Domenica

L’appuntamento del week end è «con la sposa»

cinema

L’appuntamento del week end è «con la sposa»

«Un appuntamento per la sposa», di Rama Burshtein
«Un appuntamento per la sposa», di Rama Burshtein

Weekend al femminile nelle sale italiane: tra i titoli più attesi della settimana ci sono «Un appuntamento per la sposa» di Rama Burshtein e «Sognare e vivere» di Natalie Portman.

Il primo racconta una storia ai limiti dell'assurdo: Michal, ebrea ortodossa lasciata dal fidanzato poche settimane prima delle nozze, invece di annullare i preparativi per la cerimonia decide di trovare un “degno sostituto”. Inizierà così una folle ricerca del partner ideale attraverso una serie di incontri fortuiti e appuntamenti combinati.

Nata a New York nel 1967 prima di trasferirsi in pianta stabile in Israele, Rama Burshtein si era fatta conoscere al mondo del cinema con la sua potente opera prima «La sposa promessa», tra i titoli più significativi della Mostra di Venezia 2012. Sempre al Lido, lo scorso anno, è tornata con questa pellicola dai toni più leggeri e grotteschi, ma ugualmente capace di risultare incisiva e ben poco convenzionale. L'autrice sa come scavare all'interno della psicologia di una ragazza che la sua cinepresa segue con affetto, una futura sposa che decide di non arrendersi ed è determinata nel preservare la sua dignità e reputazione, nonostante intorno a lei nessuno sembra credere che possa riuscire nel suo intento. Non manca qualche passaggio ridondante e la durata è un po' eccessiva, ma «Un appuntamento per la sposa» resta una commedia coraggiosa e modernissima, intelligente per come declina un tema non semplice e rischioso.

Così come la scelta che fa il personaggio principale, il film potrebbe apparire superficiale, ma in realtà è solo un'impressione passeggera, perché arrivati alla conclusione rimane molto su cui riflettere e l'originalità narrativa aiuta non poco il coinvolgimento complessivo. Menzione speciale per la notevole performance della protagonista Noa Koler, attrice esordiente che regge benissimo un ruolo non facile. Si conferma, così, la grande capacità di Rama Burshtein di dirigere interpreti alle prime armi, dopo gli ottimi risultati ottenuti con Hadas Yaron nel precedente «La sposa promessa».

Molto meno interessante, invece, è «Sognare è vivere», esordio dietro la macchina da presa di Natalie Portman. Negli anni in cui sta nascendo lo Stato d'Israele e i conseguenti primi conflitti con la popolazione araba, un ragazzino assiste alla progressiva depressione della madre che la porterà verso un destino infelice. Anni dopo diventerà uno dei massimi scrittori del suo paese con il nome di Amos Oz. Ispirandosi alle pagine autobiografiche dello stesso Amos Oz, Natalie Portman ha scelto un progetto ambizioso come primo lungometraggio da regista della sua carriera.

Alla base c'è una lavorazione lunga e sentita, ma le nobili intenzioni si frantumano dietro a una messinscena grossolana: la regia è acerba, il copione fatica a trovare il giusto ritmo e il risultato è prolisso e privo di mordente. Da attrice (nei panni della madre del protagonista) la Portman si conferma pienamente a suo agio, ma dietro la macchina da presa ha ancora molta strada da fare.

© Riproduzione riservata