Domenica

Prevedere gli esiti tecnologici

«tecnoimmaginario»

Prevedere gli esiti tecnologici

Precursore. Nel 1947, un filmato dell’Ina
Precursore. Nel 1947, un filmato dell’Ina

Molti anni fa, a un congresso della società europea di filosofia analitica, il filosofo e scienziato cognitivo Peter Gärdenfors fece una certa sensazione. All’inizio della sua conferenza, si mise a correre verso il muro di fondo, appoggiò le mani al pavimento e eseguì un’impeccabile verticale contro la parete. Dopo pochi secondi di silenzio attonito, dalla sua scomoda posizione rivolse alcune parole all’indirizzo del pubblico: «Non vi aspettate certo che il vostro conferenziere faccia una verticale all’inizio della conferenza. Ma una volta che lo vedete a testa in giù, vi aspettate che arrossisca», cosa che puntualmente stava avvenendo sotto gli occhi di tutti. Nessuno aveva aspettative sul viso rosso di Gärdenfors fino a pochi minuti prima, ma dato il realizzarsi dell’evento imprevisto, l’arrossimento non destò sorpresa. Questo per dire che se non sappiamo prevedere tutti gli eventi che ci aspettano, abbiamo tuttavia un ampio margine per prevederne le conseguenze, se questi mai si realizzeranno. E alla base della nostra comprensione sta la conoscenza dell’animo umano.

Vi invito a guardare, prima di continuare, un video assolutamente straordinario disponibile sul sito dell’Institut National de l’Audiovisuel.

La télévision oeil de demain

Nel film di JK Raymond Millet, girato nel 1947, troviamo di tutto: internet mobile, schermi ovunque - soprattutto a uso di intrattenimento e informazione - televisione in 3D... Guardandolo ho pensato a un falso odierno, ma l’Ina è un’istituzione degna di fede. Quello che mi interessa qui sono le condizioni che permettono di creare e di valutare un “tecnoimmaginario”, ovvero una proiezione sul futuro tecnologico, nelle parole del sociologo Pascal Plantard. La previsione degli ologrammi, per esempio, sembra essere semplicemente il prodotto collaterale dell’uso di una tecnica di sovrapposizione cinematografica: se oggi possiamo rappresentarlo, domani potremo realizzarlo. La miniaturizzazione delle televisioni (chiamate simpaticamente “TV-bijoux”) non fa che incrociare l’immagine dello schermo televisivo con quella della radiolina portatile, e infatti l’antenna, oggi improponibile, tradisce l’origine dell’ibrido. Ma quello che non mancherà di colpire è non tanto la tecnologia, quanto i comportamenti che una tecnologia siffatta provoca. L’immersione totale nei contenuti presentati dagli schermi – telegiornali, avvenimenti sportivi, feuilleton – viene già vista nel 1947 come foriera di distrazione, in parte da ridicolizzare e in parte da temere: scontri tra passanti che camminano a capo chino sul dispositivo, ostacoli alla circolazione delle auto, e soprattutto, profeticamente, incidenti stradali mortali. E va anche notato che questo tecnoimmaginario non ha affatto condizionato lo sviluppo della tecnologia: ci sono voluti altri cinquant’anni perché la visione diventasse, a modo suo, realtà, e la strada percorsa era del tutto impensabile (i lavori di Ariel Colonomos mettono in guardia dalla politica degli oracoli, che ritarderebbe il futuro invece di aiutarne la nascita.) Come nel caso della verticale di Gärdenfors, non è possibile prevedere che cosa avverrà tra cinquant’anni o anche solo tra cinque anni, ma una volta accettata la previsione, si possono facilmente immaginarne le conseguenze. Quello che allora stupisce dell’uso pervasivo dei tecnoimmaginari a noi contemporanei è la mancanza di capacità di pensare a quello che accadrebbe se si inverassero. Forse perché se il futuro tecnologico è interessante, le sue conseguenze potrebbero non esserlo.

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