Domenica

Eurovision, la vittoria portoghese era scritta anche nel pallone

a gabbani il premio della sala stampa

Eurovision, la vittoria portoghese era scritta anche nel pallone

Salvador Sobral, cantante portoghese, ha vinto il 62° Eurovision Song Contest a Kiev (Epa)
Salvador Sobral, cantante portoghese, ha vinto il 62° Eurovision Song Contest a Kiev (Epa)

L’appassionato di spettacoli d’intrattenimento si chiede come i tifosi del calcio - o di altri sport che scaldano altrettanto gli animi - riescano a sopportare con tanta costanza la pressione della gara, soprattutto quando in campo c’è la Nazionale. Esiste solo una competizione agonistica paragonabile a quel tipo di tensione, nel mondo della musica, e si chiama Eurovision Song Contest (ci rifiutiamo di pensare che sia ancora necessario, nel 2017, ricordare che fino a una trentina d’anni fa lo si chiamava Eurofestival). E quest'anno ne siamo usciti un po’ sconfitti.

Francesco Gabbani, vincitore (troppo) annunciato della vigilia, è arrivato solo al sesto posto, penalizzato dalle giurie nazionali (che tendono a sfavorire “l’uomo da battere”) ma, soprattutto e a sorpresa, da un risultato non brillantissimo al televoto. Ma perché l’Italia è entrata da Papa e, come nelle peggiori tradizioni, è uscita da cardinale? Forse la canzone era troppo sentita (all’annuncio della partecipazione ha stabilito un record assoluto di visualizzazioni su Youtube) ed era finito l’effetto sorpresa. Forse l’Italia non ha ancora trovato lo schema di gioco imbattibile per una sfida dalla quale siamo mancati per tanti anni. O più probabilmente il sistema che favorisce le “big 5”, i Paesi più grandi d’Europa e che spendono di più nella coproduzione dell’evento tv, mandandole direttamente in finale senza le eliminatorie, in realtà non è proprio un privilegio? La tensione della gara e l’affetto degli spettatori si costruiscono poco a poco nella settimana eurovisiva, con slanci a volte imprevedibili. E l’accesso diretto in finale, con un’esibizione televisiva in meno (a parte una clip di pochi secondi), non scalda certo i cuori.

Già, il cuore. È uno storytelling pieno di cuore ad aver vinto questo Eurovision al posto nostro. Quello della canzone portoghese Amar pelos dois, intimista e super-romantica, in cui un uomo promette a un’amata che non torna che il suo cuore «potrà amare per tutti e due», un uomo che ha le sembianze di Salvador Sobral, un ragazzo dinoccolato dallo sguardo dolce, i gesti sgraziati e la voce delicata. Un cantante dalla salute precaria (le prove le ha fatte la sorella autrice al posto suo), si sussurra persino gravi problemi - per davvero - cardiaci. Un jazzista raffinato che si è da subito contrapposto al nostro Francesco dal sorriso assassino, il baffo che stende e l’aria da latin lover, anzi, da “Italian stallion” come lo descrivevano i blog dei fan. E la scimmia, i colori, l’allegria hanno dovuto lasciare il passo. Al nostro Gabbani il premio della sala stampa e, comunque, la possibilità di aprire una carriera anche fuori dai nostri confini.

Certo, c’è il successo degli ascolti della serata tv, così vicini al 20% e soprattutto per la prima volta sopra, anche se di un filo, alla corazzata di Amici. La scommessa di portare l’Eurovision Song Contest su Raiuno pare, finalmente, vinta, anche grazie a un successo sui social di proporzioni gigantesche. Ma il tifoso eurovisivo non smette di soffrire e si chiede, per davvero, come fanno gli amanti del calcio a veder perdere gli Azzurri agli Europei. Forse dovevano dar retta a chi, un mese fa, l’aveva detto. Nel 2004 gli Europei sono stati vinti dalla Grecia battendo i padroni di casa del Portogallo e nel 2005 l’Eurovision, che si teneva in Ucraina, è andato all’ellenica Helena Paparizou. Nel 2016 gli Europei li ha conquistati il Portogallo battendo i padroni di casa della Francia nel 2017 l’Eurovision si è tenuto in Ucraina. Cosa c'è di scientifico? Nulla, proprio come nel calcio, nelle canzonette e... nel cuore.

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