Domenica

Rimetti le mani sulla tastiera

musica. piano city milano

Rimetti le mani sulla tastiera

Chilly Gonzales. il pianista e produttore canadese capace di muoversi tra musica classica, rap ed elettronica, inaugurerà la sesta edizione di «Piano City Milano» con un concerto in programma venerdì 19 maggio (ore 21) nella GAM, Galleria d’Arte Moderna di Milano. In cartellone brani tratti dall’album «Piano Solo II» e presentati in «PianoVision», una proiezione video in tempo reale con riprese che inquadrano solo le mani dell’esecutore e i tasti del pianoforte.

Sabato 20 maggio (ore 11), Chilly Gonzales terrà una «Piano lesson» (affiancato da Matteo Bordone) durante la quale il pianista - che da anni persegue la missione di riportare la musica nella vita di chi ha abbandonato la pratica del pianoforte - svelerà tecniche speciali per riprendere a suonare e comporre una canzone, demistificando le difficoltà dell’armonia.

Chilly Gonzales (nome d’arte di Jason Charles Beck) è nato a Montréal nel 1972 e ha incontrato il pianoforte a tre anni, osservando suo fratello maggiore – il famoso compositore Christophe Beck – prendere lezioni di piano. Dopo il diploma alla McGill University, ha iniziato la sua carriera da compositore e, grazie al fratello Christophe (impegnato professionalmente a Hollywood), ha scritto musiche per colonne sonore. Nel 1999 si è trasferito a Berlino dove ha alimentato la natura eclettica e sperimentale della sua ricerca, molto apprezzata sia dai critici che dal pubblico. Nel 2004 ha pubblicato «Piano Solo», con cui ha raggiunto il riconoscimento internazionale: 16 temi (con brano per mano destra e accompagnamento per la sinistra) nei quali emerge l’influenza degli impressionisti francesi Erik Satie e Maurice Ravel.

Il 18 maggio 2009 al Teatro Ciné 13 di Parigi Chilly Gonzales ha stabilito un record mondiale nel Guinness World Records per la più lunga esibizione in piano solo nella storia: 27 ore, 3 minuti e 44 secondi.

Un secondo volume per pianoforte , intitolato «Piano Solo II», è uscito nel 2012. Altre composizioni per pianoforte sono state pubblicate nel 2014, sotto forma di «Re-Introduction Etudes», un album e un libro di istruzioni di base per pianoforte, con 24 brani progettato per pianisti alle prime armi o per far ritrovare ispirazione ai musicisti che si sono arresi.

Il 17 marzo 2017 è uscito il suo ultimo album «Room 29» realizzato in collaborazione con l’ex-frontman dei Pulp Jarvis Cocker. L’album è dedicato alla stanza 29 del celebre «Hotel Chateau Marmont di Hollywood», dove negli anni hanno soggiornato star del cinema e del rock come Elizabeth Taylor, Marylin Monroe, James Dean, John Belushi, Led Zeppelin e Jim Morrison. Dalla collaborazione tra i due artisti è nato anche uno spettacolo teatrale scritto con il contributo dello storico del cinema David Thomson incentrato sulle storie – vere o leggendarie – del più famoso hotel della storia del rock.

Ho sentito un incantatore di serpenti autentico ipnotizzare un animale selvatico con il suo flauto marocchino. Ho sentito un predicatore tutto sudato sbraitare a cappella in uno microfono che distorceva il suono. Ho sentito una cantante esprimersi con il cuore in mano, un rapper strafatto dal suo stesso carisma e un jazzista improvvisare quel che gli passava per la mente. Ho sentito anche un dj milionario trentacinquenne realizzare una canzone tuonando ordini dentro a un computer portatile. Oggi, ci sono infiniti modi di fare musica. Ma all’epoca in cui componeva Brahms non c’era Soundcloud e non c’era nemmeno la tessera Millemiglia. Così, perché la sua musica potesse diffondersi, la scriveva in maniera tale che chiunque, teoricamente, potesse suonarla e dunque sentirla. Quando avevo quattro anni mio nonno mi mostrò i rudimenti di quell’elaborato sistema che è la notazione musicale. L’ho presto abbandonato preferendo piuttosto imparare ad orecchio le canzoni di Lionel Richie. Poi più di recente sono rimasto sempre più affascinato dall’esattezza della notazione musicale e ho incominciato a esercitarmi quotidianamente per migliorare la mia abilità nella lettura. Sono rimasto sconcertato constatando il carattere dozzinale, anti-musicale e decisamente NOIOSO della maggior parte dei metodi di insegnamento. Non c’era da stupirsi del fatto che avessi abbandonato quelle regole così imprecisamente precise. Ho pensato a tutti i ragazzi che mi avevano confidato il desiderio di riscoprire la gioia di suonare il pianoforte. Tanti di loro avevano preso lezioni da bambini per poi abbandonare lo strumento. Imparare a suonare il pianoforte è veramente impegnativo perché ci sono tante cose a cui pensare: la tonalità, la posizione delle dita, contare il tempo, capire come si muovono gli accordi.

Da dove cominciare? Che siate un ex-pianista che ha abbandonato lo studio dopo un paio di anni, un giovane principiante o uno che batte il ritmo con il laptop e desidera ampliare la sua prospettiva musicale, propongo ventiquattro Re-Introduction Etudes, (Éditions Bourgès, 2014) per guidarvi attraverso le varie componenti della musica, in stile Gonzo. Il mio obiettivo è farvi sedere al pianoforte e farvi divertire. Ho scritto questi brani perché siano il più piacevoli possibile da suonare, e dopo pochi tentativi. Spero che presto incanterete un serpente, intonerete un gospel o tuonerete ordini (alle vostre dieci dita), incontrando la musica.

La melodia è semplice e facile da comprendere: è la parte che canticchi quando citi una canzone a qualcuno. È come dire «questo è ciò che succede» quando descrivi la trama di un libro o di un film. È la punta dell’iceberg. L’armonia è più insidiosa e dura da capire per i non-musicisti. L’armonia dà un contesto alla melodia. È curioso che quando canticchi una melodia a qualcuno stai segretamente sentendo, nella tua mente, l’armonia. Non solo: le melodie che amiamo di più ci procurano quel particolare batticuore GRAZIE all’armonia. La senti. Brahms, sempre il mio compositore preferito, aveva l’abitudine di abbozzare la sua musica con una melodia e una la linea di basso. Il resto lo riempiva successivamente, spesso in maniera molto complessa. Sapeva che aggiungendo una linea di basso alla melodia costruiva un contesto. Il basso è una seconda voce e appena ci sono due voci abbiamo un’armonia. Uno schema così bipartito è la struttura minima indispensabile per contenere melodia, armonia e ritmo – e nell’universo pop di oggi, dove si riduce tutto sempre di più, è spesso la forma musicale ideale.

Le regole non sono fatte per essere infrante. Sono fatte per essere messe in discussione e sperimentate finché evolvono in qualcosa di nuovo. La musica migliore suona spesso strana al primo ascolto, lo hanno dimostrato i parigini gridando allo scandalo oltre cento anni fa alla famosa Prima della Sagra della Primavera. Mi è capitato di rimanere scioccato per alcune note che parevano stonate o per alcuni accordi affiancati in maniera apparentemente brutale, per capire poi che questi erano in realtà i momenti dell’ascolto che preferivo. Vi è sempre un pericolo in agguato, a sapere troppo della scienza della musica: il pericolo di dimenticarci di ascoltare. Consapevole della mia formazione musicale, tra i rocker indie e i produttori di elettronica che frequentavo mi sentivo una ruota quadrata. Con il passare degli anni mi sono spezzato la schiena provando ad ascoltare la musica come loro, forzandomi anche a sviluppare tecniche subdole per trovare con loro punti in comune. Ma come ho detto in scena un migliaio di volte, desidero essere un uomo del mio tempo. La notazione musicale può sembrare anacronistica, ma può essere un punto di partenza per coloro tra noi che hanno iniziato con questa immagine della musica nell’occhio (e nell’orecchio) della nostra mente. Suonando i miei studi imparate le mie regole. Posso solamente sperare che le metterete in discussione e le sperimenterete fino a ottenere qualcosa di nuovo.