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Quarant’anni senza Elvis Presley, il re del rock che…

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Quarant’anni senza Elvis Presley, il re del rock che «creò» il music business

(Lapresse)
(Lapresse)

Il rock and roll è nato una volta sola, nel 1954, ma è morto in innumerevoli circostanze nell’arco di questi 60 anni, dallo schianto dell’aereo di Buddy Holly al suicidio di Chester Bennington. Passando per ciò che accadde quel 16 agosto del 1977, alle ore 15, al Baptist Memorial Hospital di Memphis, esattamente 40 anni fa, quando ad andarsene fu il «Re» in persona: Elvis Aaron Presley, 42 anni all’epoca, fulminato da un attacco cardiaco dopo aver assunto barbiturici in dosi da cavallo.
«La morte di Elvis Presley priva il nostro Paese di una parte di sé stesso. Egli era unico e irripetibile. Più di venti anni fa, irruppe sulle scene in un modo che è stato senza precedenti e che forse non sarà mai eguagliato. La sua musica e la sua personalità, fondendo il country bianco e il nero rhythm and blues, hanno cambiato permanentemente la faccia della cultura popolare americana», queste le parole scelte per lui dall’allora presidente degli Stati Uniti d’America Jimmy Carter. Giusto per far capire il calibro del personaggio che se n’era andato.

Prima di Elvis il nulla
Del resto, come amava dire un ragazzo che nel tentativo di imitarlo conquistò il mondo, tale John Lennon, «prima di Elvis c’era il nulla». Affermazione condivisibile, se consideriamo l’impatto rivoluzionario che Presley esercitò sulla cultura musicale (perfezionò un accattivante quanto originale «cocktail» di blues e country), sulla società (era pur sempre il bianco che cantava con la voce di un nero) e anche sull’economia (con lui i giovani cominciarono a «esistere» come target per l’industria, pubblico cui destinare musica, cinema, libri e abbigliamento). Quantant’anni senza «The King»: la cifra è tonda e si presta a celebrazioni clamorose, da un capo all’altro del pianeta. Se siete dalle parti del Tennessee, ossia a casa del Re, fate un salto in Reggia, ossia a Graceland, dove assisterete a una memorabile «Elvis Week», di sicuro la migliore degli ultimi anni.

Un ragazzo di Tupelo
Se i voli intercontinentali non sono il vostro forte ma di musica ne masticate eccome, vi consigliamo una celebrazione «discografica» della ricorrenza: per l’occasione per Legacy Recordings esce «A Boy From Tupelo: The Complete 1953-1955 Recordings», cofanetto di tre cd che riunisce tutte le prime incisioni di un Elvis esordiente.

Dai leggendari acetati del Memphis Recording Service, ovvero i quattro brani che The Pelvis stesso finanziò prima di firmare il contratto discografico con la Sun Records, ai singoli incisi per Sam Phillips fino alle performance live e alle registrazioni radiofoniche risalenti a quel periodo. Se Elvis è il Re, il box serve a comprendere le radici più profonde di quella rivoluzione che lo portò al comando.

Le celebrazioni in Italia
Anche l’Italia dice la propria in tema di festeggiamenti. A Senigallia si è da poco conclusa la mostra «Elvis Presley Museum» allestita in collaborazione con Graceland. Cimeli presleyiani anche a Napoli dove, dal 2 al 30 settembre, al Pan si svolgerà la settima edizione della mostra «Rock!». Per gli amanti del genere, dal 10 al 15 ottobre parte dal Teatro nuovo di Milano il tour di «Elvis The Musical» diretto da Maurizio Colombi, spettacolo che poi farà tappa a Sanremo (Teatro Ariston il 27 ottobre), Torino (Teatro Alfieri dal 7 al 12 novembre), Roma (Teatro Brancaccio dal 6 all’11 marzo 2018), e poi Bari, Varese, Lugano, Como e altre venue fino all’estate 2018.

L’alba del merchandising
Negli States il culto del Re muove cifre ben diverse. Basti pensare che il tanto chiacchierato restyling di Graceland per il 40ennale ha attratto investimenti per 137 milioni di dollari finalizzati alla costruzione di un hotel da 450 camere e di un complesso d’intrattenimento nuovo di zecca. Nulla di che stupirsi, se consideriamo che Elvis è il nume tutelare (e commerciale) di Memphis.

Colui che - grazie ai mefistofelici servigi del suo manager, il colonnello Tom Parker -ha contribuito a creare il concetto moderno di music business: nel 19956, quando The Pelvis esplose con «Heartbreak Hotel», suo primo singolo per la Rca, già si contavano 15 licenze di merchandising a lui dedicate che, nei successivi 15 mesi, avrebbero fruttato qualcosa come 40 milioni di dollari.

«Taking Care of Business»
Quell’anno Presley, secondo una ricostruzione del tempo di «Variety», avrebbe guadagnato 450mila dollari dalle royalty, 250mila dollari per accordi cinematografici (a novembre sarebbe uscito il film «Love me Tender»), 100mila dollari dalle apparizioni tv e almeno 200mila dollari dalle sue 40 esibizioni. Si stima che, in 42 anni di vita, Elvis abbia accumulato fortune per 300 milioni di dollari. Ma anche da morto guadagna benissimo: l’anno scorso, tra incassi di Graceland e vendite discografiche, ha tirato su altri 27 milioni di dollari. Mica per caso il ragazzo di Tupelo imprimeva ovunque il marchio «Tcb». Acronimo di «Taking Care of Business».

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