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Cannes, accoglienza fredda per «Les fantômes…

il film d’apertura del festival

Cannes, accoglienza fredda per «Les fantômes d'Ismaël»

Una scena del film «Les fantômes d'Ismaël»
Una scena del film «Les fantômes d'Ismaël»

È partita senza sussulti l’edizione numero 70 del Festival di Cannes: come film d'apertura è stato presentato «Les fantômes d'Ismaël» del francese Arnaud Desplechin, accolto freddamente al termine della prima proiezione per la stampa internazionale.

Inserito fuori concorso, racconta la vita di Ismaël, un regista che sta lavorando a un nuovo film. Ancora traumatizzato dalla scomparsa della moglie Carlotta, avvenuta vent'anni prima, inizia una nuova vita con Sylvia, una donna conosciuta grazie ad alcuni amici comuni.

Qualche tempo dopo, mentre Ismaël e Sylvia stanno passando qualche giorno in riva al mare, Carlotta ritorna dal “regno dei morti” e si stabilisce in casa con loro.
La sua presenza manderà in crisi tanto Sylvia quanto Ismaël, incapace di gestire un tale shock.

Due anni dopo aver presentato alla Quinzaine des réalisateurs il toccante «I miei giorni più belli», Desplechin torna a Cannes con una pellicola più ambiziosa ma meno riuscita, che tocca temi complessi senza però riuscire a gestirli tutti nel modo giusto.

Dalla nostalgia del passato al tentativo di reinventarsi nel presente, passando per la lavorazione di un film (nel film) che prende fin troppo spazio nella narrazione complessiva, la carne al fuoco è davvero molta e Desplechin avrebbe forse fatto meglio a concentrarsi su meno aspetti.

Mentre la prima parte è emozionante e ben strutturata, nella seconda vengono a galla i limiti di una sceneggiatura confusa e un po' macchinosa, che finisce per ripetere diverse riflessioni in maniera piuttosto ridondante. Anche per questo, si faticano a reggere i quasi 120 minuti di durata e il ritmo funziona a fasi alterne.

Se il copione è così così, decisamente più efficace è invece la messinscena: il cineasta francese conferma di avere uno stile elegante e raffinato, giocato su notevoli sovrimpressioni e su inquadrature di grande impatto visivo.

Le sue opere migliori rimangono «I re e la regina» (2004) e, soprattutto, «Racconto di Natale» (2008), entrambi ben strutturati anche dal versante narrativo, ma ogni sua pellicola ha comunque un tocco personale e ben riconoscibile (l'unica eccezione è «Jimmy P.», lungometraggio debolissimo che è stato presentato in concorso a Cannes nel 2013).

Da segnalare, infine, l'intensa performance di Mathieu Amalrich nei panni del protagonista, ma anche Marion Cotillard (Carlotta) e Charlotte Gainsbourg (Sylvia) sono perfettamente in parte.

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