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Domenico Comparetti e l'immensa galassia letteraria di Virgilio

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Domenico Comparetti e l'immensa galassia letteraria di Virgilio

Sui banchi di scuola, quando si legge Virgilio, il più delle volte non ci si accorge che la sua opera ha dominato la cultura di interi secoli. Questo poeta latino, considerato maestro da Dante, ha lasciato tracce indelebili nel Medioevo e nell’umanesimo; è stato tradotto, meditato e copiato anche nei tempi successivi. Nemmeno romanticismo e Novecento sono riusciti a sottrarsi al suo fascino.
Del resto, già tra il V e il VI secolo della nostra era, con l’opera di Fulgenzio l’«Eneide», ricevette un’interpretazione allegorica e morale: il poema si trovò ad avere un carattere universalistico e la penetrazione di Virgilio negli ambienti ecclesiastici lo rese un modello.

Il suo poema diventò una sorta di metafora della vita umana: anche Dante lo crede, e con lui Petrarca.

L’«Eneide», oltre a rappresentare la poesia della grande romanità, si amalgamò con la cultura cristiana, diventando il modello della poetica del Rinascimento.
Non fa meraviglia che nei «misteri» francesi Virgilio è posto nel corteo dei profeti, in compagnia della Sibilla; eccolo inoltre nell’«Auto» spagnolo dei Re Magi e Dante, quando evoca Stazio, ne celebra le qualità di anticipatore.

Acquistò anche una luce di magia: cronache e poemetti riferiscono le sue eccezionali doti. I nomi vanno da Corrado di Querfurt a Gervasio di Tilbury, da Alessandro Neckam a Giovanni di Salisbury; testi romanzeschi o enciclopedici come «Image du monde» o «Romax de septs sages» o «Renart le Contrefait» confermano.

Impossibile elencare i riflessi di tale galassia letteraria che ha recato Virgilio in contesti avventurosi, sentimentali o nel regno della meraviglia (di questo è pervaso il «Roman d’Eneas», composto verso il 1160 da un normanno). Possiamo soltanto segnalare il ritorno di una ricerca che ha studiato tale universo.
Si tratta di un’opera del 1872, rivista e corretta nel 1876, che manca dalle librerie da decenni: è «Virgilio nel Medioevo» di Domenico Comparetti (Luni Editrice, pp. 496, euro 29). L’autore, filologo, grecista e linguista, realizzò un’indagine ancora insuperata e sempre preziosa.
Grazie a lui si può meglio comprendere Dante e molta letteratura dell’età di mezzo (epoca in cui nascono i canoni moderni); seguendo la ricerca di Comparetti ci si accorge dell’importanza del mondo classico e dell’errore che fanno coloro che lo emarginano nei programmi scolastici.
A dire il vero si capisce anche altro. Basta rileggere qualche riga, anche se celebre dell’«Eneide», per avvertirne l’attualità. Primo libro, verso 462: «sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt». Le «lacrimae rerum» sono le lacrime delle cose, forse indicano la tristezza che in esse si cela. Augusto Rostagni, sommo classicista, tradusse: «la storia è lacrime, e l’umano soffrire commuove la mente». Aveva ragione. Non occorre aggiungere altro.

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