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Loïe Fuller torna a danzare sul grande schermo

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Loïe Fuller torna a danzare sul grande schermo

Il cinema biografico è ancora protagonista nelle nostre sale: dopo «Sognare è vivere» di Natalie Portman (incentrato sulla vita di Amos Oz), uscito la scorsa settimana, in questo weekend si segnala «Io danzerò» di Stéphanie Di Giusto.
Al centro c'è la vera storia di Loïe Fuller, danzatrice che, sul finire del diciannovesimo secolo, inaugurò una nuova forma di balletto, basata sugli effetti combinati del movimento del corpo con stoffe e luci colorate. Nata a Parigi nel 1862 e morta sempre nella capitale francese nel 1928, Loïe Fuller è stata una delle massime icone del balletto moderno e finalmente il mondo del cinema le ha riservato lo spazio che merita.

Quella firmata dall'esordiente Stéphanie Di Giusto è una biografia romanzata, che sposa lo sguardo appassionato di questa pioniera, già ripresa anche dai fratelli Lumière in «Danse serpentine» del 1896. Il film riesce a rappresentare efficacemente questo iconico personaggio, simbolo di emancipazione e libertà, grazie anche alla potente interpretazione della protagonista Soko. La messinscena è acerba e l'andamento narrativo piuttosto ridondante, ma rimane un'opera coinvolgente e capace di far conoscere nella maniera migliore una figura oggi troppo dimenticata. Da vedere.

Meno interessante è «Aspettando il Re» di Tom Tykwer con Tom Hanks.
L'attore americano interpreta un uomo d'affari in crisi che, dopo aver fallito negli Stati Uniti, cerca di dare una svolta alla sua carriera partendo per il Medio Oriente: tenterà di fare affari con il re dell'Arabia Saudita, ma il sovrano continua a rimandare l'incontro.

Tratto dall'omonimo romanzo di Dave Eggers, «Aspettando il Re» è un film piuttosto debole nel provare a ritrarre l'attuale crisi economica e i tentativi di cercare nuove strade per realizzarsi.
È la classica vicenda legata alle seconde possibilità ma, seppur qualche spunto iniziale sia incisivo al punto giusto, col passare dei minuti il film si perde a causa di troppi cliché e di scelte stilistiche retoriche e furbette. Tom Hanks è meno bravo del solito e Tykwer (regista di «Lola corre») non riesce mai a rendere questo film un prodotto personale e sentito.

Infine, una breve menzione anche per «Una doppia verità» di Courtney Hunt con Keanu Reeves. Quest'ultimo veste i panni di un avvocato deciso a approfondire il caso di un ragazzo accusato di aver ucciso suo padre.

Dopo aver colpito all'esordio con «Frozen River» nel 2008, Courtney Hunt torna alla regia di un lungometraggio con un fiacco thriller processuale, che sa molto di già visto e non riesce mai a sorprendere.
Fuori tempo massimo, il film si perde tra deboli colpi di scena e una narrazione che non riesce mai ad appassionare. Da evitare.

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