Domenica

Poliedrico e imperdibile David Hockney al Beaubourg

Parigi

Poliedrico e imperdibile David Hockney al Beaubourg

Dissolvere l’irriducibile opposizione dialettica stabilita dal filosofo e critico Walter Benjamin tra pittura e tecnica è stata impresa titanica per molte Avanguardie. Non per l’immaginario di David Hockney, interprete principe di una pittura “meccanizzata” che costituisce a buon titolo una vera propria risposta alle teorie del filosofo. Condiviso strenuamente con Benjamin il credo in un’arte in grado di agire pienamente nel campo sociale, l’artista inglese ha reso propria cifra - a seconda dell’evolversi storico - proprio l’appropriazione una a una delle tecnologie più moderne, dalle prime Polaroid (da cui nasceranno i polifocali Joiners) alle fotocopiatrici, passando per i fax e arrivando all’uso dei primi Mac e quindi alle minifotocamere ad alta definizione dalla cui giustapposzione dei vari punti di vista nascerà il capolavoro in mostra Four Season, Woldgate Woods, 2010-2011, per arrivare agli iPad, di cui andrà fiero “d’essere stato uno dei primi al mondo ad acquistare un iPad , semplicemente perché la sua grandezza mi faceva pensare che mi avrebbe potuto permettere di eseguire dei disegni ancor più complessi”.

Proprio gli iPad diverranno col tempo - come spiega il curatore Didier Ottinger - i suoi “device preferiti”. Perché come dice Hockney stesso “la creazione artistica è un atto da condividere”. Nell’iPad - afferma Ottinger- Hockney troverà il medium per produrre “immagini in grado di prolungare nell’oltre il suo progetto di avvolgere i suoi spettatori, già compiuto attraverso l’uso della “prospettiva invertita”. Perché come precisa Paul Virilio “se la prospettiva era un tempo il punto di fuga, la proiezione, ormai è divenuta ciò che si proietta su di noi, e noi siamo al centro di tale proiezione”.

Un rivolgimento della prospettiva che Hockney attesta nelle sue creazioni proprio attraverso l’uso delle nuove tecnologie di trasmissione e di emissione.

A questo poliedrico artista inglese, nato a Bradford, West Yorkshire, nel 1937 , interprete dapprima della pop art anglosassone e del figurativo e approdato negli anni alla sperimentazione più sostenuta delle tecnologie, il parigino Centre national d’art et de culture Georges Pompidou dedica un’imperdibile retrospettiva fino al 23 ottobre 2017 (dal 20 novembre traslocherà al The Metropolitan Museum of Art di New York).

In rassegna oltre alle ultime opere di questo artista poliedrico, non mancano né le prime prove, né i suoi paesaggi e i ritratti (tra cui i doubles portraits My Parents del 1977, Mr and Mrs Clark and Percy, 1970, l’algido e divisivo American Collectors, Fred&Marcia Weisman, 1968 ) e tantomeno le opere californiane (tra cui Domestic Scene, Los Angeles, 1963 e le celebri A Bigger Splash, del 1967 che fa da copertina al bel catalogo, Sunbather del 1966 e Portrait of an artist, Pool with Two Figures, 1972.

E ancora i paper Pools, tra cui A Large Diver del 1978 e Fall Pool with Two Flat Blues, 1978. Tra le Perspectives Inversées Nichols Canyon del 1980 e Hollywood Hills House, del 1981-82.

Fra le Polaroid Composite sono Billy+Audrey Wilder, Los Angeles, April 1982 e Celia, Los Angeles April 10th 1982 e lo spettacolare Gregory Swimming, Los Angeles, 31 st 1982.

Fra le ultime opere Garden with Blue Terrace del 2015, Garden, 2015 e The Potted Palm, 2015 oltre alle Annunciation I, Interior and Exterior with Flowers, del 2017 e la contemporanea Annunciation 2, after Fra Angelico.

L’elenco potrebbe continuare perché l’esposizone è davvero un lunghissimo e dettagliato percorso nella variegata e complessa produzione di questo artista. Per chi si trova a Parigi, la raccomandazione è solo una: andarci senza dubbio.

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