Domenica

«Surfando» sul sughero

Arte

«Surfando» sul sughero

  • –Marco Sammicheli

Il celebre motto “dal cucchiaio alla città” coniato dall’architetto Ernesto Nathan Rogers si potrebbe applicare alla filiera del sughero portoghese azzardando una bizzarra declinazione: “dal tappo allo shuttle”. I campi di applicazione di questo materiale naturale hanno superato le frontiere dell’industria del vino e oggi l’architettura, il design, lo sport e la ricerca aerospaziale vi ricorrono per sviluppare visioni, generare luoghi e realizzare prodotti davvero inimmaginabili.

Tra i primi ad accorgersene ci fu Sebastião José de Carvalho e Melo, conte di Oeiras e marchese di Pombal che alla fine del Settecento intuì il potenziale di tre semplici azioni congiunte intorno all’uso del sughero. Per dare slancio all’economia del suo paese capì che occorreva puntare sulla qualità del vino di Porto, garantirne un imbottigliamento con tappi di sughero e circoscrivere l’area dei vigneti del nord del paese con un sistema segnaletico in pietra che avesse la doppia funzione di proteggere e vincolare l’area. Per la prima volta due elementi naturali, sughero e pietra, rappresentarono per questo territorio un marchio di qualità e una denominazione di origine controllata. Soprattutto orientarono una politica che consolidò le principali economie del Paese, quella del vino e quella dell’estrazione del sughero. Quest’ultima si concentra ancora oggi quasi esclusivamente nella regione dell’Alentejo, non lontano da Lisbona e consente al Portogallo di essere il più grande esportatore al mondo. Apcor, il consorzio che tutela la filiera, ha convinto le aziende che ne fanno parte a investire in un materiale che dal momento in cui viene rimosso dal fusto degli alberi ha una rendita netta assoluta. Le cortecce vengono tagliate da una categoria di lavoratori, i messi, la cui abilità viene tramandata di padre in figlio. Attraverso un’ascia molto bilanciata che si chiama machado i decorticatori professionisti operano nelle sugherete per sei mesi l’anno. Dalla primavera all’estate svolgono manualmente un lavoro delicato e inesorabile. Una quercia di sughero vive in genere duecento anni. Ne impiega venti per raggiungere una circonferenza rispettabile, dopo di che il sughero che si estrae ogni nove anni sarà utilizzato a seconda della qualità che presenta. La corteccia meno compromessa da agenti atmosferici o altre cause naturali verrà utilizzata per i tappi solo dopo un lungo processo di lavorazione e analisi che eliminerà dal materiale il tricloroanisolo, la sostanza che sviluppa l’alterazione del gusto (il “sa-di- tappo”). Tutte le altre una volta lavorate, riassemblate e incollate entreranno nel magico mondo della creatività applicata.

Il sughero è un perfetto isolante termico e acustico. È idrorepellente e resiste al calore tanto da convincere l’architetto americano Frank Lloyd Wright a rivestirci le pareti dei bagni di casa Kaufmann, la nota Casa sulla cascata costruita in Pennsylvania nella seconda metà degli anni Trenta. Ma il capolavoro dell’architettura organica non è l’unico esempio di edificio in cui un architetto è ricorso al sughero per le sue caratteristiche tecniche, la sua estetica morbida e la facilità di applicazione. Anche il pavimento della Sagrada Familia di Antoni Gaudì a Barcellona e quello del Victoria and Albert Museum di Londra sono realizzati in corteccia. Più di recente sono stati i grandi meastri dell’architettura portoghese a sdoganare il sughero come superficie e non solo come rivestimento isolante. Alvaro Siza ed Eduardo Souto de Moura scelsero la vetrina dell’Expo di Hannover per ricoprire il padiglione nazionale con questo materiale dando all’edificio un carattere indimenticabile - tant’è che oggi quell’architettura temporanea è stata installata nella città di Coimbra. Gli svizzeri Herzog & de Meuron scelsero il sughero per connotare e arredare il grande spazio ipogeo del Serpentine pavillion di Londra nell’estate del 2012. Sotto uno specchio d’acqua avevano disegnato una piazza anfiteatro su più livelli con arredi e palchi immaginati dall’artista cinese Ai Weiwei. Tutto era rigorosamente in sughero, così come è accaduto per la collezione di arredi che la designer Ilse Crawford ha da poco progettato per Ikea. Sedute, tavoli e supporti poggiano su strutture metalliche. Gli arredi risultano leggerissimi perché fabbricati coi composti del sughero. Questo permette economie di scala, dalla produzione al trasporto e stoccaggio. Il sughero è un legno ricco d’aria. La leggerezza e la resistenza ad altissime temperature hanno interessato l’Agenzia Spaziale Europea e la NASA che con Amorim, l’azienda più evoluta del distretto portoghese e col volume d’affari più consistente, hanno sviluppato ricerche e applicazioni sugli Shuttle e sui dispositivi di lancio Eesa – Ariane. Da sempre la performance dei materiali apre nuovi scenari di ricerca ma non è detto che sia l’inaspettato a dettare la direzione. Per esempio il sughero applicato alla navigazione non è una novità. Lo è invece il suo utilizzo per la struttura di un surf. Ci ha pensato il giovane designer Joao Teixeira. Il progetto è stato sviluppato all’interno di un master presso il Politecnico di Viana do Castelo: ha previsto l’utilizzo del sughero espanso, che solitamente si usa in edilizia per le pareti. Il materiale è stato combinato con una resina naturale derivante dagli scarti della lavorazione e mischiato a fibra di lino. Un episodio che fa il paio con quello realizzato dal mito del surf Garrett McNamara che ha disegnato una tavola sulla base delle ricerche di Mercedes Benz per linee aerodinamiche e velocità con quelle dei tecnici Amorim. Quello del sughero portoghese è un potenziale industriale che continua a evolversi grazie alle innovazioni tecnologiche e alla spinta della cultura del progetto. Nella moda è sempre utilizzato per le suole della calzature fino a quando stilisti come Stella McCartney e Nike hanno ribaltato il paradigma usandolo per la tomaia. Lo stesso percorso lo ha fatto il designer inglese James Irvine che per il brand Materia s’immaginò il classico porta bottiglie da sei scomparti con un’impugnatura in metallo e un contenitore in trucioli di corteccia. Così gli scarti dei tappi sono diventati il sostegno di un gesto. Il sughero portoghese esiste da sempre ma da più di un secolo la cultura e l’industria lo hanno ripensato. Creativi e scienziati lo hanno reintrodotto nella quotidianità del presente. Se il futuro dovrà essere sostenibile, ecologico, flessibile, resistente, morbido e bello allora sarà di sughero.

© RIPRODUZIONE RISERVATA