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Governance anti-declino

unione europea

Governance anti-declino

La Comunità europea si trova oggi dinanzi a una concatenazione di mutamenti di scenario e di prospettiva sopraggiunti o intensificati negli ultimi tempi: dalla formazione di un universo internazionale multipolare e instabile, denso di “zone calde”; alla reviviscenza di sussulti nazionalistici e di tendenze protezionistiche; dalle conseguenze di una recessione prolungatasi in vari paesi della Ue per sette-otto anni; a un blocco della mobilità sociale e un aumento delle diseguaglianze; dalla rivoluzione tecnologica del digitale che sta cambiando modi di lavorare e di produrre; a un tasso elevato di disoccupazione e sottoccupazione, soprattutto giovanile; da una massiccia ondata migratoria, fonte di reazioni emotive e pulsioni populiste; all’irruzione di un terrorismo di matrice islamista e alla grave minaccia che perciò incombe sulla nostra sicurezza interna. Inoltre, mentre c’è il rischio che si assottigli il “filo rosso” dell’Europa (già indebolita dalla Brexit) con l’America di Donald Trump e salti l’accordo per il Trattato di libero scambio transatlantico, sono cresciute le inquietanti ambizioni di rivalsa della Russia di Putin, e Cina e India seguitano a procedere con un passo di marcia spedito modificando ulteriormente le gerarchie economiche e gli equilibri geopolitici del passato.

Si tratta di sfide cruciali. Ci si chiede pertanto quali siano le concrete capacità di reggerne l’urto da parte dell’Unione europea, in quanto da una sua risposta efficace dipende anche la possibilità di scongiurare il pericolo di una sua strisciante disgregazione.

Con l’intento, appunto, di esaminare le motivazioni e le modalità che dovrebbero portare Bruxelles a reagire per evitare il declino del progetto europeo e una crescente crisi di consensi (in presenza di un folto stuolo di nazionalisti, sovranisti ed euroscettici), l’Associazione EuropEos, un gruppo interdisciplinare di analisti e policy makers, ha promosso una raccolta di saggi (firmati da oltre una trentina di autori) per una riflessione sui principali temi al centro del dibattito sul presente e sul futuro dell’Unione.

Da questa diagnosi a più voci emerge una convinzione pressoché comune: che soltanto un autentico “salto di qualità”, ossia una nuova governance normativa e macroeconomica, può rimettere in carreggiata e in moto l’Europa dei Ventisette. In pratica, quel che occorre fare consiste, da un lato, in una rifondazione delle istituzioni comunitarie (in modo da promuovere una partecipazione più ampia e attiva dei cittadini ai processi decisionali e da rendere possibile nel contempo una gestione più equilibrata delle relazioni interne fra i diversi partner); e, dall’altro, in una politica economica che, insieme all’obiettivo della convergenza verso saldi di finanza pubblica sostenibili, valga ad assicurare robusti stimoli per una crescita complessiva dell’economia, dell’occupazione e dell’inclusione sociale.

La mancanza di questi incentivi (sacrificati finora sull’altare di una politica di stretta austerità) ha concorso ad aggravare infatti, dopo la Grande Crisi del 2008, una serie di asimmetrie fra i partner dell’Eurozona già esistenti all’indomani del Patto di stabilità e divenute lungo la strada di tale entità da generare un eccesso di squilibri fra i Paesi più indebitati e in difficoltà (come gli Stati del Sud Europa) e quelli più “virtuosi” e con maggiori potenzialità (come quelli del Nord Europa). Col risultato di generare non solo forti motivi di scontento e insofferenza nella popolazione del sud di Eurolandia, ma anche di sfilacciare la coesione interna dell’Unione. D’altronde unicamente la sagace manovra monetaria espansiva, promossa dalla Bce di Mario Draghi, attraverso il Quantitative easing, ha consentito finora, calmierando gli spread, ai paesi con i conti più dissestati di non affondare, di fronte all’offensiva dei mercati finanziari, e di porre le premesse di un’unione bancaria e di un graduale aggancio alla ripresa economica.

Nell’ambito di quest’antologia, nelle cui pagine vengono valutati con ricchezza di dati e indicazioni i possibili rimedi a questo stato di cose, non manca una particolare attenzione al caso italiano, in quanto il nostro Paese costituisce uno degli anelli più deboli dell’Eurozona e resta comunque una componente politica importante della Ue. Dato per scontato che un’eventuale uscita dall’euro sarebbe una “soluzione suicida”, in quanto complicherebbe ancor più i problemi finanziari e quelli dell’“economia reale” (un’ipotesi che, peraltro, la maggioranza dei partiti continua a escludere), risulta tuttavia evidente che ben difficilmente l’Italia potrà risalire la china se Bruxelles non adotterà una strategia orientata decisamente alla crescita e a creare un sistema più solidale e compatto mediante un budget autonomo gestito da autorità politiche sovranazionali. Ciò comporta peraltro un ridimensionamento del ruolo egemone esercitato di fatto dalla Germania e della moltiplicazione a oltranza dei suoi surplus commerciali.

Ma è essenziale nel frattempo quanto l’Italia deve compiere, varando le riforme sia di ordine strutturale necessarie per ridurre il debito pubblico e rilanciare la competitività delle imprese, sia di sistema (per razionalizzare la pubblica amministrazione, sviluppare ricerca e innovazioni, sveltire la giustizia civile), e porre fine a un’ancor larga evasione fiscale e a una ridda di sprechi, privilegi corporativi e vistose difformità dagli standard europei in materia di servizi.

Solo in tal modo sarà possibile evitare la deriva di un Paese che cresce oggi la metà della media europea, accusa una bassa produttività e ha visto un impoverimento di varie fasce della popolazione, oggi perciò depresse e sfiduciate. È evidente quindi che non basterà una maggior “flessibilità” di Bruxelles per l’aggiustamento dei nostri conti pubblici e per riaccreditare l’Italia in sede europea se la classe politica non darà prova concreta per venire a capo delle nostre emergenze.

Autori vari, Europa sfida per l’Italia, a cura di Marta Dassù, Stefano Micossi e Riccardo Perissich, con un intervento di Pier Carlo Padoan e un allegato di Mario Draghi, Luiss University Press, € 18

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