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Tra Marte e etica tutte le missioni di Nanni Bignami

Letteratura

Tra Marte e etica tutte le missioni di Nanni Bignami

Per capire quanto Giovanni Fabrizio Bignami, Nanni per gli amici, fosse ironico e spiritoso basti pensare all’acronimo che adottò per la stella che scoprì negli Stati Uniti negli anni 70, Gemini gamma-ray source. La chiamò Geminga, da leggersi “gh’è minga”, che in milanese significa “non c’è”. I satelliti in quegli anni captavano molte emissioni di raggi x e gamma, inaugurando la stagione straordinaria che l’astrofisica sta tuttora vivendo, ma non era sempre chiaro cosa fossero quegli oggetti fonte delle radiazioni. Una emissione misteriosa e molto forte era appunto quella individuata nella costellazione dei Gemelli. Bignami la chiamò scherzosamente Geminga (giocando anche sulla pronuncia della “g” dura) ma nello stesso tempo si adoperò per scoprirla incrociando pazientemente tutti i dati disponibili. E infatti la stella c’era. È una stella di neutroni, ciò che rimane di un corpo celeste che una volta era stato simile al nostro Sole.

Per il suo contributo a questa scoperta la American Astronomical Society nel 1993 gli conferì il Premio Bruno Rossi, primo di una lunga serie di riconoscimenti e incarichi istituzionali. Direttore scientifico dell’Agenzia Spaziale dal 1997 al 2002, e poi presidente nel 2007-2008, tra 2010 e 2012 è stato il primo italiano a presiedere il Cospar (Comitato mondiale per la Ricerca Spaziale) e dal 2011 al 2015 Presidente dell’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica). Laureatosi con “Beppo” Occhialini, ricercatore al Cnr, accademico dei Lincei, professore all’Università di Pavia, nel 2000 è Officier de l’Ordre National du Mérite de la Republique Française e nel 2006 è Officier de la Legion d’Honneur. Gli è stato anche dedicato un asteroide: 6852 Nannibignami. Amava festeggiare con gli amici questi riconoscimenti senza mai prendersi troppo sul serio, scherzandoci su, così come ha fatto poche settimane fa a proposito della nomina a Commendatore conferita alla moglie, Patrizia Caraveo, anch’essa astrofisica e collaboratrice di questo supplemento.

Numerose sono le opere scientifiche e di divulgazione di Bignami, l’ultima delle quali è Oro dagli asteroidi e asparagi su Marte. Realtà e miti dell’esplorazione dello spazio (con l’economista Andrea Sommariva, 2015). Altre sono I marziani siamo noi (2010), Cosa resta da scoprire (2011), Il futuro spiegato ai ragazzi (con C. Bellon, 2012) e Il mistero delle sette sfere (2013). Recentissima è la traduzione e cura dell’edizione italiana del Progetto Marte di Wernher von Braun (Dedalo, 2016), un romanzo di fantascienza basato su calcoli e equazioni missilistiche accurati per un’impresa che l’autore (artefice delle missioni Apollo che hanno portato l’uomo sulla Luna) riteneva già possibile nei primi anni 80 del secolo scorso, se solo i politici americani fossero stati più lungimiranti. Anche Bignami era convinto che «il bambino che camminerà su Marte è già nato». Divulgatore efficace, anche in TV e per radio, Bignami era un uomo di grande cultura, amante dell’arte, della letteratura e della storia della scienza. Nel 2000 ha pubblicato una raffinata edizione del poemetto, satirico e irriverente, scritto da Galileo Galilei Contro il portar la toga, introdotto e tradotto in inglese. Galileo si scagliava contro la regola che imponeva una multa ai professori che non portassero la toga anche fuori dalle ore di insegnamento.

L’incessante impegno per la diffusione della cultura scientifica è stato per Bignami un modo encomiabile di togliersi la toga fuori dall’accademia per informare il mondo esterno dell’importanza della ricerca. Si è sempre impegnato per convincere i politici dell’importanza di investire in scienza pura, e non solo nelle sue applicazioni. In relazione al progetto Human Technopole si è battuto - in Parlamento e in articoli di giornale - perché i finanziamenti fossero assegnati, come avviene in ogni Paese civile, attraverso bandi trasparenti aperti a tutti e non per vie politiche a enti come l’Iit, oggi al centro delle cronache per un vantato tesoretto che a quanto pare, e per davvero, «non c’è», perché, anziché essere destinati alla ricerca, i fondi sono svaniti in strane operazioni finanziarie. Caro Nanni, speriamo che la scienza italiana sia degna della serietà e del rigore etico che tu hai sempre voluto imprimerle.

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