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Meltzer, l’uomo che rimproverò la Fed

Addii. Allan Meltzer (1928 - 2017)

Meltzer, l’uomo che rimproverò la Fed

Allan Meltzer  (1928-2017)
Allan Meltzer (1928-2017)

«Il capitalismo senza il fallimento è come la religione senza il peccato: non funziona. È la prospettiva della bancarotta e delle perdite che induce a un comportamento prudente».
Allan Meltzer era stato invitato al Senato a testimoniare sui bail out delle cosiddette “tigri asiatiche”. Le ferite della crisi bruciavano ancora. Sappiamo che i meccanismi di mercato sono a mala pena tollerati finché le cose vanno bene. Quando invece volgono al peggio, il sistema della libera concorrenza diventa qualcosa da emendare, sterilizzare, superare.

Meltzer, morto lo scorso 8 maggio a 89 anni, pensava invece che le conseguenze negative di lungo periodo della sospensione della disciplina di mercato compensassero abbondantemente i presunti benefici di breve.
Il suo era davvero un punto di vista privilegiato. Meltzer era il più eminente storico della Federal Reserve. “A History of the Federal Reserve” (University of Chicago Press) è un lavoro imponente, suddiviso in tre volumi, di cui il secondo, dedicato al periodo 1951-1986, a sua volta composto da due libri.

“«Il capitalismo senza il fallimento è come la religione senza il peccato: non funziona. È la prospettiva della bancarotta e delle perdite che induce a un comportamento prudente».”

Allan Meltzer  

Addottoratosi alla UCLA, Meltzer aveva insegnato alla Carnegie Mellon University. Visiting Fellow alla Hoover Institution di Stanford, uno dei maggiori think tank con sede accademica degli Stati Uniti, aveva scritto la sua Storia della Fed prendendosi per base, a Washington, l’American Enterprise Institute, forse il più influente “pensatoio” conservatore. Dal 2012 al 2014 era stato Presidente della Mont Pelerin Society, l’associazione di studiosi liberali fondata da Friedrich von Hayek.

Esponente del monetarismo

A partire dagli anni Sessanta Meltzer era stato un importante esponente del cosiddetto “monetarismo”. Nella voce preparata da lui stesso per la Concise Encyclopedia of Economics, le posizioni di questa scuola di pensiero sono ricondotte a una precisa battaglia di idee. Mentre gli economisti keynesiani assegnano alle politiche pubbliche il compito di stabilizzare il ciclo economico, i monetaristi sono convinti che per assicurare un certo grado di stabilità e certezza sia necessario ridurre i margini di discrezionalità dei decisori: a cominciare dalle politiche monetarie.

Non tutti i monetaristi vengono dallo stesso conio. Meltzer fu fortemente influenzato da Karl Brunner, economista svizzero molto attento ai fattori istituzionali e culturali.
A History of the Federal Reserve” era “la biografia di un’istituzione”. Scritta senza economia di dettagli, mai perdeva di vista lo scontro di idee che, per quanto rimanesse sullo sfondo, influenzavano in profondità le decisioni.
Meltzer divideva la storia di questa istituzione in un “prima” e in un “dopo”, con lo spartiacque segnato dall’abbandono della convertibilità aurea. Se la stabilità monetaria e quella del sistema finanziario sono gli obiettivi di un sistema incardinato su una banca centrale, Meltzer rimproverava alla Fed di non aver mai “regolamentato” la propria risposta alle crisi e alla fragilità finanziaria. La banca centrale aveva avuto tanto più successo nel suo mandato nei periodi in cui si aveva operato seguito una regola esplicita, anziché reagire alle sollecitazioni delle circostanze e della politica.

Il suo interesse per la storia, e la storia delle idee, si traduceva anche in un tentativo di accompagnarne l’evoluzione. Con Brunner aveva promosso la nascita dello Shadow Open Market Committee, un gruppo di studiosi costantemente impegnato a monitorare e valutare l’operato della banca centrale americana. Aveva fatto parte del Council of Economic Advisors durante la presidenza Reagan e presieduto, a fine anni Novanta, una commissione per la riforma delle grandi istituzioni internazionali.

Il suo ultimo libro è un brillantissimo saggio divulgativo, “Why Capitalism?”, del 2012. Di nuovo Meltzer scendeva in campo a favore del libero mercato in un momento in cui tutti, sull’onda della crisi finanziaria, chiedevano più regolamentazione. Al contrario, egli ricordava pazientemente che la crisi stessa è stata in larga misura l’esito della miopia dei regolatori, e non della loro assenza. Il capitalismo è sicuramente imperfetto, come ogni cosa umana. E tuttavia non si è trovato di meglio: «Nessun sistema economico dedito alla confisca e alla redistribuzione della proprietà è mai riuscito a sostenere crescita economica e libertà personale».

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