Domenica

Gli alberi nel portafoglio

smart city e politiche ambientali

Gli alberi nel portafoglio

(Agf)
(Agf)

L’11 e il 12 maggio si terrà a Roma il Forum Internazionale La città del futuro. All’interno di un programma ricco di interventi, con relatori di caratura internazionale che parleranno del tema, nessuna relazione tratterà del verde urbano nelle future città e del ruolo economico che a esso dovrebbe essere riconosciuto. Infatti, pur essendo molti i libri e gli articoli pubblicati sui quotidiani che parlano degli aspetti botanici, storici e anche esoterici legati agli alberi quasi mai, al di fuori del mondo degli addetti ai lavori, si fa menzione del valore economico che essi rappresentano e come contribuiscano ad arricchire anche monetariamente le nostre città e noi che vi abitiamo.

Poco sa l’opinione pubblica del valore dei cosiddetti servizi ecosistemici, cioè quei servizi forniti dagli alberi che giustificano l’investimento di risorse come il lavoro, l’energia e l’acqua e che rappresentano i contributi diretti e indiretti al benessere umano, sostenendo la nostra sopravvivenza e la qualità della vita. Senza questi servizi l’uomo non esisterebbe e la civiltà umana non funzionerebbe, ma è difficile dar loro un prezzo e quindi gli ecoservizi restano in gran parte invisibili e sottovalutati dai mercati e dalla politica, anche se ricerche recenti hanno dimostrato che contribuiscono al benessere umano per circa due volte il Pil mondiale (71,8 trilioni di dollari), otto volte tanto l’economia statunitense. Una buona parte di questo valore è dato dalla vegetazione del pianeta e da quella presente nelle aree urbane.

Esiste un consenso generale, almeno fra gli addetti ai lavori, che il verde urbano sia essenziale affinché le città possano essere realmente sostenibili. Ma quanto ne sappiamo veramente di questi benefici? Quanto è forte l’evidenza scientifica che supporta i diversi vantaggi del verde urbano? Molte delle ipotesi utilizzate riguardo al processo decisionale che coinvolge il verde urbano non sono indicate in modo chiaro, e questo collide con la sempre più pressante domanda di decisioni basate sull’evidenza. E quello che manca maggiormente, a tutti i livelli, scientifico, divulgativo, giornalistico e nell’opinione pubblica, è un’efficace comunicazione quando si parla di alberi in città. Come dovremmo comunicare il valore economico degli alberi? Diverse ricerche hanno dimostrato, per esempio, che la presenza di un verde urbano di qualità nel quartiere degli affari e nelle aree commerciali può promuovere una percezione positiva da parte dei clienti o con i partner commerciali.

Nel clima economico attuale, con le aziende e gli esercizi commerciali che sono alla ricerca di nuovi metodi per mantenere la loro base di clienti, solo pochi commercianti comprendono che la semplice aggiunta di piante di fronte al negozio può fare la differenza nel modo in cui esso viene percepito. L’ambiente “positivo” creato da un luogo esteticamente gradevole non solo accoglie i clienti all’interno, ma migliora anche la percezione del livello di qualità dei prodotti e dei servizi offerti. È provato che i clienti sono disposti a pagare prezzi più elevati e rimanere più a lungo per fare acquisti in un negozio che essi riconoscono come una struttura di qualità. Un ambiente esteticamente gradevole attira i clienti, riduce lo stress da shopping e migliora l’appeal degli esercizi commerciali, garantendo anche una maggiore possibilità di fare up-selling e cross-selling.

La presenza di piante è, quindi, un modo efficace per rivitalizzare un business, portare nuova clientela, contribuire a ridurre il cosiddetto “stress da acquisto” e far sentire a proprio agio i frequentatori.

Lo stesso ragionamento lo si applica nella progettazione dei business park con aree verdi, per i quali è stata più volte dimostrata l’efficacia nel migliorare la commerciabilità dei prodotti e dei servizi prodotti/forniti dalle imprese. Senza contare che la presenza del verde aumenta il benessere dei lavoratori che possono usare questi spazi durante la pausa pranzo e migliora le performance lavorative.

A ciò si aggiunga che il valore degli edifici aumenta, così come il loro legame con la comunità che non li vede più come un qualcosa di alieno e alienante, ma come un’area godibile e fruibile.

È, dunque, imperativo che siano pienamente compresi il ruolo “economico” del verde urbano nel rendere le città più salubri e più vivaci e l’importanza di cambiare le politiche locali che non riflettono il beneficio globale e non tendono a massimizzare l’efficienza delle infrastrutture verdi. Ci sono diverse “azioni” che toccano i processi ambientali, economici e socio-sanitari che sicuramente plasmeranno la vita nei prossimi decenni e che determineranno la riorganizzazione del nostro modo di vivere in termini di pianificazione urbanistica, logistica, di comunicazioni, ecc. Nel 2050 le nostre città non somiglieranno a quelle di oggi.

A favorire una nostra familiarità con la città del futuro non può che essere il cambiamento del nostro modo di pensare e del nostro stile di vita. E questo cambiamento sarà sicuramente più complicato di altri nel passato della nostra civiltà perché dovrà avvenire in un tempo molto breve, compatibile con la vita di una generazione. La pianificazione, progettazione e realizzazione di aree verdi più sostenibili a livello sia ambientale sia socioeconomico, in combinazione con un cambiamento nel nostro modo di vivere, potrà essere la strategia vincente anche per contenere il consumo energetico e salvaguardare l’ambiente e la crescita sociale.

Tuttavia, è fondamentale che tali iniziative siano supportate tecnicamente e possiedano una coerenza interna con le altre politiche gestionali e con gli obiettivi e le strategie di pianificazione urbana nel suo complesso, poiché in uno scenario nazionale e internazionale sempre più articolato, con tagli di bilancio in aumento, l’uso di strumenti avanzati per la pianificazione strategica e l’allocazione ottimale delle risorse, ciò diventa essenziale per implementare quantitativamente e, soprattutto, qualitativamente il verde nelle aree urbane. Solo una governance attenta e mirata potrà, infatti, evitare il collasso delle attuali città e guidare la trasformazione degli attuali agglomerati urbani in smart cities.

E questo è il senso “rivoluzionario” di quello che si auspica: non possiamo pensare di uscire fuori da questa crisi ambientale con la stessa mentalità che l'ha creata. Come scrive Lester Brown, agronomo, scrittore e ambientalista statunitense, «questa è una rivoluzione ambientale, un’economia globale che si adatta all’ecosistema terrestre e per la quale non abbiamo a disposizione generazioni o secoli». Molti di noi saranno coinvolti e ci vorrà un enorme sforzo a partire dal singolo individuo fino a coloro che decidono le politiche ambientali a livello sovranazionale per far comprendere che la protezione del verde urbano e il suo potenziamento sono strumenti essenziali per la creazione di città ecologicamente ed economicamente sostenibili, con alberi e foreste al centro dei processi di metabolismo urbano: è l'unica possibilità che abbiamo di ridurre l’entropia del “sistema città”. A differenza degli ecosistemi naturali, quello urbano è essenzialmente privo di meccanismi di autocontrollo in grado di apportare correzioni atte a limitare gli sprechi; solo l’azione dell’uomo, tramite la pianificazione sostenibile che preveda l’incremento quantitativo delle aree verdi, ma anche una loro oculata distribuzione all’interno del tessuto urbano e una gestione quanto più corretta e di limitato impatto, può contrastare la tendenza dissipativa (entropìa) della città e innescare meccanismi virtuosi di economia circolare.

E sarà un modo per non dimenticare che “la Terra su cui viviamo non l’abbiamo ereditata dai nostri padri, ma l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”.

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