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L’alta velocità applicata a vita e rifiuti

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L’alta velocità applicata a vita e rifiuti

Il nostro è un mondo di modernità ad alta velocità. Tutto cambia senza che gli uomini riescano a capire quanto sta succedendo. Persino l’idea di progresso, per interi secoli sinonimo di bene, sta mutando. Rapidamente. Insieme alle concezioni politiche, all’uso di energia o alla globalizzazione.

Con tali considerazioni comincia un saggio di Thomas Hylland Eriksen, un antropologo norvegese. Il titolo: “Fuori controllo”. Einaudi, nella traduzione di Chiara Melloni, ne ha appena pubblicato l’edizione italiana (pp. 232, euro 20).

 In altri termini, questo professore di Oslo ci avvisa che è cominciata l’età dell’”Antropocene”, ovvero il tempo nel quale l’umanità lascia segni indelebili sul pianeta che la ospita. Un’era in cui si comincia ad avvertire che il globale è ingovernabile, che la crisi di cui tanto si parla non è una ma trina: allo stesso tempo coinvolge ambiente, economia e identità. Ineguaglianze e iniquità sono esplose, mentre il coro delle nazioni loda sempre più la democrazia.

Le cifre di quanto accade sono dotate di continua accelerazione. Persino le foto scattate dagli esseri umani non rispettano più le statistiche: il loro numero si è triplicato tra il 2010 e il 2015. Le merci, sempre più richieste e consumate, aumentano esponenzialmente: nel porto commerciale di Shanghai, il più grande della Terra, nel 1990 si smistava quasi nulla, nel 2003 il traffico è arrivato a 11,4 milioni di Teu, nel 2014 ha raggiunto i 35 milioni. Teu è acronimo di “twenty-foot equivalent unit”; è la misura standard di volume nel trasporto dei container, corrispondente a circa 40 metri cubi.

Per utilizzare le parole di Thomas Hylland Eriksen, il nostro è un mondo dove “sempre più persone vanno in vacanza, guidano un’automobile e gettano i propri rifiuti in una misura che non solo non ha precedenti ma che anche solo alla fine del XX secolo era difficile immaginare”. Tutto è sempre più veloce, surriscaldato, in cerca di energia, mentre la rivoluzione informatica comincia a causare “l’inquinamento dei cervelli”.

Lo studioso norvegese non è un nostalgico del tempo antico o dell’età dell’oro, meno che mai un reazionario; ricorda che la diffusione delle idee illuministiche – forse – ha suscitato “la reazione dei fondamentalismi”. E che l’ideologia di sinistra, storicamente basata su istanze di giustizia sociale e di eguaglianza, “ora si conforma con altre due sfide, il multiculturalismo e il cambiamento climatico”.

Che aggiungere? Occorre ricordare che le estinzioni delle specie animali, man mano cresce la popolazione, stanno assumendo valori esponenziali. E che tutto sta aumentando: dai rifiuti alla mobilità, dalla popolazione urbanizzata al numero degli abitanti del nostro pianeta a troppe altre cose.

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