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L'italiano «Monolith» meglio dell'atteso «La Torre…

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L'italiano «Monolith» meglio dell'atteso «La Torre Nera»

Monolith
Monolith

Il blockbuster più deludente dell'estate? Si potrebbe definire così «La Torre Nera», atteso lungometraggio tratto dalle pagine di Stephen King che fa la sua comparsa questa settimana nelle nostre sale.

Ispirato alla serie di romanzi, un mix di western e fantascienza, nata dalla penna dello scrittore americano, il film racconta la vita di Jake Chambers, un giovane perseguitato da strane visioni su una torre nera, che si ritrova catapultato in un mondo parallelo. Qui aiuterà il pistolero Roland Deschain a sconfiggere un malvagio stregone che ha intenzione di distruggere la torre per dominare l'universo.

La Torre nera

Più che per colpa del regista Nikolaj Arcel, autore danese conosciuto per «A Royal Affair» del 2012, i pessimi esiti raggiunti dalla pellicola sono, principalmente, causati da una sceneggiatura grossolana e quasi imbarazzante, totalmente incapace di restituire lo spirito dell'opera di King e altrettanto inadeguata per poter intrattenere come dovrebbe.

Al centro c'è un classico scontro tra Bene e Male, talmente banale e scontato che ogni passaggio diventa sempre più prevedibile con lo scorrere delle sequenze.
Anche i personaggi sono costruiti frettolosamente, non si riesce mai a empatizzare con i protagonisti e, nonostante il film duri poco più di novanta minuti, si perde molto presto interesse per la vicenda alla base della pellicola.
Da dimenticare anche il lavoro del cast: Idris Elba (il pistolero) e Matthew McConaughey (lo stregone) sono monoespressivi e mal diretti. La carriera hollywoodiana di Arcel non poteva iniziare in modo peggiore.

Decisamente più interessante, a sorpresa, è «Monolith», nuovo film di Ivan Silvestrini.

Monolith

Protagonista è Sandra, una donna che resta chiusa fuori dalla sua Monolith, la macchina più sicura al mondo, costruita per proteggere i propri cari da qualsiasi minaccia. Suo figlio David è rimasto all'interno, ha solo due anni e non può liberarsi da solo. Intorno a loro il deserto, per miglia e miglia. Sandra ha poco tempo a disposizione per liberare il suo bambino.
Alla sceneggiatura del film ha partecipato anche il noto fumettista Roberto Recchioni e i toni possono ricordare quelli del cinema di genere e dei B-Movie per il soggetto di partenza. Seppur lo spunto del contrasto tra esseri umani e macchine ipertecnologiche non sia originalissimo, la pellicola riesce a coinvolgere (soprattutto nella prima parte) grazie a una messinscena efficace ed essenziale.

Il copione non ha chissà quali pretese metaforiche, ma è capace comunque di interessare e, nonostante alcune forzature psicologiche sparse durante la visione, regge bene la durata di un lungometraggio.
Il risultato è un prodotto curioso e anticonvenzionale, che, pur con qualche limite, si lascia guardare con piacere.

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