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Genitori e figli: la famiglia è un romanzo

Joann sfar e Nadja spiegelman

Genitori e figli: la famiglia è un romanzo

Joann Sfar e Nadja Spiegelman
Joann Sfar e Nadja Spiegelman

Una delle poche differenze tra la specie homo sapiens e tutti gli altri animali è la facoltà di parola. Dire linguaggio sarebbe fuorviante, perché la maggior parte degli etologi sostiene che di linguaggi gli animali, forse anche le piante, ne hanno molti. Solo che noi non possiamo capirli. Oltre alla parola forse dovremmo però citare un’altra cosa che ci distingue dalle creature con le quali dividiamo il pianeta. È la capacità di affrancarsi dai genitori senza troppi traumi. Parliamo degli animali, naturalmente, non dell’homo sapiens. Quando la natura fa sentire la sua voce, manda i suoi segnali (spesso si dice «è l’istinto»), padri e madri lasciano andare figli e figlie, anche se fino a quel momento sono stati protettivi al limite della possessività, secondo i nostri standard. Basti pensare alle recenti e tristi vicende dell’abbattimento di un’orsa in Trentino per gli atteggiamenti reputati aggressivi verso i frequentatori del suo habitat, quasi certamente legati al fatto che si stava comportando, semplicemente, da “mamma Orsa”, eliminando cioè le potenziali minacce per i cuccioli con i quali passeggiava nel “suo” bosco.

La storia della letteratura, di tutti i tempi, dimostra quanto possa essere terapeutica la scrittura, nel processo di riconciliazione con i genitori e con se stessi. Con un ulteriore risultato: se si scrive (anche) per gli altri, i lettori apprezzano e quando il tema è il rapporto con padri e madri forse ancora di più. Lunga premessa per introdurre due libri usciti da poco: Lui era mio padre di Joann Sfar e Dovrei proteggerti da tutto questo di Nadja Spiegelman. Entrambi sono pubblicati da una piccola casa editrice di Torino, Edizioni Clichy.

Non è l’unica cosa che i due libri hanno in comune: l’autore del primo racconta, come indica il titolo, chi era il padre Andrè, come lo ricorda lui e come glielo hanno raccontato gli altri. Sfar è uno dei più importanti e prolifici disegnatori e illustratori francesi e in patria è una celebrità: primo, perché il fumetto gode di successo e rispetto infinitamente maggiori rispetto all’Italia. Secondo, perché i suoi libri, i film di animazione ai quali collabora o di cui è regista sono veri “blockbuster”.

«Il gatto del rabbino», di Joann Sfar

Nel libro, che ad alcuni critici è apparso quasi un romanzo, più che una biografia, Sfar rende omaggio all’eccentricità del padre: avvocato di grandissime capacità ma votato alle cause dei più deboli e non all’arricchimento, però anche padre assente e donnaiolo indefesso come reazione alla prematura scomparsa della moglie.

Infine colpito da Parkinson e incapace di essere totalmente sincero col figlio. Nelle ultime pagine Sfar tocca uno dei temi più spinosi del rapporto con i nostri genitori, la possibile competizione, il confronto. E scrive: «Ho avuto fortuna a trovare il disegno, perché è l’unico campo della mia esistenza in cui mio padre non aveva esperienza e su cui non aveva un’opinione (…). Devo molto a mio padre, ma il regalo più grande che mi ha fatto consiste nel non saper disegnare. Grazie papà di aver lasciato uno spazio vergine in cui ancora oggi mi sforzo di crescere».

Assai diversa la situazione di Nadja Spiegelman: suo padre è Art Spiegelman, il più famoso autore di fumetti americano e l’unico ad aver vinto il premio letterario e giornalistico più prestigioso del Paese, il Pulitzer, con una “graphic novel”. All'epoca Nadja aveva cinque anni. Un fumetto, appunto, Maus, ambientato durante la seconda guerra mondiale ed incentrato sulla tragedia della Shoah, sulla base dei racconti del padre dell’autore (ancora un padre!), un sopravvissuto al campo di concentramento di Majdanek e a quello di Auschwitz.

La madre di Nadja è Francoise Mouly, meno conosciuta al grande pubblico ma a sua volta, a suo modo, una celebrità: è l'art director del New Yorker, il più sofisticato e (inutilmente) imitato magazine americano, unica rivista al mondo a pubblicare solo copertine illustrate. Dovrei proteggerti da tutto questo racconta la storia della madre Francoise, parigina di origine, della nonna Josée, donna eccentrica che dopo il divorzio andò a vivere in una casa galleggiante sulla Senna, e della bisnonna Mina. Tre generazioni più una (Nadja) per un racconto al femminile dove gli uomini – e i padri – restano sullo sfondo.

Meno di 150 pagine il libro di Sfar, oltre 400 quello di Nadja, che a differenza di Joann fa più o meno lo stesso mestiere della madre, il lavoro editoriale e di direzione grafica di riviste e libri. Entrambi i volumi pubblicati da Clichy però sono leggeri e profondi allo stesso tempo. Le storie dei loro autori sono solo dei loro autori, ma c'è qualcosa in cui ogni lettore può riconoscersi. O meglio, Sfar e Spiegelman, come solo i grandi autori sanno fare, trovano le parole per esprimere sensazioni e pensieri che in molti di noi restano, appunto, muti.

Joann Sfar, «Lui era mio padre», Edizioni Clichy, Firenze, pagg. 160, €15.

Nadja Spiegelman, «Dovrei proteggerti da tutto questo», Edizioni Clichy, Firenze, pagg. 430, €17 .

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