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Valeria Golino brilla nel «Colore nascosto delle cose» di Silvio…

Non convincono i «Brutti e cattivi» di gomez

Valeria Golino brilla nel «Colore nascosto delle cose» di Silvio Soldini

«Il colore nascosto delle cose»
«Il colore nascosto delle cose»

Valeria Golino si conferma una delle attrici più in forma del nostro cinema: co-protagonista de «Il colore nascosto delle cose» di Silvio Soldini, titolo presentato oggi a Venezia fuori concorso, l’interprete napoletana regala una performance notevolissima nei panni di Emma, un’osteopata che ha perso la vista durante l’adolescenza.
L’incontro con Teo, creativo per un’agenzia pubblicitaria, potrebbe cambiare per sempre la sua esistenza. Vent’anni dopo «Le acrobate», Silvio Soldini e Valeria Golino tornano a lavorare insieme in questo dramma sentimentale, che può collegarsi all’esperienza che il regista ha fatto quattro anni fa con il documentario «Per altri occhi», incentrato proprio sul tema della cecità.
Con lo stesso sguardo curioso che Soldini aveva dimostrato in quel progetto nell'affrontare un universo che non conosceva, così Teo nella pellicola si avvicina a Emma, un po’ per gioco e un po’ per capire cosa si possa nascondere dietro un mondo – quello dei non vedenti – che lo attrae e lo impaurisce allo stesso tempo. Come in «Cosa voglio di più», Soldini si concentra su figure a cui non basta la vita che hanno e che cercano in altre relazioni quegli stimoli ormai perduti: esattamente come nel film del 2010, lo spunto è importante e la scrittura dei personaggi efficace per l'intera durata, mentre il coinvolgimento funziona a fasi alterne a causa di un copione con diversi passaggi a vuoto e più di un momento di stanca.

Lo stile è essenziale al punto giusto ma, benché l’assenza di retorica sia incisiva, l’intera visione rimane piuttosto fredda, soprattutto nella parte centrale.
Seppur non all'altezza della sua partner, va comunque segnalata la più che discreta prova di Adriano Giannini nei panni di Teo.

I «Brutti e cattivi» di Gomez
Altro film italiano da citare è «Brutti e cattivi» di Cosimo Gomez, inserito nella sezione Orizzonti. Al centro della trama c’è un gruppo di disabili che s’improvvisano rapinatori per il furto che dovrebbe cambiare le loro vite. Dopo il colpo, però, le cose si complicano.
Esordio alla regia dello scenografo Cosimo Gomez (ha collaborato, tra gli altri, a «Il siero della vanità» di Alex Infascelli e a «Ovunque sei» di Michele Placido), «Brutti e cattivi» è una commedia nera sopra le righe e anticonvenzionale, che punta (quasi) tutto su un gruppo di personaggi variegato e decisamente originale. Se il cast è scatenato al punto giusto (tra i protagonisti ci sono Claudio Santamaria e Marco D’Amore), il film fatica ad appassionare e a reggere la durata di un lungometraggio. L’inizio è promettente, ma poi la pellicola inizia a girare a vuoto e si perde interesse per le vicende narrate. Non tutto è da buttare, ma è un’opera prima acerba, con più limiti che pregi.

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