Domenica

Pets and The City, ovvero un’inesauribile riserva d’amore

AFFETTUOSITà ANIMALESCHE

Pets and The City, ovvero un’inesauribile riserva d’amore

Inseparabili. Archie, il bassotto di Andy Warhol   ritratto dall’artista (1976)
Inseparabili. Archie, il bassotto di Andy Warhol ritratto dall’artista (1976)

Tra le molte cose che la generazione mia e dell’autore di Pets Guido Guerzoni (1967) ha visto cambiare, insieme per esempio – lo dico per i millennials all’ascolto – ai costumi sessuali (no, l’omosessualità non era ovvia, negli anni Settanta; e il porno si trovava solo nei cinema porno) e al modo di comunicare a voce e per iscritto (c’erano i telefoni in bachelite con la ghiera, e stavano fermi lì sul mobile dell’ingresso, c’erano le lettere di carta, tutto era infinitamente più lento e rarefatto), c’è anche l’atteggiamento che gli esseri umani del Primo Mondo (la generazione di Guerzoni numerava i mondi) hanno nei confronti degli animali domestici.

Mio nonno, in campagna, si teneva vicino un cane bastardo a cui non aveva ritenuto di dare un nome, che quando girava bene mangiava gli avanzi della tavola del padrone, e non mangiava niente tutti gli altri giorni («Oggi il cane se la passa così» è una delle frasi che sono entrate nel lessico famigliare). Oggi il sito www.nomipercani.eu vi prende per mano nella scelta del nome giusto: «Cerchi un nome per il tuo cane? Inserisci i tuoi gusti sul nome che desideri nella nostra ”Casa dei nomi” e ti suggerirà il più appropriato, raramente si sbaglia»; e, nonché saltare un pasto, i cani e gli altri pets possono scegliere entro una gamma differenziatissima di delicatezze, a seconda della razza, della taglia, della condizione psicofisica («Noi non siamo uguali», ammoniva qualche mese fa il claim di un produttore di cibo per cani e gatti, applicando genialmente al regno animale il principio di uguaglianza sostanziale: «Non si possono trattare in modo uguale situazioni riconosciute diverse»). Infine, il cane senzanome di mio nonno è morto a un’età imprecisabile, ma giovane: si è allontanato nella campagna e non s’è visto più. I cani odierni caracollano al fianco dei padroni nonagenari per decenni: ci seppelliranno tutti, dopo aver prosciugato i nostri conti correnti per le spese del veterinario (allungandosi la speranza di vita – osserva Guerzoni – si è innescata infatti anche per i pets «la medesima spirale cure-farmaci-allungamento della vita-patologie senili-cure-farmaci-allungamento della vita che sta mandando in bancarotta l’Inps e mettendo in ginocchio il sistema sanitario nazionale»).

Ho cominciato a leggere Pets con qualche esitazione, perché pur essendo un amante degli animali, e un fan sfegatato dei cani in particolare, mi pareva che 250 pagine sugli animali domestici, con tante altre cose da leggere, fossero un po’ troppe. Poi però la lettura è scivolata via liscia e piacevolissima in sostanza per due ragioni.

La prima è l’autore. Guerzoni insegna Storia economica alla Bocconi, ma si è occupato di cose tanto diverse quanto il mercato dell’arte nel Rinascimento, l’impatto economico degli odierni festival culturali, la storia del bambino prodigio Cristiano Enrico Heinecken nella Lubecca del primo Settecento. Ma gli ammiratori sanno anche che a questi interessi professionali già scandalosamente eterogenei Guerzoni unisce passioni e dolci manie perseguite con una dedizione certosina: non vorrei sbagliare, ma potrebbe celare il suo volto il criptoritratto che occhieggia a pagina 222: «… collezionisti di riviste porno del 1977 rimaste intonse nei cellophane originali (chi poteva comprarsi una copia delle “Ore” senza scartarla con una certa avidita?)».

Insomma, Guerzoni appartiene a quella famiglia di intelligenze che, messe di fronte tanto tempo fa alla domanda «di cosa ti interessi, di cosa vuoi occuparti, nella vita?», hanno risposto: «di tutto». Ma un’intelligenza che – caso davvero raro – da questa immersione nell’esistente ha ricavato e ricava non angoscia, non senso di sopraffazione, ma gioia. Il lettore di Pets ha, ad ogni riga, il piacere di ascoltare la solare, documentatissima causerie di un uomo veramente simpatico, e quasi sempre sorridente: non càpita spesso.

La seconda ragione è che, com’era intuibile, Pets non è veramente un libro sugli animali domestici, perché le loro personalità non sono abbastanza complesse da meritarsi una monografia, ma è un libro sugli esseri umani, sul rapporto tra gli esseri umani e gli animali che a un certo punto decidono di mettersi in casa. Che genere di libro è? A quale altro libro assomiglia? Lo si capisce attorno a pagina 30, quando Guerzoni comincia a raccontare del complicato dispositivo giuridico che negli Stati Uniti regola le disposizioni testamentarie pro-pets (e anti-humans: per ogni alano che eredita cento milioni di dollari, una villa vista oceano e un vitalizio di chianine importate settimanalmente dalla Toscana c’è una platea di eredi diseredati non veramente grati alla memoria del defunto). Pets è – per una parte – un capitolo apocrifo di Bouvard et Pécuchet, un Bouvard et Pécuchet 2017 che anziché repertoriare le idiozie positiviste descrive i costumi di una classe affluente internazionale (centinaia di milioni di persone col relativo indotto economico: e Guerzoni conosce tutti i dati, tutti) che, per la prima volta nella storia umana, ha deciso di investire una parte considerevole dei suoi impulsi affettivi su esseri viventi non umani.

Accompagnato dalla prosa colta e brillante (a volte anche troppo compiaciutamente brillante) dell’autore, il lettore scoprirà capitolo dopo capitolo le infinite fattispecie di questa nevrosi mondiale: dall’apertura di bar e ristoranti pets-only alle giuste battaglie della Association for Pet Obesity Prevention (Apop), dal servizio in camera per Vip (Very Important Pets) del Sutton Place di Vancouver alla linea di alimenti kosher per animali domestici di stirpe semita, dai programmi di fitness per cani ai 15 miliardi di dollari spesi l’anno scorso negli Stati Uniti per abbigliamento e accessori per pets che scriteriatamente, fino all’altro ieri, andavano in giro nudi. Eccetera.

Ho detto che Pets è per una parte una rassegna di manie e di idiozie. Solo per una parte. Perché non bisogna perdere di vista, e Guerzoni non perde di vista mai, di quali creature meravigliose stiamo parlando, e quanto sia rincuorante, per gli esseri umani, il nuovo rapporto che, nel corso degli ultimi decenni, essi hanno saputo stringere con quelle creature. Nel capitolo finale, Guerzoni non riflette infatti su come questo zelo affettuoso nei confronti di cani gatti maiali riveli beffardamente una piega del narcisismo contemporaneo, né medita amaramente su come la propensione da parte di coppie in età fertile a mettersi in casa un animale possa indurli a non fare figli, mettendo a confronto la tabella delle adozioni (ferine) con quella delle nascite (umane), e deducendone il prossimo tramonto dell’Occidente.

Anche solo per questa discrezione, e per non essere stato moralistico mai, lungo tutto il libro, neppure quando il moralismo sembrava l’unica reazione sensata, neppure quando ci sarebbero state mille ragioni per scuotere la testa e augurarsi che la destra di Dio faccia scempio di questa babilonia, per esempio davanti al dilagare della moda del pet tattoing & piercing o a quella degli adesivi copri-ano Rear Gear per cani con la coda a ricciolo («No More Mr. Brown Eye!») – anche solo per questo esercizio di ascesi e ironia il libro varrebbe abbondantemente il suo prezzo.

Ma c’è di più. C’è la gratitudine per la scoperta che la generazione mia e di Guerzoni ha fatto, una di quelle scoperte memorabili e rivoluzionarie delle quali, come di molte rivoluzioni riuscite, non siamo più neppure in grado di isolare gli effetti, a tal punto hanno modificato (in meglio) il nostro modo di vivere, a tal punto ci sono diventate consustanziali: la scoperta davvero recente – decenni, non secoli – che, oltre a tenere alla larga gli estranei, a cacciare i topi, a darci la loro pelliccia e a farsi mangiare, gli animali domestici possono essere un’inesauribile riserva di amore disinteressato, una delle consolazioni dell’esistenza. «Non mi par poco», conclude Guerzoni. Neanche a me.

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