Domenica

Festival di Cannes: colpisce l'italiano «A Ciambra»…

festival del cinema

Festival di Cannes: colpisce l'italiano «A Ciambra» presentato alla Quinzaine

Una scena del film «A Ciambra»
Una scena del film «A Ciambra»

Buona la seconda per il cinema italiano a Cannes: dopo il deludente «Sicilian Ghost Story» di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, oggi è stato il turno del secondo titolo di casa nostra in cartellone, «A Ciambra» di Jonas Carpignano.

Presentato all'interno della Quinzaine des Réalisateurs, il film ha per protagonista Pio, un adolescente di una comunità rom della zona di Gioia Tauro.

Nonostante la giovane età, Pio fuma, beve e compie piccoli furti seguendo le orme del fratello maggiore. Quando quest'ultimo finisce in galera, dovrà presto prendersi delle responsabilità particolarmente pericolose.

Nato a New York da madre afroamericana e padre italiano, Jonas Carpignano a soli trentatré anni potrebbe diventare una bella realtà del nostro cinema: dopo aver esordito nel lungometraggio con «Mediterranea», presentato sempre a Cannes all'interno della Semaine de la Critique nel 2015, Carpignano torna a mostrare la Calabria rifacendosi a un suo corto del 2014.

«A Ciambra» riprende il titolo e lo spunto del cortometraggio, portandolo a 120 minuti di durata e ampliando la storia di Pio e della sua famiglia.

Grazie a uno stile semidocumentaristico, il regista riesce a trasmettere perfettamente il realismo della vicenda narrata, trasportando lo spettatore in un realtà degradata della quale si parla troppo poco.

Tentativi di integrazione e difficoltà di crescere in un tale contesto sono al centro di questo riuscito racconto di formazione che non ha paura di mostrare i lati più oscuri dell'universo che descrive.

Nonostante una certa prolissità di fondo, «A Ciambra» colpisce per il rigore dello stile, i dialoghi credibili e la buona recitazione dei tanti attori non professionisti.

Non manca qualche forzatura nella rappresentazione dei giovanissimi protagonisti, ma sono difetti di poco conto e rimane più di qualche elemento su cui riflettere al termine della visione.

È un'autrice ben più affermata, invece, Claire Denis che sempre all'interno della Quinzaine des Réalisateurs ha portato il suo nuovo lavoro, «Un beau soleil intérieur» con Juliette Binoche nei panni di una madre single in cerca del vero amore.

L'ispirazione per la Denis viene dal celebre «Frammenti di un discorso amoroso» di Roland Barthes, uno dei saggi più influenti del ventesimo secolo sul tema dell'amore.

Con straordinario approfondimento sul personaggio principale e sulla psicologia femminile, la regista firma una pellicola semplice solo in apparenza, dotata di uno stile di grande eleganza e di frasi che colpiscono costantemente nel segno.

Alcuni passaggi possono apparire troppo costruiti a tavolino, ma il disegno complessivo regge fino in fondo ed è una visione capace di stimolare e arricchire.

Ottima prova della Binoche, ma anche il resto del cast (tra gli altri ci sono anche Gérard Depardieu e Valeria Bruni Tedeschi) è intenso al punto giusto.

© Riproduzione riservata