Domenica

2017 Odissea sopra e sottoterra

Danza: «The great tamer»

2017 Odissea sopra e sottoterra

The Great Tamer di Dimitris Papaioannou - photograph di Julian Mommert
The Great Tamer di Dimitris Papaioannou - photograph di Julian Mommert

Mai smentisce la sua cultura, le sue origini, il suo essere eccellente artista visivo, tragico e greco. Dopo le fatiche di Sisifo, (in Still Life, 2014), e il duetto-capolavoro Primal Matter (sul sacro e il profano, 2012), l’approdo al mito di Proserpina in The Great Tamer, la sua ultima, magnifica, creazione ha convinto Dimitris Papaioannou ad attribuire alla scenografia un’importanza da vera protagonista. D’altra parte il rapporto tra aldilà, l’Ade, e aldiquà, il mondo, si gioca su di una sottile striscia di terra. Dimitris ce la propone in uno scabro spazio vuoto, come un vasto insieme di plance sconnesse, appena accostate. Verranno sollevate, rialzate come pannelli, sovrapposte e divelte - e dalla loro sottostante e ignota, profondità usciranno pezzi di corpi e corpi integri, pietre bianche, aride radici (omaggio a Jannis Kounellis) attaccate alle scarpe del primo uomo in cui ci imbattiamo all'inizio dello spettacolo-trionfo al Napoli Teatro Festival Italia.

Impietrito in proscenio, costui si svestirà e morirà per ben cinque volte, coperto da un lenzuolo bianco steso da un collega ma allegramente destinato a volar via. È la reiterazione, Leitmotiv di Pina Bausch ad aver chiamato, ora, a Wuppertal, il coreografo greco? Alla sbandata compagnia tedesca serve ormai un nome di richiamo e Papaioannou offre leggiadria e graffiante visionarietà, turbamenti “à la Bosch”e sorprese a iosa. Una danzatrice a petto nudo, infilata tra due uomini, presta alle loro gambe muscolose i suoi tacchi a spillo. Astronauti in bianco (tre, tra cui una donna) strappano dal sottosuolo la bellezza di un giovane “à la Botticelli”.

Nudo ed effeminato con lievi movenze, il ragazzo attirerà l’attenzione di tre danzatrici in scialli dorati. Farà, però, una brutta fine: cadrà nel vuoto. E tornerà ingessato. Questa terra senza Proserpina non merita altro che La lezione d’anatomia del Dottor Tulp in abiti “à la Rembrant”, culminante in un banchetto cannibale con le viscere del corpo vivisezionato. Sibili, rantoli, respiri pesanti, addio al Bel Danubio blu di Johann Strauss - colonna sonora anche distorta di questa specie di “2017 Odissea sopra e sottoterra” (anche Kubrick adottò lo stesso valzer viennese) sintetizzata dall’ingresso di un gran mappamondo che qualcuno cavalca, come “si” cavalcano uno sopra l’altro i dieci interpreti in completi nero, per far massa e poi volare su funi pesanti in una follia, in trampoli e con bastoni, che ricorda i Caprichos di Goya.

Per fortuna il ragazzo ex-Botticelli e non più ingessato inanella una danza paradisiaca: grazia naturale, soffice poesia. Il suo movimento potrebbe durare all’infinito, ma Papaioannou sa che less is more: nel calibrato dialogo tra tempi lunghi, silenzi, Strauss e boati, concede al risveglio della terra solo una repentina e folgorante gragnola di spighe di grano che si conficcano al suolo. Èun invito al risveglio della natura, alla procreazione con tanti organi maschili in evidenza dal sottosuolo, uniti in una scultura non volgare, mentre una coppia si stringe in un abbraccio acrobatico. Ben presto, però, il primo uomo comparso in scena sprofonda nella terra lasciando di nuovo scheletri e deserti. L’ultima immagine è colma di speranza. Un superstite estrae dalla giacca un piccolo foglio dorato, frutto della lotta con un tubo di metallo, e vi soffia sopra. Forse il tempo,The Great Tamer, il grande domatore, ha per noi, nell’aldilà, sorprese inaspettate.

“The Great Tamer”/Dimitris Papaioannou, NTFI, Teatro Politeama, ora a Barcellona e Madrid.

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