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Jessica Chastain suprema in «Miss Sloane»

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Jessica Chastain suprema in «Miss Sloane»

Jessica Chastain è l'assoluta protagonista del weekend in sala: l'attrice californiana non è forse mai stata così brava come in «Miss Sloane», uno dei film più attesi della settimana, in cui interpreta una lobbista di Washington senza scrupoli.
Diretto da John Madden, «Miss Sloane» è però un lungometraggio incisivo anche per tanti altri motivi: colpisce, infatti, la descrizione del “dietro le quinte” del governo americano, della spietatezza dei politici e di come non ci si fermi davanti a nulla pur di avere ragione sui propri avversari.
Il regista di «Shakespeare in Love» non si limita a rappresentare il modus operandi del personaggio principale, ma amplia lo sguardo alle istituzioni di Washington, dando vita a un prodotto che è più che una semplice pellicola di denuncia.
Inizialmente il film fatica un po' a carburare, ma cresce esponenzialmente alla distanza, regalando una seconda parte dotata di grande ritmo, serrata e ricca di tensione.
Anche il cast di contorno fa il suo dovere, ma Jessica Chastain è di un altro pianeta: basterebbe la sua performance per fare di «Miss Sloane» un film da non perdere.

Interpretazione un po' sopra le righe, invece, è quella di Matthew McConaughey in «Gold» di Stephen Gaghan.
L'attore interpreta un modesto uomo d'affari che ha ereditato la proprietà del padre: sull'orlo del baratro, sembra riuscire a svoltare investendo sulla ricerca dell'oro in Indonesia. Per lui potrebbe essere l'inizio di una nuova vita professionale.

Conosciuto per «Syriana» con George Clooney, Gaghan torna dietro la macchina da presa per una pellicola più interessante nel soggetto che nella resa effettiva: la sceneggiatura parte da basi suggestive e attuali, ma si arena a causa di troppe svolte prevedibili e di una messinscena raramente suggestiva.
Il tutto sa troppo di già visto, nonostante l'originale spunto iniziale e una colonna sonora di ottimo livello.
Anche per McConaughey, dopo alcuni anni passati sulla cresta dell'onda, i tempi d'oro sembrano lontani.
Sono sempre in forma, invece, tre “grandi vecchi” come Morgan Freeman, Michael Caine e Alan Arkin, protagonisti di «Insospettabili sospetti» di Zach Braff.

Vestono i panni di tre amici di vecchia data, che decidono di dare una scossa alle proprie vite da pensionati quando la banca utilizza il loro fondo pensione per coprire un'assicurazione aziendale. Disperati e pressati dal bisogno di pagare le bollette e sbarcare il lunario, decidono di vendicarsi…
Remake di «Vivere alla grande» di Martin Brest del 1979, «Insospettabili sospetti» è un prodotto di discreta fattura, che parla dell'attualità economica con buon garbo e funziona almeno per metà.
Fortemente altalenante, il film è efficace quando descrive la quotidianità dei personaggi, molto meno quando punta invece sull'azione.
Senza grandi pretese, ci si può comunque accontentare, anche per la validissima prova dei tre protagonisti, che mostrano una notevole alchimia.

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