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Ricordi in ritratto di Howard Hodgkin

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Ricordi in ritratto di Howard Hodgkin

LONDRA. Howard Hodgkin, considerato uno dei grandi dell'arte contemporanea britannica, aveva accolto con entusiasmo l'idea di una retrospettiva di suoi ritratti organizzata dalla National Portrait Gallery di Londra.

Ha scelto il titolo, “Amici assenti”, ha selezionato le opere e ha dipinto un grande quadro apposta per l'ultima sala, un “Autoritratto ascoltando musica”. Rimarrà il suo ultimo dipinto: Hodgkin è morto poche settimane prima dell'apertura della mostra, a 84 anni.

Nonostante questa concomitanza di eventi, l'idea della morte è lontanissima dall'ultimo autoritratto, così come è estranea al resto delle opere in mostra. “Amici assenti” è un inno alla vita, l'espressione a volte gioiosa e a volte tormentata dell'energia creativa dell'artista, con forme decise e colori intensi che sembrano danzare e saltare fuori dal quadro.

Per Hodgkin l'arte è l'essenziale che la memoria conserva, eliminando il superfluo. L'artista non ha mai dipinto dal vero o fatto posare un soggetto per un ritratto, ma ha sempre e solo dipinto seguendo il filo dei ricordi. “Non dipingo le apparenze, ma quadri che rappresentano situazioni emotive,” ha detto. Si riteneva soddisfatto solo quando guardando il quadro, o il ritratto, riusciva a provare la stessa emozione che aveva provato di fronte alla persona, o nel momento che il quadro rappresenta. Così il ricordo era stata catturato e immortalato per sempre.

La struttura cronologica della mostra permette di seguire l'iter di Hodgkin, 65 anni di arte dai primi ritratti fatti da ragazzo, passando per l'adesione temporanea e svogliata alla Pop Art fino alla scelta decisa dell'astrattismo e alla definizione di un suo inconfondibile stile. Dal 1972 in poi iniziò a dipingere solo su legno, usando anche la cornice come parte integrante dell'opera. Per Hodgkin il colore è il mezzo per esprimere le emozioni, che non possono essere confinate all'interno della tela e debordano sulla cornice.

Apprezzato dai critici ma sempre ai margini del mondo artistico, il vero riconoscimento è arrivato nel 1984 quando Hodgkin ha rappresentato la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia e poi l'anno successivo ha vinto il Turner Prize.

Le opere degli anni Ottanta sono le più vitali, le più esuberanti, le più colorate e le più erotiche. Hodgkin, dopo anni di conflitto interno sulla sua sessualità, lasciò la moglie e accettò di essere gay. Fu una liberazione, personale ma anche artistica. “Da allora sono riuscito a mettere più di me nei quadri,” ha spiegato, iniziando anche una serie di autoritratti. Fino all'ultimo, dipinto quando era già confinato su una sedia a rotelle, usando anche le mani per spandere il colore sulla tela.

Howard Hodgkin: Absent Friends
Fino al 18 giugno 2017
National Portrait Gallery, Londra
www.npg.org.uk

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