Domenica

elementare!\Il disegno è te che non sei te

C'è qualcuno che sa leggere

elementare!\Il disegno è te che non sei te

Non so se Pablo Picasso abbia ragione, quando afferma che «tutti i bambini sono artisti nati» e che «il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi».

Certo la scuola, in modo spesso inconsapevole, aumenta questa difficoltà quando impone una innaturale e ingiustificata gerarchia tra i diversi linguaggi.

La scuola dell’infanzia è il regno del disegno. Bambine e bambini, tra i due e i cinque anni, imparano a conoscere e dare forma al mondo sin dai primi scarabocchi. Piano piano è con i loro tratti e i loro ghirigori che danno volto e corpo alla mamma, al papà, a loro stessi e ai propri fratelli, se ne hanno. Ancora piccolissimi hanno l’ardire di mettere persino il sole nel foglio, senza temere di restarne bruciati. Sole che ben pochi artisti hanno il coraggio di mettere nei loro quadri tutto intero.

Colorano con piacere ogni genere di ambiente e paesaggio, reale o fantastico, riproducendo ciascuno a modo suo alberi, animali, nuvole e uccelli. Se forniti di pastelli, gessi e polveri, legni, tele e cartoncini ruvidi, carboncini, acquerelli e tempere di qualità, sono in grado di disegnare, pitturare e realizzare collage e composizioni spesso stupefacenti.

Poi a sei anni, come entrano nella scuola elementare, l’ansia di genitori e insegnanti riguardo all’apprendere a leggere e scrivere il più rapidamente possibile, cambia ogni cosa.

Alcuni imparano con facilità, quasi da soli, altri hanno bisogno di aiuto, altri ancora faticano molto e hanno bisogno di più tempo. Ma poiché leggere e scrivere è comunque un’attività che chiede impegno e fatica, quando i bambini sono stanchi e domandano tregua cosa facciamo noi insegnanti? Diciamo loro: «Adesso riposatevi e disegnate». Ecco che il linguaggio principe, che ha accompagnato e reso felici i loro primi anni, viene relegato a momento di riposo e rilassamento. Da creazione diventa ricreazione. Ci sono numerose eccezioni, naturalmente, ma in gran parte delle scuole primarie, purtroppo, il disegno perde via via la sua importanza vitale e comunicativa. Non si dipinge quasi mai perché ci si sporca e raramente si chiede ai bambini di prestare al disegno la stessa cura e lo stesso impegno che si chiede nella scrittura.

Nel non riconoscere la straordinaria capacità di pensiero e di indagine che si affinano usando questo linguaggio perdiamo tutti grandi possibilità, anche di conoscerci meglio. «Il disegno è te che non sei te», disse anni fa Mattia a 10 anni, svelando la meraviglia di un’arte capace di dire di noi oltre la nostra volontà.

Ed ecco che la progressiva disattenzione adulta dà i suoi frutti avvelenati. Già nelle ultime classi elementari parecchi bambini si allontanano dal disegno e alle medie sono tanti i ragazzi che sostengono di non saper disegnare. Così, quando si arriva a studiare in modo sistematico la storia dell’arte, questo straordinario campo del sapere è già lontano dalla propria esperienza e si ha più difficoltà a intuirne il valore e il senso che ha sempre avuto nella storia umana, dai tempi dei tori dipinti nelle grotte di Lascaux, che tanto amava Picasso.

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