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Grande azione nell'adrenalinico «Boston - Caccia all'uomo»

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Grande azione nell'adrenalinico «Boston - Caccia all'uomo»

«Boston - Caccia all'uomo»
«Boston - Caccia all'uomo»

Il 15 aprile 2013 è un giorno che molti americani (e non solo) hanno ancora ben impresso nella memoria: l'attentato alla maratona di Boston, avvenuto in quella data, viene raccontato in un film adrenalinico, «Boston - Caccia all'uomo», tra le uscite più attese del weekend in sala.
Protagonista è Mark Wahlberg nei panni di Tommy Saunders, un sergente di polizia che, subito dopo l'attentato, si unisce a un gruppo composto da personale medico, investigatori e alcuni sopravvissuti, per poter identificare e fermare i colpevoli prima che possano compiere altri atti terroristici.

«Boston - Caccia all'uomo»

A pochi mesi di distanza da «Deepwater - Inferno sull'oceano», Peter Berg torna a dirigere una pellicola ispirata a fatti realmente accaduti (in quel caso si parlava dell'esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon) e sceglie nuovamente Wahlberg come protagonista.
Se i contenuti reazionari e la struttura drammaturgica non troppo originale possono lasciare più di un dubbio, ciò che colpisce è l'apparato formale che Berg imprime al suo lavoro: sono numerose le sequenze spettacolari, giocate su perfetti tempi di montaggio e capaci di coinvolgere ed emozionare nel modo giusto.
La tensione, così, rimane alta per quasi tutta la durata, mentre diversi limiti sono da annoverare in dialoghi piuttosto grossolani e in una sceneggiatura non sempre scritta con grande attenzione.
Resta comunque una pellicola da vedere, soprattutto per gli amanti del cinema d'azione.

«Le cose che verranno»

Tra le uscite della settimana si segnala anche l'atteso «Le cose che verranno» della regista francese Mia Hansen-Løve con protagonista Isabelle Huppert.
L'attrice interpreta un'insegnante di filosofia che sta attraversando un periodo cruciale della sua esistenza: sua madre è malata e depressa mentre suo marito ha iniziato a frequentare segretamente un'altra donna. Soltanto il rapporto con i suoi studenti, in particolare con un suo vecchio allievo, sembrano dare un senso alla sua vita.
Moglie di Olivier Assayas (regista al momento nelle nostre sale con «Personal Shopper», uscito la scorsa settimana), Mia Hansen-Løve conferma, dopo «Un amore di gioventù» ed «Eden», le sue capacità di scrittura, costruendo dialoghi intensi e personaggi credibili.
Peccato, però, che manchi il vero guizzo registico in grado di alzare il livello di una pellicola che colpisce a fasi alterne.
La messinscena essenziale non basta per convincere fino in fondo, mentre Huppert è bravissima come sempre e si conferma in un grande momento di carriera (da ricordare anche la sua eccellente performance nell'altrettanto recente «Elle» di Paul Verhoeven).
Infine, una segnalazione per «Baby Boss», debole lungometraggio della DreamWorks Animation.

«Baby Boss»

Al centro c'è Tim, un bambino di sette anni, con una vita felice e due genitori che lo adorano. La sua esistenza cambierà completamente con l'arrivo di un fratellino da lui inatteso. Il bebè, però, non sembra esattamente normale: indossa un completo, ha una ventiquattrore, parla e usa il taxi!
È un soggetto indubbiamente interessante quello di «Baby Boss», ispirato al best seller di Marla Freeze del 2010, ma man mano che passano i minuti il copione risulta sempre più debole e nella seconda parte il crollo è più che evidente.
Peccato, perché le basi per un prodotto divertente e originale c'erano tutte.

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