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Stravinskij ritrovato

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Stravinskij ritrovato

La «Lucerne Festival Orchestra» prova sotto la direzione di Riccardo Chailly
La «Lucerne Festival Orchestra» prova sotto la direzione di Riccardo Chailly

Si è dato un tema importante, il Festival di Lucerna di quest'anno: “Identità”. Che naturalmente qui si declina in tedesco, Identität. Ma che molti artisti e ospiti pronunciano in inglese, nella grande capitale della musica e non solo che è la città svizzera, col suo cartellone di oltre 120 appuntamenti, in 31 giorni. Già la differente tornitura dell’antica parola latina, e prima greca, conferma quanto sia arduo trovare un significato univoco al termine. Dunque in maniera sbrigativa, ma nemmeno tanto superficiale, per sciogliere il nodo e parlare del titolo, una soluzione qui si è trovata: l’identità, per un musicista, è la musica.

Sono quello che suono, confermano tutti i principali concerti finora ospitati nella mitica sala in forma di astronave del KKL, 1.840 posti e acustica stellare, che l’anno prossimo compirà vent’anni, firmata nel 1998 da Jean Nouvel e varata dai Berliner Philharmoniker con Claudio Abbado. Dei quattro impaginati proposti dal direttore principale della Lucerne Festival Orchestra, Riccardo Chailly (nei giorni scorsi anche con la Filarmonica della Scala, poi in tournée) i più spiccati erano quelli dedicati ai medaglioni monografici Richard Strauss e Stravinskij, che in ottobre verranno portati tra Giappone, Corea e Cina. Il primo con tre poemi sinfonici di sontuosa sonorità, per esaltare affondi e spessore dello straordinario strumento dell’Orchestra del Festival. Speciale nei singoli interventi solistici, in particolare nei guizzanti e sarcastici scherzi burloni di Till Eulenspiegel.

Una novità per la Svizzera rappresentava il Chant funèbre op.5 di Stravinskij, omaggio del compositore ventiseienne al maestro Rimskij-Korsakov. Creduto scomparso, persino dallo stesso autore (che lo stimava il più importante, tra i saggi di esordio) riemerse un paio di anni fa dal fondo di un armadio, in occasione del trasloco del Conservatorio di Pietroburgo. Pregevole l’idea di accostare la primizia ad altre tre opere giovanili, a formare un pannello dello Ur-Stravinskij: virtuosistico e pieno di legami, cioè di identità con la cultura locale. Poi sbocciate negli scatenamenti tellurici del Sacre, rituale e inquieto, consegnato ad una esecuzione folgorante, accolta da applausi trionfali.

Ma per chi non fosse mai stato al Festival di Lucerna (esperienza da fare, almeno una volta nella vita) il resoconto fin qui potrebbe far pensare a una stagione tradizionale, dove anziché in città ci si sposta sul lago, e dunque non si lavora ma si prende il sole (quando c’è) e la sera (orari nordici, 18.30) si scende eleganti al concerto. Invece no. Lucerna era così ai tempi delle Festwochen, le settimane musicali create sulla scia di un memorabile debutto inventato da Arturo Toscanini nel 1938, in un Pavillon ancora Belle-Époque nella vicina Tribschen, all’ombra di Wagner. Ma da quando al timone del Festival c’è Michael Haefliger, cioè dal 1999, tutto è cambiato. Ed è in continuo accrescimento. Ogni giorno Lucerna si presenta come un concentrato di occasioni musicali, a volte molto diverse, spesso per tutte le tasche. In media si inizia a far musica intorno a mezzogiorno (ma alle 10 son già sui banchi gli allievi dei corsi di composizione con Wolfgang Rihm, e di direzione con Matthias Pintscher) e si finisce a notte non esagerata con i post-concerti, alcuni particolarmente interessanti, ad esempio quello del prossimo 2 settembre intitolato Dies Irae, con Patricia Kopatchinskaja, violinista sempre anti convenzionale, i giovani della Lucerne Festival Alumni e il Jack Quartet.

Se tra tre e sei sono gli appuntamenti giornalieri, il record della giornata di totale immersione nella musica spetta tuttavia alla data di oggi, che vanta ben diciassette occasioni di ascolto, per esaltare con concrete esperienze il tema “Identità” del Festival. La più originale è la messinscena dell’Idomeneo di Mozart, scelto come emblema dei profughi, qui protagonisti anche di una trasmissione radio dedicata. L’opera è pertinente (Idomeneo viaggiò per vent’anni per mare, cercando una Creta perduta) oltre che grandiosa. Accanto ai solisti, la eseguiranno la BandArt Orchester e il Coro di rifugiati Zuflucht, per un progetto nato in Germania e da un anno in tournée. Catturato e catturabile.

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