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L’Europa è un gioco da tavolo

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L’Europa è un gioco da tavolo

Teatro futuro. «Europa a domicilio» dei Rimini Protokoll
Teatro futuro. «Europa a domicilio» dei Rimini Protokoll

Siete populisti, sovranisti, nazionalisti? O viceversa vi sentite particolarmente europeisti, unionisti, fedeli seguaci del trattato di Maastricht e degli accordi di Schengen? Per scoprire cosa si annida davvero nel vostro cuore continentale c’è un’esperienza rivelatrice che i Rimini Protokoll, il collettivo tedesco specializzato in varie forme di teatro “partecipato”, stanno proponendo nelle case milanesi per iniziativa di un piccolo ma vivacissimo centro culturale, Zona K, in collaborazione con la rassegna “Stanze”: si intitola Europa a domicilio, ed è una creazione a metà tra un gioco da tavolo e una spiazzante azione performativa.

Il progetto si rivolge a quindici persone per volta, che vengono indirizzate ogni giovedì sera – e ora anche il mercoledì, dal momento che per far fronte alle richieste si sono dovute aggiungere delle repliche – in appartamenti privati sempre diversi. I convenuti, per lo più, non si conoscono fra loro, e il compito di metterli a proprio agio tocca al padrone di casa, che accoglie e intrattiene gli ospiti, svolge un ruolo decisivo nel creare un clima di intesa e si assume un unico impegno, quello di mettere a disposizione un forno caldo per cuocervi una (simbolica) tortina fornita dagli organizzatori insieme ad altri cibi e bevande.

A condurre il gioco, però, è un “maestro di cerimonia” - in genere un attore - reclutato in loco e istruito dalla compagnia, che spiega le regole e fa sedere i partecipanti attorno a un tavolo su cui è disposta una grande carta “muta” dell’Europa: ciascuno deve tracciarvi tre linee che uniscono il suo luogo di nascita, un altro luogo che gli è caro e un terzo luogo dove gli è capitato qualcosa di interessante, un aneddoto, un episodio che potrebbe essere chiamato a raccontare. Poi inizia questa strana riunione che è insieme una partita destinata a concludersi con vincitori e vinti, una seduta di autocoscienza europea collettiva e una sorta di indagine conoscitiva i cui dati vengono raccolti e condivisi online dai Rimini Protokoll.

Il confronto si sviluppa in varie fasi di coinvolgimento, scandite dalle diverse tappe della costruzione europea dal ’52 ai nostri giorni. Nella prima parte a guidarne l’andamento è una strana macchinetta elettronica che passa a turno da un giocatore all’altro e, premendo un bottone, emette dei foglietti simili a scontrini di cassa su cui sono stampate domande e indicazioni, come le Probabilità e gli Imprevisti del “Monopoli”, ma di contenuto politico e sociologico: chi si sente più europeo che cittadino del proprio Paese? Chi ha paura del futuro? Chi riesce a vivere del proprio lavoro? E poi, un discorso di Churchill da leggere ad alta voce, un invito a ricordare come e dove si sono conosciuti i propri nonni, e così via.

Nella seconda parte si formano invece delle squadre di due persone, che dovranno agire riproducendo le tipiche dinamiche del parlamento europeo: stipulare accordi con altre squadre, rompere gli accordi, decidere di andare per proprio conto. Alle squadre vengono distribuiti dei mini-schermi di su cui appaiono via via i punteggi totalizzati in seguito a queste scelte, punteggi che non premiano necessariamente i comportamenti più corretti, ma possono cinicamente incoraggiare slealtà e tradimenti. In palio c’è quell’emblematica, allusiva “torta”, divisa in fette più o meno grandi in rapporto al punteggio conseguito.

Basata su un format che si ripete costante da una città all’altra, la performance ottiene risultati tanto più significativi quanto più sono proiettati su una scala internazionale, fino a offrire una sorta di fotografia in divenire del nostro odierno modo di essere. Per ciò che invece riguarda la singola serata, la sua riuscita dipende anche dalla simpatia, dalla disponibilità, dal contributo di idee degli intervenuti. Sta a loro esporsi, mettere in comune ansie e aspettative più o meno sincere, ma tali comunque da portare in luce punti di vista e linee di tendenza.

Di nuovo ospiti di Zona K, dopo il successo della scorsa stagione con Remote Milano, una passeggiata urbana guidata in cuffia attraverso il cimitero Monumentale e le zone circostanti, i Rimini Protokoll come al solito pongono al centro della scena una full immersion nella vita quotidiana: non a caso Helgard Haug, Stefan Kaegi e Daniel Wetzel, menti e anime del gruppo, in passato avevano già dato voce fra gli altri agli ex-dipendenti della compagnia aerea Sabena dopo il fallimento, ai camionisti dell’Est che descrivevano in diretta i propri spostamenti, agli operatori di un call-center di Calcutta.

Cambiano le formule, cambiano i soggetti, ma anche Europa a domicilio si colloca in quell’area post-drammatica che sta chiudendo i conti coi linguaggi dello spettacolo tradizionale per spostarli verso altri tipi di comunicazione. Con grande orrore dei nostalgici delle corone di latta, tutto questo non ha ovviamente più nulla a che fare con l’interpretazione, col personaggio, con gli artifici della finzione. All’indubbia de-teatralizzazione del teatro corrisponde tuttavia una parallela e simultanea ri-teatralizzazione della realtà: quello che accade qui è pur sempre, a suo modo, una rappresentazione non banale, acuta, divertente dell’Europa attuale, che alle opinioni personali degli autori sostituisce quelle dei normali cittadini, uniti a comporre un coro senza volto e senza nome, ma sorprendentemente capace di rispecchiare dubbi e contraddizioni del nostro presente.

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