Domenica

John Woo torna al poliziesco con «Manhunt»

MOSTRA DI VENEZIA

John Woo torna al poliziesco con «Manhunt»

Una scena dal film «Manhunt» di John Woo
Una scena dal film «Manhunt» di John Woo

Ritorno alle origini per John Woo: dopo la fantascienza di «Paycheck» e l’epica de «La battaglia dei tre regni», il grande regista asiatico firma una crime story che tanto ricorda gli esordi della sua carriera.
«Manhunt», presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia, riporta alla mente i suoi grandi successi degli anni Ottanta e Novanta, come «A Better Tomorrow» (1986) o «Hard Boiled» (1992), quando Woo era uno dei massimi maestri del cinema d’azione. Si tratta di un adattamento di un romanzo di Yuko Nishimura, «Kimi yo fundo no kawa wo watare», già trasposto al cinema dal giapponese Jun'ya Satô con una pellicola omonima del 1976, di cui Woo si è dichiarato un grande fan. Protagonista è l’onesto avvocato Du Qiu, costretto a seguire un caso di omicidio finché le prove raccolte indicano lui come il responsabile. Sapendo di essere stato incastrato, Du Qiu fugge per scoprire la verità. La polizia inizia a cercarlo, ma l’esperto detective Yamura si rende conto che questo caso apparentemente già chiuso non è affatto così semplice.

Con qualche ingenuità narrativa di troppo, compensata dalla classe registica, «Manhunt» racconta una classica caccia all’uomo, in cui si crea un legame particolarmente interessante tra il fuggitivo e l’inseguitore.
Anche lo spettatore è fortemente coinvolto nel cercare di capire quale complotto si nasconda dietro l’omicidio e chi sia il vero assassino, grazie a un ritmo appassionante e a un registro ironico giocato efficacemente.
Non mancano momenti ridondanti e l’intreccio ha diversi passaggi prevedibili, ma resta una pellicola godibile e capace di fare bene il suo dovere.
Gli appassionati storici del cinema di Woo non potranno che apprezzarla.

All’interno della Settimana della Critica ha trovato invece spazio l'interessante «Veleno» di Diego Olivares.
Al centro della vicenda c’è Cosimo, un allevatore di bufale, che rifiuta di svendere la sua terra alla famiglia del giovane candidato sindaco del suo paese. Quando scopre di essere malato di tumore, provocato dai rifiuti tossici smaltiti illegalmente nelle campagne della Terra dei Fuochi, la moglie continuerà la sua battaglia.

Inserito come evento speciale fuori concorso della sezione, «Veleno» mette efficacemente in luce un problema ambientale di cui non si parla mai abbastanza e colpisce per i contenuti messi in scena.
Più debole è l’apparato formale, poco suggestivo e non sempre in grado di supportare il cuore della denuncia che porta avanti.
Torneremo a sentirne presto parlare, perché «Veleno» uscirà in sala la prossima settimana.

Infine, una menzione anche per un altro film italiano, «L’equilibrio» di Vincenzo Marra, inserito nelle Giornate degli Autori.
Protagonista è un sacerdote campano che chiede di essere trasferito da Roma alla sua terra d’origine. La realtà che si troverà di fronte sarà molto diversa da quella che si aspettava.
Film ambizioso che tocca tante tematiche importanti (il ruolo della Chiesa nei confronti della malavita, in primis) con notevole coraggio: non tutti gli ingredienti sono ben dosati e la seconda parte gira a tratti a vuoto, ma è una pellicola incisiva, anche grazie a una messinscena essenziale e priva di fronzoli. Buona prova del protagonista Mimmo Borrelli, ma è l’intero cast a risultare intenso al punto giusto. Il film uscirà nelle nostre sale giovedì 21 settembre.

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