Domenica

Cannes racconta i «Cuori puri» di periferia e gli anni di piombo

Gli ultimi due film italiani in rassegna

Cannes racconta i «Cuori puri» di periferia e gli anni di piombo

Selene Caramazza e  Simone Liberati in «Cuori puri» di Roberto De Paolis
Selene Caramazza e Simone Liberati in «Cuori puri» di Roberto De Paolis

Due film italiani oggi in rassegna a Cannes, “Cuori puri” di Roberto De Paolis alla Quinzaine des réalizateurs e “Dopo la guerra” di Annarita Zambrano nella sezione Un certain regard. Le tematiche e lo stile della prima pellicola si riagganciano ad altre due selezionate dalla rassegna francese: “L’intrusa” di Leonardo di Costanzo e “A ciambra” di Jonas Carpignano, entrambe alla Quinzaine. Un filone che guarda alle periferie italiane, che ospitano le comunità rom, i centri per i rifugiati (“Cuori Puri” e “A Ciambra”), la società civile attaccata dalla malavita (“L’intrusa”) , spesso con la macchina da presa a spalla per seguire i volti e le nuche dei protagonisti. Storie di emarginazione, di povertà, di paura del diverso, bene accolte dalla stampa e dalla platea.

“Cuori puri”, nelle sale da domani, racconta una storia d’amore e di periferia, a Tor Sapienza, tra due ragazzi, Stefano (Simone Liberati) e Agnese (Selene Caramazza), l’uno cresciuto nei palazzoni tra la microcriminalità, e l’altra in una comunità cattolica molto attiva con una madre (Barbora Bobulova) osservante ai limiti dell’estremismo. Il personaggio di Stefano prende vita dalla storia vera di un ragazzo che lavora come guardiano in un parcheggio confinante con un campo rom, con cui non allaccia contatti e da cui è costantemente minacciato. Le sue condizioni lavorative sono così estreme che, quando piove, è costretto a ripararsi sotto gli alberi, senza servizi igienici di cui usufruire. Il regista De Paolis per alcuni mesi è andato a vivere a Tor Sapienza per cercare di entrare nella realtà che voleva filmare: «Sono entrato in contatti personali con il campo rom ed è stato abbastanza facile: era importante conoscere bene quell’ambiente, anche se era solo lo sfondo della vicenda. Lo stesso vale per i ragazzi che abitano nelle case popolari, con cui ho innescato dei rapporti di amicizia. Qui ho visto una guerra tra poveri che fomenta la paura di condividere lo stesso destino».

Gli attori, Selene Caramazza e Simone Liberati, hanno cercato di calarsi nelle loro parti vivendo per un periodo nei luoghi in cui è ambientato il film. Selene ha frequentato la comunità evangelica locale: «Ho riletto il vangelo diverse volte, ho frequentato la parrocchia e le funzioni – ha spiegato la giovane attrice -. La mia fede si è fortificata». Simone invece è entrato in contatto con i ragazzi dei palazzoni: «All’inizio facevo un giro intorno alle case popolari e andavo via. Temevo di essere percepito in maniera distorta, respinto, picchiato. Ero pieno di pregiudizi che si sono ribaltati non appena mi hanno aperto le porte di casa».

Il tutto nasce da un fatto di cronaca, avvenuto proprio a Tor Sapienza, mentre De Paolis stava iniziando a scrivere: una ragazza era stata spintonata da alcuni rumeni, ma aveva raccontato di essere stata violentata e la gente del quartiere aveva reagito tirando bottiglie a un centro rifugiati nordafricani. È un film sul concetto di soglia, di approccio al mondo adulto e alla diversità.

Annarita Zambrano ha invece portato con “Dopo la guerra” una riflessione sul terrorismo, su quelli “che non cambiano idea”. La pellicola di debutto di Zambrano, girata fra Francia e Italia, inizia con l’omicidio di un professore universitario, ispirato alla figura di Marco Biagi, nella Bologna del 2002. Le prime immagini sono quelle delle contestazioni studentesche contro l'articolo 18, con l'attribuzione da parte della stampa della paternità dell’omicidio a Marco, un ottimo Giuseppe Battiston (la cui storia potrebbe essere quella di Cesare Battisti), un ex militante di estrema sinistra, rifugiatosi in Francia all’inizio degli anni Ottanta grazie alla “dottrina Mitterand” che dava protezione ai terroristi ricercati che rinnegavano la violenza. Battiston è costretto a scappare poiché la giustizia italiana, che lo aveva condannato all'ergastolo, ne chiede l'estradizione dopo l'uccisione del professore.

Il film si sviluppa sulla traccia emotiva delle conseguenze della fuga di Marco e delle sue ripercussioni mediatiche sull’anziana madre dell'ex terrorista, Teresa (Elisabetta Piccolomini), la sorella (ancora Barbora Bobulova), il cognato procuratore Riccardo (Fabrizio Ferracane), la loro figlia decenne Bianca (Carolina Lanzoni), e sulla figlia adolescente Viola (Charlotte Cetaire), costretta a scappare con lui.

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