Domenica

L’intelligenza del filo d’erba

Giornata Mondiale della terra

L’intelligenza del filo d’erba


Il lusso è vegetare. Lungi dall’essere una condizione di sopravvivenza ai minimi termini, è piuttosto l’esperienza di una ricchezza inalienabile e pura potenza. Tutto sta a trasferirsi dall’universo antropocentrico a quello plantocentrico. Questa è la seconda tappa dell’esplorazione verde iniziata ad aprile: ho viaggiato nel tempo per mano a un’archeologa arborea e ora sto per viaggiare nello Spazio (e il maiuscolo non è un errore) con un neurobiologo vegetale, Stefano Mancuso. Questo rivoluzionario Copernico della natura ha inventato piante-robot da mandare su Marte, ideato fattorie del mare a forma di serre-medusa e sostiene che un filo d’erba è intelligente, ricorda, parla, vede, riconosce i parenti e ha carattere. Da questa prospettiva capovolta, in totale assenza di gravità e di quel minimo ancoraggio a punti di riferimento noti, mi muovo, con circospezione, fra organismi alieni.

La bioispirazione, un tesoro tutto da coltivare

«È difficile comprendere sistemi viventi che ragionano in modo completamente diverso dal proprio. Siamo abituati a osservare la vita su questo pianeta da un unico punto di vista. Riusciamo a capire abbastanza bene che cosa prova e come vive un cane, un gatto, persino un verme, perché hanno delle affinità importanti con noi e i nostri meccanismi di reazione. In fondo, noi risolviamo tutto spostandoci. Più che affrontare i problemi, li evitiamo. Fa freddo? Andiamo dove fa caldo. Non abbiamo da mangiare? Andiamo dove si trova. Abbiamo bisogno di un compagno o una compagna? Li cerchiamo. Qualunque sia la necessità, la soluzione è “muoviti”. Eppure sulla Terra esiste uno 0,3 per cento di vita animale, che adotta questo tipo di comportamento, di fronte a un 99,7 per cento di vita vegetale che ha condotte totalmente alternative. Perché non prendere spunto? La bioispirazione è un tesoro ancora tutto da coltivare: una miniera di idee per la robotica, l'urbanistica, la sociologia, la tecnologia.
Prendere spunto dal modo in cui pensano e agiscono le piante può regalare soluzioni inedite. Io viaggio con lo spirito di un esploratore, mi addentro in questo mondo sterminato e, in gran parte, inesplorato: si stima che ne conosciamo appena il 5-10 per cento. Sono come Marco Polo che tornava carico di sete e spezie dalla Cina, riporto scoperte che, trasferite in altri campi, possono essere spiazzanti. Pensiamo, per esempio, all’organizzazione aziendale. Tuttora adottiamo modelli di tipo animale, cioè improntati a risposte di velocità e movimento. Sistemi iper verticistici, dove poche persone, un consiglio di amministrazione o un amministratore delegato, la “testa” dell’azienda, prendono decisioni per migliaia di dipendenti, che rappresentano il corpo, la forza lavoro. In un mercato che richiede risposte efficienti, è ovvio che questa sia la soluzione più rapida, ma la vera innovazione e la vera creatività non passano dalla semplificazione, ma dalla complessità.

L’evoluzione premia la flessibilità
L’organizzazione vegetale è diffusa, è una sorta d’intelligenza distribuita, di cervello collettivo che conosce il territorio, il micro contesto, e percepisce immediatamente le sue variazioni. Queste informazioni capillari di solito arrivano molto lentamente ai vertici e, quando arrivano, è troppo tardi. Per questo i sistemi centralizzati sono delicati e vulnerabili: veloci, reattivi, produttivi, ma rigidi di fronte al cambiamento. Le società cooperative sono meno performanti, ma, in periodi di crisi, più resistenti e adattabili.
L’evoluzione, sul lungo termine, non premia un ipotetico meglio, ma il meccanismo più elastico, il più flessibile. Non è detto che questo nostro gran cervello capace di astrazione sia sempre un vantaggio.
Torniamo dunque al mondo vegetale, che spesso sembra il nostro esatto opposto: gli animali sono svelti, le piante lente, gli animali consumano, le piante producono, gli animali concentrano e specializzano, le piante distribuiscono. Ma soprattutto gli animali si muovono, le piante stanno. Da qui parte tutto. Non potendo andarsene in giro, essendo prive della funzione animale e animata per eccellenza, il movimento, hanno inventato soluzioni per noi inconcepibili e perciò illuminanti. A partire dal corpo, modulare, divisibile, privo di organi singoli o doppi. Le radici acquisiscono dati attraverso gli apici e funzionano come innumerevoli centri di comando e di calcolo, che rielaborano le informazioni, senza un cervello centrale che li governi. Non è qualcosa di molto simile alla Rete? Internet non ha forse la stessa struttura radicale di un albero? Un organo è, in fondo, un punto debole: se si guasta o si rompe, conduce velocemente alla morte. Invece può arrivare un predatore, distruggere o prendere anche il 90 per cento di una pianta, senza comprometterne la sopravvivenza.

Una quercia per amica

Per me il lusso più grande è vivere a pieno contatto con la natura, anche per quest’inesauribile fonte di sollecitazioni, ma non solo. Ricordo che, una volta, un famoso architetto americano mi chiese quale fosse la mia idea di casa perfetta, se avessi avuto una quantità di soldi infinita. Gli risposi che tutto quello che desideravo era un edificio che ponesse fra me e l’ambiente esterno la minore barriera possibile, il confine più limitato e permeabile. Che dal mondo vegetale dipenda non solo la nostra vita materiale (l’ossigeno che respiriamo, l’intera catena alimentare, i principi attivi dei medicinali, le risorse energetiche), ma anche l'equilibrio psichico, è ampiamente risaputo. In Giappone ci sono medici che prescrivono, proprio nella ricetta e per motivi di salute, di passare almeno cinque ore alla settimana insieme alle piante. Per quanto folle e poco scientifico sembri, io mi spingo a dire che si possono instaurare dei rapporti di amicizia. Dopo anni di frequentazione, credo di aver stretto delle relazioni privilegiate con alcuni alberi particolari. Quando, per esempio, ho delle preoccupazioni, se passo del tempo vicino a loro, mi confortano. Ho un ginkgo, che è mio amico. Ma è uno, proprio quello, non certo tutta la specie. E poi due querce amiche e un olivo. Questi sono i miei affetti fra gli alberi e stare insieme a loro, di tanto in tanto, mi dà sollievo proprio come stare con una persona cara».

Nicoletta Polla-Mattiot ha incontrato Stefano Mancuso a Firenze, nel Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale che dirige. Ordinario dell’Accademia dei Georgofili, ha insegnato in università giapponesi, svedesi, francesi. Nel 2013 il New Yorker l’ha inserito nella classifica dei “world changers”. Ha brevettato Jellyfish Barge, modulo galleggiante per coltivare ortaggi e fiori, completamente autonomo dal punto di vista di suolo, acqua ed energia. Fra i suoi libri: “Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale” (2013), proclamato nel 2016 The Science Book of the Year, “Uomini che amano le piante. Storie di scienziati del mondo vegetale” (2014) e il nuovo “Plant Revolution”.

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