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Quando «Wonder Woman» è banale

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Quando «Wonder Woman» è banale

I supereroi non vanno mai in vacanza: in questo primo weekend di giugno il protagonista del weekend in sala è «Wonder Woman» di Patty Jenkins, ispirato al celebre personaggio dei fumetti della DC Comics.
Prima di diventare Wonder Woman, Diana è la stata la principessa delle Amazzoni, guerriere leggendarie rinnegate dalla società dell'antica Grecia per aver osato sfidare il magistero degli uomini in ambito militare. Quando un pilota americano precipita sull'isola in cui vive Diana, l'esistenza dell'eroina cambierà improvvisamente

La regista Patty Jenkins, nota per «Monster» con Charlize Theron, cerca di approfondire un personaggio fondamentale dell'universo DC, mai esplorato a dovere sul grande schermo, ma il risultato è un'occasione sprecata.
Grossolana è soprattutto la sceneggiatura, incapace di tenere alti il ritmo e la tensione, a causa di dialoghi scritti frettolosamente e di svolte narrative banali.
Anche l'apparato spettacolare funziona ben poco e il risultato è un polpettone indigesto, prolisso e mai divertente.
Un'icona femminile carismatica come Wonder Woman avrebbe meritato una trasposizione migliore.

Molto debole è anche «Baywatch» di Seth Gordon.
Ambientato in Florida, descrive l'incontro tra il bagnino Mitch interpretato da Dwayne Johnson e una nuova recluta col volto di Zac Efron: insieme dovranno fermare un temibile piano criminale che minaccia la baia.
Ispirato alla fortunata serie televisiva anni novanta con David Hasselhoff e Pamela Anderson, il film ripropone le corse al ralenti sulla spiaggia, gli iconici salvagenti rossi e i salvataggi a cavallo di moto d'acqua, in salsa comica e demenziale.

Alla base c'è l'idea di intrattenimento senza pretese, che però non basta a giustificare il senso di un'operazione incapace di divertire: le gag sanno di già visto e l'intero soggetto sembra essere un pretesto per mostrare in costume attori come Dwayne Johnson, Alexandra Daddario e Zac Efron.
Seth Gordon aveva iniziato la sua carriera con il notevole documentario «The King of Kong», ma poi si è adagiato sugli allori del cinema commerciale e da qualche anno firma soltanto commediole di scarso livello.

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