rifatta nel 1810 dall’architetto greco Komninos a imitazione dell’Edicola antica.

Un luogo santissimo e fragile, dunque, sottoposto a secoli di stress provocati non solo da guerre, assedi e rifacimenti, ma anche dal pacifico assalto di milioni di fedeli che lo hanno calpestato con i piedi, toccato con le mani e affumicato con le candele: fu proprio a causa di un incendio provocato dai ceri votivi che si devette mettere mano al rifacimento del 1810. A rendere precaria la stabilità dell’Edicola si aggiunse anche il terremoto del 1927, al quale seguirono pessimi restauri. Infatti, nel 1947, l’Edicola appariva così instabile e pericolante che le autorità del Mandato britannico furono costrette a farla ingabbiare con travi di ferro terribilmente antiestetiche. In queste precarie (e orribili) condizioni l’Edicola del Santo Sepolcro è rimasta per settant’anni giungendo malandata sino a noi.

Consapevoli che un intervento di restauro non fosse più procrastinabile, nel 2015 le tre principali Chiese che custodiscono la Basilica (il Patriarcato greco-ortodosso, la Chiesa cattolica attraverso la Custodia francescana di Terra Santa e la Chiesa armena) hanno firmato un accordo con l’Università di Atene per esaminare la situazione dell’edificio e avviare i lavori di restauro. Il team dell’università ateniese - diretto da Antonia Moropoulou, docente di chimica del restauro al Politecnico nazionale di Atene, nonché responsabile di restauri sull’Acropoli di Atene e nella basilica di Santa Sofia a Istanbul - ha coinvolto una cinquantina di persone tra docenti e tecnici, tra cui l’architetto Osama Hamdan, docente di restauro archeologico all’Università Araba di Gerusalemme, incaricato dalla Custodia di Terrasanta di seguire i lavori.

Le operazioni sono cominciate nel maggio 2016. Durante le fasi preparatorie sono state condotte indagini con sonde endoscopiche, scanner a ultrasuoni, raggi infrarossi e raggi X per ottenere informazioni su elementi esteriormente non visibili, come la presenza di murature, la consistenza dell’originario nucleo roccioso e lo scorrimento di canali sotterranei che sono all’origine delle risalite d’umidità.  

Il criterio adottato per il restauro è stato quello strettamente conservativo. Dopo aver tolto le orrende impalcature di ferro installate nel 1947, sono state rimosse tutte le lastre di pietra che rivestono il Tempietto. Le lastre sono state ripulite una a una, rimesse al loro posto e fissate con bulloni di titanio per garantire la massima stabilità. La rimozione delle lastre ha permesso di controllare, consolidare e riparare anche le murature sottostanti. Il complesso lavoro è stato compiuto in modo da mantenere libero il più possibile l’accesso alla Basilica e al Sepolcro. Ecco perché l’attività di cantiere s’è svolta prevalentemente di notte, mentre il restauro dei materiali lapidei è avvenuto di giorno al primo piano della chiesa, nella Galleria Latina messa a disposizione dai Francescani. Gli interventi hanno interessato anche le pavimentazioni intorno all’Edicola, le canalizzazioni e le fondazioni, che sono state consolidate al fine di garantire maggior stabilità all’insieme.

Il momento più emozionante dei lavori è stato vissuto la mattina del 26 ottobre 2016, quando alla presenza dei capi delle comunità cristiane e di numerosi testimoni è stata rimossa la lastra di marmo che ricopre il letto di roccia originario. Con questa semplice operazione è apparsa agli occhi di tutti la pietra sulla quale - secondo la tradizione - era stato deposto il corpo di Gesù avvolto nel sudario. La tomba non veniva aperta da 500 anni e dunque non esistevano immagini di questo fatidico letto funebre. Sotto la lastra rimossa sono stati rinvenuti anche i frammenti di una precedente e più antica lastra di marmo, con sopra incisa la croce del patriarcato di Gerusalemme. La direttrice Antonia Moropoulou (credente e ortodossa) non ha potuto nascondere l’emozione: «Quest’esperienza mi ha toccato profondamente. Tutta l’umanità si è inginocchiata qui, di fronte alla tomba di Cristo. Ci siamo sentiti molto piccoli davanti a un luogo così sacro e carico di fede».

Dai risultati emersi dal lavoro è possibile trarre alcune conclusioni. La prima è che tutte le murature appaiono totalmente ricostruite nel 1810 dall’architetto Komninos. Dunque non v’è più traccia delle precedenti costruzioni. Le due pareti laterali del sepolcro conservano ancora in parte la roccia originaria. Nella parete meridionale la roccia arriva a un metro e ottanta dal pavimento, sul lato settentrionale la roccia è presente fino all’altezza del letto funebre. In occasione del restauro si è deciso di aprire una finestrella all’interno dell’Edicola per permettere ai pellegrini di osservare la roccia che costituiva la tomba. Il materiale lapideo del sepolcro è stato analizzato con tutte le più moderne tecnologie. Sul risultato delle analisi Antonia Moropoulou non si è voluta sbilanciare troppo, però ha affermato che «il letto di roccia è compatibile con l’interpretazione storica che le viene attribuita».

Il lavoro di restauro permetterà alle generazioni future di continuare a raccogliersi in preghiera tra le pietre del Santo Sepolcro. Ma resta un ultimo problema da debellare: il flusso d’umidità dal sottosuolo. Per ora il fenomeno appare sotto controllo, ma servirà presto un intervento di restauro ad hoc. Le tre confessioni cristiane dovranno trovare un nuovo accordo per avviare un’ulteriore fase di lavori nel sottosuolo.

La fine del recupero dell’Edicola è stato solennizzato il 22 marzo scorso con una cerimonia religiosa ecumenica alla quale sono stati invitati tutti coloro che hanno contribuito al restauro, costato circa 6 milioni di dollari. Il restauro è stato finanziato dalle tre principali confessioni cristiane responsabili della Basilica. Ai loro fondi si sono aggiunti i finanziamenti stanziati dal governo greco e da benefattori privati. Il World Monuments Fund ha giocato un ruolo di primo piano nel convogliare le risorse necessarie. A questo si sono assommati finanziatori speciali come il re Abdallah II di Giordania, che ha versato una makruma (una beneficenza regale), e il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, che ha dato il suo contributo.

Oggi 16 aprile, giorno di Pasqua, i pellegrini presenti a Gerusalemme potranno ammirare per la prima volta l’Edicola del Santo Sepolcro mirabilmente rinnovata. Non ci saranno limitazioni alla loro fede e alle loro devozioni, ma non sarà più possibile appoggiare ceri contro l’Edicola, per non “mandare in fumo” troppo presto il bel lavoro svolto.

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