Domenica

Delude Aronofsky: fischi per «mother!»

MOSTRA DI VENEZIA

Delude Aronofsky: fischi per «mother!»

Una scena dal film «mother!»
Una scena dal film «mother!»

A Venezia è arrivato il giorno di «mother!» di Darren Aronofsky, uno dei titoli più attesi dell'intera kermesse, che ha deluso le aspettative ed è stato fortemente fischiato al termine delle prime proiezioni per la stampa. Jennifer Lawrence e Javier Bardem vestono i panni di una coppia la cui relazione viene messa a dura prova quando alcuni ospiti inattesi si presentano a casa loro: per lei, in particolare, sarà l'inizio di un incubo a occhi aperti. Tre anni dopo il fallimentare «Noah», Aronofsky torna alle atmosfere orrorifiche de «Il cigno nero», riprovando a scavare nei fantasmi che si annidano all'interno della psiche femminile.

Più che un ragionamento sulla società di oggi, la sessualità e la vita di coppia, però, «mother!» è una complessa (e confusa) allegoria biblica, piuttosto banale e incapace di lasciare chissà quali spunti al termine della visione. È un film che non lascia indifferenti, ma più per l'accumulo di tematiche e situazioni che per una reale capacità di far riflettere lo spettatore. Come se non bastasse, Aronofsky esagera anche dal punto di vista formale, andando sempre più fuori giri con il passare dei minuti, vittima di un'ambizione che dimostra soltanto un ego registico spropositato.

Le suggestioni narrative, così, vengono meno rapidamente e resta spazio solo per un delirio metaforico troppo urlato ed esplicito per poter fascinare come avrebbe voluto. Tra le sequenze da dimenticare, svetta una conclusione banale e grossolana. Anche il cast non è un granché, a partire da una Jennifer Lawrence che convince a fasi alterne.

Decisamente più solido è il giapponese «The Third Murder», film di Hirokazu Kore-Eda. Presentato in concorso, racconta di un prestigioso avvocato che assume la difesa di un uomo sospettato di omicidio, Misumi. Le chances che vinca la causa sembrano scarse: il suo cliente ha spontaneamente ammesso la propria colpa, nonostante rischi la pena di morte nel caso in cui venga condannato.

Abituato a firmare delicati drammi intimisti, Kore-Eda dirige in questo caso un thriller giudiziario ma, pur cambiando genere, rimane fedele al suo stile elegante e alle tematiche (incentrate sulle relazioni familiari, in primis) che hanno reso grande il suo cinema (si pensi a «Still Walking» o a «Father and Son»).

Una scena dal film «The Third Murder»

Siamo lontani dalle vette della sua carriera, anche a causa di una certa prolissità e di un'evidente ridondanza nella parte centrale, ma «The Third Murder» resta una pellicola raffinata e riuscita, capace di regalare alcune sequenze magistrali (quelle finali, in particolare) e confermare il grande talento visivo del regista giapponese.

Ottima anche la colonna sonora ed efficaci le performance degli attori, tra cui svetta quella del sempre bravo Koji Yakusho.

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