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Agnès Varda in grande forma con il documentario «Visages,…

Festival di Cannes:

Agnès Varda in grande forma con il documentario «Visages, villages»

Visages, villages
Visages, villages

Quasi novant'anni e non sentirli: Agnès Varda, nata in Belgio il 30 maggio del 1928, emoziona il Festival di Cannes con «Visages, villages», presentato fuori concorso.
Dopo il magnifico «Les plages d'Agnès» del 2008, la grande regista torna al documentario firmando, insieme al fotografo JR, un'altra opera intensa e toccante.
I due si sono conosciuti nel 2015 e hanno scelto di fare un film insieme incentrato sulla loro comune passione: la rappresentazione visiva di luoghi, persone e, in particolare, volti.
Il risultato è una potente operazione che ritrae la Francia dimenticata, rurale e di provincia, con una struttura narrativa fortemente metacinematografica: i due artisti, infatti, si confrontano continuamente su come lavorare al film, dove andare a girare e quali luoghi riprendere.
Oltre a un prodotto visivamente impressionante, colpisce anche il forte rapporto umano che si crea tra i due registi, distantissimi anagraficamente (JR è del 1983) ma guidati dalla stessa passione e dalle medesime intenzioni.
L'autrice di «Cléo dalle 5 alle 7» sta davvero vivendo una seconda giovinezza ed è il cinema intero a beneficiarne.
Ha optato per un biopic decisamente anomalo, invece, Mathieu Amalric per il suo ritorno dietro la macchina da presa dopo il riuscito «La chambre bleue» (2014).

In «Barbara», presentato all'interno della sezione Un Certain Regard, l'attore e regista francese ha raccontato a suo modo l'omonima cantautrice e attrice transalpina (Barbara è lo pseudonimo di Monique Andrée Serf), nata a Parigi nel 1930 e morta a Neuilly-sur-Seine nel 1997.
Non si tratta infatti di un lungometraggio biografico convenzionale, ma di un “film nel film” sulla vita dell'artista transalpina: «Barbara» è una pellicola che racconta la lavorazione di un film su Barbara e tutte le difficoltà che ne conseguono.
Le suggestioni sono numerosissime, anche per l'apparato estetico per cui opta Amalric, ma la struttura drammaturgica è decisamente complessa e un po' contorta, tanto che il regista fatica a rendere la visione fluida al punto giusto.
Resta comunque un prodotto da vedere, soprattutto per la sua originalità e anche per la notevolissima performance dell'attrice Jeanne Balibar.
Ancor più significativo è l'ultimo lavoro di un altro importante autore francese come Louis Garrel.
Ne «L'amant d'un jour» racconta la vicenda di un uomo che ha una figlia e una fidanzata della stessa età: 23 anni.
Con la consueta eleganza stilistica, valorizzata da un bianco e nero raffinato, Garrel punta su una storia semplice ma ricca di spunti importanti. I personaggi sono ben costruiti e, nonostante qualche passaggio possa apparire di maniera, il suo film scorre velocemente riuscendo a coinvolgere e toccare corde emotive particolarmente profonde. Tra i titoli migliori visti fino a oggi all'interno della sezione Quinzaine des Réalisateurs.

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