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    Dossier | N. 5 articoliSpeciale 57ma Esposizione internazionale d’Arte

    L’arte interroga l’arte: «selfie» d’artista alla Biennale di Venezia

    Franz West on “Divan”, 1996 (courtesy: Franz West Privatstiftung)
    Franz West on “Divan”, 1996 (courtesy: Franz West Privatstiftung)

    Chi è l’artista, oggi? Qual è il suo mondo, il ruolo, la responsabilità? A una settimana dall’apertura dei cancelli della Biennale di Venezia, il prossimo sabato 13 maggio, questa cinquantasettesima edizione, curata dalla critica francese Christine Macel, si annuncia come una grande metariflessione sull’arte, un laboratorio multimediale che metterà gli artisti al centro della scena, invitandoli non a misurarsi su un tema specifico, come nelle precedenti edizioni, bensì a svelare le loro pratiche artistiche e il loro modo di vivere.

    Anche il titolo, VIVA ARTE VIVA, quasi una canzone, un ritmo che si può ripetere all’infinito, esprime «una passione per l’arte e gli artisti» che è al tempo stesso un «sì» alla vita in un momento di disordine globale. Così, nella società liquida dei selfie e dell’individualismo esasperato, l’artifex è chiamato a parlare di sé, come un novello sciamano che in un mondo dai contorni incerti, meglio di altri intuisce la direzione da prendere.

    Il percorso della Mostra si snoda come un racconto, scandito da nove capitoli (i Padiglioni transnazionali), due dei quali sono allestiti nel Padiglione Centrale ai Giardini, e altri sette si trovano lungo l’itinerario che va dall'Arsenale al Giardino delle Vergini.

    Si comincia dalle riflessioni tra otium enegotium, introdotte dalla foto di Franz West sdraiato sul divano, emblematica del tempo per pensare: così il Padiglione degli artisti e dei libri invita a indagare le ragioni positive e negative del fare arte oggi, senza perdere d’occhio, con uno sguardo sarcastico, le griglie tradizionali di un sistema dell’arte ormai frantumato.

    E la narrazione prosegue nei capitoli successivi, tesi a scandagliare dimensioni individuali e istanze collettive del mondo d’artista: le emozioni più intime svelate nel Padiglione delle gioie e delle paure, e il bisogno di spiritualità, evocato nelPadiglione degli Sciamani.

    Fino ai concetti di “collettivo” e compartecipazione all’opera assai cari alle poetiche degli anni 60 e 70 (nel Padiglione dello Spazio Comune) e alle riflessioni metafisiche nel Padiglione del tempo e dell’Infinito.

    Ed è un racconto che vuol generare incontri, risonanze e riflessioni, indagare la complessità del mondo, tra molteplici posizioni e varie pratiche artistiche.

    Questa Biennale, insomma, punta a diventare per il pubblico un grande laboratorio esperienziale e percettivo, luogo di fiduciose scoperte che si ispira al neoumaneimo.

    «L'arte di oggi, di fronte ai conflitti e ai sussulti del mondo, testimonia la parte più preziosa dell'umanità, in un momento in cui l'umanesimo è messo in pericolo», spiega la curatrice Christine Macel, convinta che l'arte sia «l'ultimo baluardo, un giardino da coltivare al di là delle mode e degli interessi specifici e rappresenta anche un'alternativa all'individualismo e all'indifferenza». E che l'atto artistico sia a un tempo «atto di resistenza, di liberazione e di generosità».

    Accanto alla Mostra, due progetti paralleli e multimediali: durante tutti i sei mesi dell’esposizione, due volte la settimana (il venerdì e il sabato) un artista terrà una «Tavola aperta», incontrando il pubblico durante un pranzo che verrà trasmesso in streaming sul sito della Biennale.

    L’incontro diretto con l'artista - spiega il presidente della Biennale Paolo Baratta - assume «un ruolo strategico, tanto da costituire uno dei pilastri della Mostra, con un programma che per dimensione e per impegno è senza precedenti». La Biennale diventa così un luogo che ha «come metodo, e quasi come ragion d'essere, il libero dialogo tra gli artisti e tra questi e il pubblico».

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    Il progetto Pratiche d’artista, invece, raccoglie una serie di brevi video realizzati dagli artisti stessi, per far scoprire al pubblico il loro universo poetico e il loro modo di lavorare». Ogni giorno viene messo online un nuovo video sul sito della Biennale.

    I numeri della manifestazione, infine, sono in crescita rispetto alle precedenti edizioni: 120 gli artisti invitati, provenienti da 51 paesi; e di questi, ben 103 sono presenti per la prima volta nella Mostra Internazionale del curatore. Sono 86 le Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all'Arsenale e nel centro storico di Venezia. Tre i Paesi presenti per la prima volta: Antigua e Barbuda, Kiribati, Nigeria. Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale sarà curato quest'anno da Cecilia Alemani.

    silvia.sperandio@ilsole24ore.com

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