Domenica

Edoardo Winspeare poco incisivo con «La vita in comune»

MOSTRA DI VENEZIA

Edoardo Winspeare poco incisivo con «La vita in comune»

Una scena dal film «La vita in comune»
Una scena dal film «La vita in comune»

Edoardo Winspeare torna a Venezia ma non convince: quattordici anni dopo «Il miracolo», il regista salentino è ancora in cartellone alla Mostra con «La vita in comune», film inserito nella sezione Orizzonti.
Ambientato a Disperata, un piccolo paese del Sud, racconta del malinconico sindaco Filippo Pisanelli, che si sente terribilmente inadeguato al proprio compito: soltanto le lezioni di letteratura che tiene per i detenuti gli fanno intravedere un barlume di speranza in un contesto di depressione generale.

Tre anni dopo l'altrettanto debole «In grazia di Dio», presentato al Festival di Berlino, Winspeare firma un nuovo lungometraggio che parla del desiderio di cambiamento e di come l'unione tra le persone possa essere, insieme all'arte, l'unica motivazione per poter (soprav)vivere nell'Italia di oggi.
Lo spunto di partenza sarebbe anche interessante e degno di attenzione, ma la pellicola si sviluppa su una serie di sequenze poco coese tra loro, come se fossero tanti tasselli indipendenti di un mosaico confuso e che fatica a risultare incisivo come vorrebbe.

Gli attori sono credibili e si capisce che per l'autore è un progetto sentito e personale, ma manca una vera urgenza del racconto e la sceneggiatura (dai tratti comici e umoristici) ha troppi momenti deboli e (anche) una conclusione poco azzeccata.

Dopo i buoni risultati ottenuti da Susanna Nicchiarelli («Nico, 1988) e Andrea Segre («L'ordine delle cose»), «La vita in comune» è una delle prime delusioni italiane della Mostra di quest'anno, in attesa di scoprire come andranno i quattro titoli di casa nostra che verranno presentati in concorso: «The Leisure Seeker» di Paolo Virzì, «Hannah» di Andrea Pallaoro, «Una famiglia» di Sebastiano Riso e «Ammore e malavita» dei fratelli Manetti.

Fuori concorso, invece, ha trovato spazio il francese «La mélodie» di Rachid Hami con Kad Merad.

Una scena dal film «La mélodie»

L'attore interpreta Simon, un famoso violinista ormai disilluso che ritrova la gioia della musica grazie a Arnold, un timido studente che scopre di avere una forte predisposizione per lo strumento.
Classica storia incentrata sul rapporto professore-alunno, «La mélodie» è un film girato più che discretamente, ma troppo prevedibile dal punto di vista narrativo per riuscire a sorprendere ed emozionare.
Seppur non manchino le sequenze riuscite e i momenti toccanti, la sensazione è quella di essere di fronte a una pellicola che avrebbe potuto osare di più, soprattutto nella parte centrale.
Buona prova di Kad Merad, attore noto in particolare per la sua parte in «Giù al nord» di Dany Boon.

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