Domenica

Rossini in guerra per l’acqua

rossini opera festival 2017. anteprima

Rossini in guerra per l’acqua

“L’assedio di Corinto”  inaugura  il 10 agosto il Rossini Opera Festival
“L’assedio di Corinto” inaugura il 10 agosto il Rossini Opera Festival


Scalda i motori la nuova edizione del Rossini Opera Festival, immersione totale nelle note, nella drammaturgia e nel belcanto del Cigno di Pesaro. Compositore ancora enigmatico, dai sorrisi indecifrabili, calato nel piacere di una scrittura di cristallo, perfetta come un meccanismo a orologeria, che nell’apparente distacco riesce a raccontare gli abissi umani, senza mai giudicarli.

L’edizione numero 38 del ROF aprirà i battenti il prossimo 10 agosto e nella girandola dei tre titoli di prammatica - quest’anno Le siège de Corinthe, La pietra del paragone e Torvaldo e Dorliska - troveranno anche posto il tradizionale Viaggio a Reims, vetrina di debutto per gli allievi dell’Accademia, intitolata al fondatore, Alberto Zedda, recentemente scomparso, e ancora concerti sinfonici e di canto, oltre che un master class affidato al divo Juan Diego Florez (che proprio da Pesaro spiccò il volo) e il conclusivo Stabat Mater.

Aya Wakizono in “La Pietra del paragone “ in programma in agosto al Rossini Opera Festival

Il piatto è ricco. Gli appassionati rossiniani di tutto il mondo - due spettatori su tre qui sono stranieri - hanno già la valigia pronta e soprattutto gli ascolti rinfrescati, per accendere le discussioni notturne, post-opere. Ben conoscendo gli appetiti del popolo del ROF, gli organizzatori, capitanati dal sovrintendente Gianfranco Mariotti e dal direttore artistico Ernesto Palacio, hanno scoperto già le carte sul programma del 2018, anno cruciale, perché legato alla ricorrenza del secolo e mezzo dalla morte di Rossini: dunque si avranno Ricciardo e Zoraide, Adina e Il Barbiere di Siviglia, nella regia storica di Luca Ronconi.

Presa nota dei titoli del futuro, la massima segretezza circonda invece i contenuti delle opere del prossimo agosto. In particolare per quanto riguarda Le siège de Corinthe, che vedrà il debutto a Pesaro di Carlus Padrissa, artefice del team registico catalano della “Fura dels Baus”. Difficile stare lontani dall’attualizzazione, di fronte ad un libretto che parla del tragico assedio di Corinto, abbattuta dall’esercito di Maometto II. Ma i “fureri”, coerenti col taglio delle loro ultime produzioni, alla politica antepongono l’ecologia. Così la guerra tra Greci e Arabi non assomiglierà al conflitto occidente-mondo musulmano di qualche estate fa, tanto criticato (e stupendo) di Graham Vick, ma diventerà una guerra per l’acqua.

Dalle poche immagini trapelate del nuovo allestimento di Lita Cabellut, in scena nei vasti spazi dell’Adriatic Arena, sembra di vedere un impiantito dominato da terre aride, spaccate, come quelle sotto i nostri occhi nelle carenze idriche quotidiane. Musicalmente, i punti di forza di Le siège sono di certo la bacchetta di Roberto Abbado, beniamino del Festival, e le voci dei protagonisti, Luca Pisaroni, Maometto II, e Nino Machaidze, Pamyra. Altra novità di quest’anno è la presenza in buca dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, che debutta al ROF con un progetto pluriennale, cimentandosi nell’inconsueta dimensione operistica e prendendo il posto tenuto per svariate stagioni dagli organici del Comunale di Bologna.

Con una strategica disposizione per contrasti, le tre produzioni di quest’anno affiancano tre personalità distinte del mondo del teatro contemporaneo: Padrissa, con la gestualità spettacolare della Fura, si accosterà l’indomani con la classe, l'eleganza, la sottile ironia di Pier Luigi Pizzi, e l’indomani ancora con il gusto del racconto distaccato, geometrico, controllato, di Mario Martone. Entrambi i registi ritornano a Pesaro riprendendo due precedenti fortunati spettacoli: Pizzi la moderna Pietra del paragone, del 2002, aggiornata anche nella dimensione del palcoscenico dell’Adriatic Arena, e Martone il lacrimoso (ma non troppo) Torvaldo e Dorliska, del 2006, al Teatro Rossini.

Ma c’è ancora un progetto pesarese, che merita di venire a intrecciarsi con le energie delle nuove leve dei cantanti, ormai un folto drappello, cresciuti all’Accademia e con le scoperte delle edizioni critiche (Le siège sarà curato da Damien Colas, che ne ha valorizzate 400 battute inedite) macchina produttiva instancabile, cresciuta grazie al talento di Philip Gossett, anche lui da poco scomparso. Annunciato da Oriano Giovanelli, Presidente della Fondazione Rossini, per il 2018 si guarda alla nascita di un Museo in città, dedicato a Rossini. Già ce n’è uno, ospitato nella casa natale. Ma nonostante i tocchi e i ritocchi non si presenta all’altezza della figura del compositore. Manca di storia e di appeal.

Qui ci vogliono progettualità e bellezza, per valorizzare un luogo che è di straordinaria suggestione, anche per chi arrivi a visitarlo da lontano: perché queste sono le piccole stanze delle origini di Rossini. Ma purtroppo in Italia (come dimostrano Le Roncole per Verdi o Catania per Bellini) le case natali dei compositori non riescono a trovare il giusto dialogo tra passato e presente, per raccontarsi con coerenza storica e poesia di linguaggio ai visitatori. Chissà che il ROF inventi una soluzione e faccia scuola?


“Le siège de Corinthe”, “La pietra del paragone”, “Torvaldo e Dorliska” di Rossini; Pesaro, ROF, dal 10 al 22 agosto

Rossini Opera Festival

© Riproduzione riservata