Domenica

La banca moderna? È nata a Napoli

Esperti internazionali a confronto dal 15 al 17 giugno

La banca moderna? È nata a Napoli


La banca moderna risente senza dubbio di quel che avvenne, più di quattro secoli fa, presso i banchi pubblici napoletani che rivoluzionarono il panorama monetario del tempo con le loro straordinarie innovazioni finanziarie. Parte da questo assunto, oggi dimostrabile, il convegno internazionale La nascita della banca moderna a Napoli. Una prospettiva comparativa (“The rise of modern banking in Naples. A Comparative Perspective”), che si svolgerà, a Napoli, dal 15 al 17 giugno.

L’incontro di studio farà il punto sul contributo dei banchi pubblici napoletani alla nascita della banca moderna in una prospettiva che non è puramente storica: se è vero infatti che la trattazione partirà dalle lontane origini Cinquecentesche, si spingerà fino ai nostri giorni per riflettere sulle complesse sfide che si aprono oggi per le banche e le banche centrali nel panorama finanziario mondiale.

Il convegno, organizzato dalla Fondazione Banco di Napoli, dall’Università degli Studi di Napoli Federico II e dalla Banca d’Italia, si svolgerà presso la sede della Fondazione in via Tribunali 213 e vedrà la presenza a Napoli dei maggiori esperti internazionali di banca e finanza provenienti da tutto il mondo, nonché di un nutrito drappello di “banchieri centrali” (Federal Reserve Bank of Chicago, Federal Reserve Bank of Atlanta, Banca Nazionale Austriaca). Le conclusioni sono affidate al Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che presiederà l’ultima sessione.

Elemento caratteristico dei banchi pubblici napoletani è la loro nascita per gemmazione da istituzioni filantropiche e quindi la loro distanza dalle banche a fini di lucro. L’innesto della finanza sulla radice filantropica conferisce ai banchi pubblici un interesse per i fini sociali che essi coltiveranno nei secoli, fino alla fusione nel Banco di Napoli e oltre. Le istituzioni filantropiche “madri” sono: quattro ospedali (Annunziata; Incurabili, da cui nasce il Banco del Popolo; S.Eligio; S.Giacomo e Vittoria), due Monti dei Pegni, incaricati di fare prestiti su pegno senza interesse ai poveri (il Monte della Pietà e il Monte dei Poveri); un istituto per il ricovero di giovani donne “a rischio” (Spirito Santo).

Si potrebbe domandare: perché i banchi pubblici napoletani all’origine delle prassi della banca moderna? La banca in realtà è sempre esistita, presso i Greci e poi presso i Romani, e forse ci si potrebbe spingere anche più indietro nel tempo. Ma i promotori del convegno napoletano, sulla base di studi condotti su documenti del prezioso Archivio storico del Banco di Napoli, sostengono che furono proprio i banchi pubblici partenopei a introdurre i tre elementi costitutivi di una banca moderna: una circolazione cartacea basata sulle fedi di credito; la capacità di accrescere il volume della moneta in circolazione attraverso la creazione di credito; l’introduzione dello scoperto di conto corrente.

La circolazione cartacea costituisce una geniale innovazione che consente di sopperire alla scarsità di moneta metallica (di oro e d’argento), al tempo lamentata in tutti i Paesi europei. Oggi i titoli cartacei, su cui venivano riportate le motivazioni di pagamento, rappresentano uno spaccato interessantissimo dell’attività economica e artistica, della politica, dell'amministrazione del Regno di Napoli e poi di quello delle Due Sicilie per un lunghissimo arco temporale. Si ritrova, a esempio, la commissione per 200 ducati a Michelangelo Merisi da Caravaggio, da parte di Nicolò Radolovich, di un dipinto raffigurante la Madonna col bambino in un coro di angeli, con ai piedi quattro santi: San Domenico, San Francesco, San Nicolò e San Vito, con l’indicazione delle misure della pala. La data è il 6 ottobre 1606, e il dipinto avrebbe dovuto essere consegnato entro la fine di dicembre. Tale dipinto non è mai stato ritrovato.

La seconda innovazione introdotta dai banchi pubblici napoletani è l’ampliamento della circolazione cartacea al di sopra della base metallica, grazie alla concessione di prestiti mediante l’emissione di fedi di credito non coperte da precendenti depositi. Per esempio, in un libro recentemente studiato, il Libro degli Accomodi (cioè dei prestiti) del Banco della Pietà troviamo tutte le concessioni di prestito deliberate dai Governatori (che in questo banco si chiamavano Protettori) a favore della loro clientela di riguardo e al Governo tra il 1612 e il 1617. Infine, la terza importante innovazione consiste nell'introduzione dello scoperto di conto corrente, una delle modalità specifiche con cui si effettuavano i prestiti, in base alla quale il beneficiario poteva prelevare più volte, fino a un tetto deciso dalla banca, una somma a credito ogni volta che ne avesse bisogno (“nell'occorrenze”). Di tali prestiti rinnovabili, senza interesse, si servivano soprattutto i commercianti.

“La nascita della banca moderna a Napoli. Una prospettiva comparativa”. Napoli, 15-17 giugno. Fondazione Banco di Napoli, via dei Tribunali 213. www.mcmcongressi.it

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