Domenica

Ma Francesco è cattolico?

aldo maria valli

Ma Francesco è cattolico?

(Afp)
(Afp)

In un immaginario diffuso il pontificato di Jorge Mario Bergoglio è un pontificato gioioso, nuovo, carico di umanità, una rottura con vecchie curialità della Chiesa, una rivoluzione di chi «venuto dalla fine del mondo» sta recuperando il sentimento autentico capace di conferire nuova linfa. Questa percezione è confermata dall’accoglienza che il Pontefice riceve dalle folle che incontra e dagli entusiasmi che suscita. In particolare, nessun Papa aveva guadagnato tanta simpatia nella cultura laica e anche di derivazione marxista. Hanno colpito i suoi appelli alla povertà, il presentarsi umile, le sferzate contro ogni potere.

Eppure, dietro questo consenso di massa, visibile e palpabile, si rafforza anche una critica severa al suo operato. Non si tratta delle scontate resistenze di ambienti intaccati nei loro privilegi, colpiti dalla sua rivoluzione copernicana, ma di qualcosa di più profondo, di una serrata analisi dottrinaria che sfocia in una preoccupazione teologica.

Aldo Maria Valli, vaticanista di lungo corso, autore di decine di saggi sulla storia della Chiesa, prova a ricostruire con rigore il filo e gli argomenti di questa critica nel saggio 266 Jorge Mario Bergoglio. Franciscus P.P. appunto perché Francesco è il duecentosessantaseiesimo Pontefice.

Secondo il quindicinale cattolico americano The Remnant più che divulgare la parola di Dio così come si è inverata nel secolare insegnamento della Chiesa, Papa Francesco sarebbe concentrato nel diffondere le sue idee. Alla vigilia del suo viaggio negli Stati Uniti, nel settembre del 2015, il magazine Newsweek, in una raffigurazione che evoca il dubbio, Francesco in penombra su uno sfondo nero, ha titolato: Is The Pope Catholic? Il Papa è cattolico? La domanda evidentemente provocatoria fa riferimento ad un concetto che Bergoglio ha espresso più volte: «Io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio». Concetto non nuovo nel dibattito teologico, che evoca vaste implicazioni culturali e morali.

Tutto scorre in un delicato rapporto tra dottrina e pastorale, nel suo esemplare magistero Giovanni Paolo II fece sempre attenzione a che l’una non prendesse il sopravvento sull’altra. «La questione della verità e del vero bene», scrive Valli, «richiama necessariamente quella della legge e dell’autorità, ma su questo fronte Francesco non insiste. Possiamo anzi dire che da parte sua c’è reticenza che dà luogo a uno squilibrio sia concettuale sia narrativo».

Il fulcro dell’insegnamento di Bergoglio si sostanzia in un concetto ricorrente, quello della misericordia. Parola evocata spesso nei suoi messaggi. Secondo il cardinale Walter Kasper, il maggior teorico del concetto di Misericordia, a cui lo stesso Francesco sostiene di essersi ispirato, essa non può prescindere dalla giustizia con la quale non può non essere coordinata. La linea del Pontefice appare esplicitata in Amoris laetitia soprattutto laddove si affronta una visione metodologica: non giudicare secondo principi generali ma caso per caso. E soprattutto nell’appello ad abbandonare la volontà di giudicare gli altri, un approccio tipico del gesuita che guarda al discernimento.

Le criticità finite sotto la lente di Valli sono anche altre: a differenza di Benedetto XVI che pose al primo posto le esigenze di verità, un eccesso di realpolitik porta a non inquadrare le radici religiose dell’estremismo islamista.

Bisogna indagare accuratamente sulle radici del pensiero di Bergoglio per comprendere quanto un certo clima culturale latinoamericano continui ad influenzarlo, a cominciare dagli atti della Conferenza dell’episcopato latino-americano di Medellin (1968) e la Conferenza di Aparecida (2007). «Oggi, di fronte al dilagare di soggettivismo e relativismo, immersa come siamo nella cultura “liquida” della postmodernità», si domanda Valli «non si rischia di essere troppo immersi nella storia?». A volte si ha l’impressione che il Pontefice sia propenso ad assecondare troppo la cronaca, il teologo Inos Biffi, ha messo in guardia la Chiesa dal seguire alcune derive della cultura contemporanea. Certo, si possono muovere delle obiezioni a questo rilievo perché la Chiesa ha anche il dovere di immergersi nel proprio tempo ma è anche vero che una religione è tale perché non ha visioni relative.

Sottolineare la misericordia va bene ma come avverte il cardinale Roberto Sarah «quando si concepisce la cristianità in modo orizzontale, come se solo nell’azione umanitaria, sociale, politica ci sia quel che conta, è lì che sbagliamo». In altre parole non si può prescindere da una strada dottrinale perché altrimenti si rischierebbe la desacralizzazione.

Il tema resta aperto, come ogni personalità forte e dirompente in un tempo storico, Bergoglio si presta a più interpretazioni, la condivisione e l’apprezzamento per alcune sue parole non può far venir meno un sereno dibattito, per conoscere a fondo e capire, come lo stesso Papa ha auspicato.

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