Domenica

Un intenso Joaquin Phoenix chiude il concorso di Cannes con «You Were…

festival di cannes

Un intenso Joaquin Phoenix chiude il concorso di Cannes con «You Were Never Really Here»

Una scena del film «You were never reallyhere»
Una scena del film «You were never reallyhere»

Una grande interpretazione chiude la competizione di Cannes 2017: Joaquin Phoenix è intenso più che mai in «You Were Never Really Here», ultimo film del concorso francese.

L'attore americano veste i panni di un tormentato veterano di guerra, che vive con l'anziana madre ed è vittima dei fantasmi del suo passato. Impegnato nella lotta contro il traffico sessuale, proverà a salvare una ragazzina dalla prostituzione ma finirà per innescare una pericolosa spirale di violenza.

Una scena del film «You were never reallyhere»

Tratto da un romanzo di Jonathan Ames, «You Were Never Really Here» è un'opera irrisolta ma affascinante, che fatica a far quadrare i conti nel finale ma che propone diversi spunti su cui riflettere durante la visione.

Lynne Ramsay, che nel 2011 sempre a Cannes aveva presentato il suo film più importante «…e ora parliamo di Kevin», conferma di avere una buona mano e lavora efficacemente con l'apparato audiovisivo della pellicola, mentre dimostra più di un limite sul versante narrativo.

Da segnalare le notevoli partiture musicali di Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead che da diversi anni crea colonne sonore per il cinema e tornerà a lavorare con Paul Thomas Anderson nell'attesissimo nuovo progetto che vedrà protagonista Daniel Day-Lewis, «Phantom Thread».

Ottima interpretazione di Phoenix che si candida per la vittoria al titolo di migliore attore del concorso: domani sera è in programma la cerimonia di chiusura in cui scopriremo l'intero palmarès.

Una scena del film «D'après une histoire vrai» di Roman Polanski

Fuori concorso, invece, è stato presentato «D'après une histoire vrai» di Roman Polanski.

Protagoniste sono Emmanuelle Seigner e Eva Green, rispettivamente nei panni di una scrittrice di grande successo e della sua fan più appassionata.

Quest'ultima, però, dimostrerà presto di avere un'attrazione ossessiva nei confronti dell'autrice e il loro rapporto prenderà pieghe sempre più inquietanti col passare del tempo.

Tratto da un romanzo di Delphine de Vigan, «D'après une histoire vrai» era indubbiamente uno dei titoli più attesi del cartellone francese, anche per la presenza in fase di sceneggiatura del grande regista transalpino Olivier Assayas, che ha firmato il copione insieme allo stesso Polanski.

L'unione dei due autori prometteva scintille, ma il risultato è molto al di sotto delle aspettative: non mancano le tematiche classiche del cinema di Polanski (vengono in mente titoli come «L'inquilino del terzo piano» e «L'uomo nell'ombra»), ma sono poco aggiornate e il film finisce per sapere troppo di già visto.

Ci sono alcune sequenze riuscite e capaci di sorprendere, ma finiscono per perdersi all'interno di un prodotto troppo anonimo per poter incidere.

Debolissima la parte finale, che lascia sospesi troppi degli elementi proposti lungo la visione.

Peccato davvero, anche perché i film immediatamente precedenti del grande autore erano assolutamente degni del suo importante nome: «Carnage» (2011) e «Venere in pelliccia» (2013), due opere potenti che appaiono lontanissime dagli esiti di questa pellicola.

© Riproduzione riservata