Domenica

Navigare nel profondo Nord

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Navigare nel profondo Nord

  • –Giuseppe Lupo

Ci si arriva anche in treno o in auto, ma la maniera pi suggestiva per raggiungere Flm, nel cuore della Norvegia centrale, stare cinque ore a bordo di un battello che si lascia a poppa i vicoli in legno della citt di Bergen e punta dritto verso nord, percorrendo un breve tratto di mare aperto prima di svoltare a destra, nel Sognefjorden. Un minuto appena dopo la partenza gi comincia la lotta tra l’imbarcazione e il labirinto d’acqua: barche a vela ormeggiate, piattaforme galleggianti, boe arancioni.

un mattino di luce piena e la navigazione, quando affronta a viso scoperto il mare, come se scivoli su un binario trasparente. Ai lati, a una cinquantina di metri dal bordo, si alternano spuntoni di roccia a casette colorate di rosso, alcune accompagnate da depositi per motoscafi, altre da piccoli fari che hanno le dimensioni di un uomo in piedi. Pi in lontananza si spalancano varchi, insenature, piccoli golfi, strettoie segnalate da luci intermittenti. Si scorgono ponti e tralicci della corrente elettrica, ma sono cos distanti, quasi trasparenti che una persona, se si facesse convincere un poco dalla fantasia, penserebbe alle ragnatele di una civilt sospesa per aria.

L’acqua ha il colore del cielo: azzurra ma con i scarabocchi delle nuvole. Pi che navigare, sembra che la prua del battello stia attraversando uno specchio capovolto. In queste terre toccate dal silenzio, la luce ottiene la sua esplosione perch l’aria rarefatta e nella completa assenza di buio si racchiude ogni desiderio. Ci si guarda in faccia con gli altri viaggiatori, si obbedisce alla quiete, si intuisce una specie di verit: chi abita da queste parti vive in un paradiso che fa del vento la sua bandiera e respira il soffio di un sogno che trova solennit nel gran disegno di un’antica geografia, quella dei Sette Troni di cui parla Ovidio nelle Metamorfosi, i Sette Troni che danno origine al racconto di un settentrione freddo e misterioso, su cui vengono a coincidere i regni remoti delle saghe nordiche.

Da un momento all’altro arriveranno i Vichinghi sulle loro barche di legno - basta lo spalancarsi di un’insenatura per pensarlo - o lo scovare una spiaggia di erba che arriva a pochi centimetri dall’acqua salata. Molti dei passeggeri preferiscono restare avvolti nel vento anzich cercare un posto al riparo sotto coperta e godersi lo spettacolo delle montagne che scorrono al di l dei vetri lungo le fiancate. Una giornata come questa per non va sprecata al chiuso. Bisogna farsi avvolgere dal fresco della navigazione, seguire le evoluzioni della bandiera norvegese che sta a poppa e in quel suo incessante svolazzare capita di dimenticare le case di una Bergen mercantile e anseatica, capita di dimenticare perfino la malinconia disperata che nei visi di Edvard Munch o le geometrie metafisiche di Oslo - il palazzo dell’Opera, per esempio, che gli architetti dello Studio Snhetta hanno realizzato ricordandosi delle figure dinoccolate di Egon Schile o il Museo di Arte Moderna che Renzo Piano ha assimilato alle forme di un’astronave bianca -; scordare tutto questo per lasciarsi accarezzare dall’immagine di una terra aspra nella sua condizione di abbandono al freddo degli inverni, ruvida come le creste che emergono dall’acqua e dicono di un popolo che preferisce tacere, non aggiungere nulla alla gran babele del mondo e vivere la propria identit nelle astrazioni della luce. A un certo punto il grande fiordo si divide. Il battello svolta nel ramo di destra e si entra dentro l’Aurlandsfjorden. Qualche sosta, poi il mare prende il colore delle montagne coperte da abeti, perde l’azzurro e diventa verde, la costa si fa pi vicina, si riduce la distanza da una sponda all’altra sponda fino a quando non si scorge la fine del fiordo, che sulla cartina assomiglia all’uncino di un pirata. Si attracca a Flm senza troppi rumori, si sbarca con discrezione, poi ognuno dei viaggiatori prende la direzione che vuole, anche se non ha molta scelta: la ferrovia, il pontile con le bandiere, il mercato di hot dog, il birrificio gir Bryggeri, la biglietteria, le pensiline per i pullman, i parcheggi, qualche negozio che espone maglioni con i disegni a zigzag. Flm tutta in un incrocio. Il suo toponimo compare nel 1340, significa ampia distesa di terra e si riferisce alle pianure alluvionali create dal fiume omonimo. L’identit di questo borgo obbedisce alle leggi dell’arrivare e del partire, del sostare in piedi, decisi a fare della provvisoriet una regola di vita.

Qui gli abitanti hanno capito in che modo soggiogare il tempo e lo comunicano su una lavagna appesa nella hall dell’ufficio turistico: Fullfiling dreams creating memories. Non si d conto di chi l’abbia congegnata, n da quando stata scelta a motto, ma certo la frase che accoglie il viaggiatore - realizzare sogni creando ricordi - contiene la chiave con cui leggere questa parte di mondo dove non conta pi sentirsi, come in Italia, a occidente o a oriente di qualcosa, dove vengono a cadere i principi di un assoluto geografico che poggia sulle certezze dei punti cardinali. Siamo in un Nord che assume sempre pi l’anomalia di un paesaggio alpino dove per, invece dei laghi, vediamo volare gabbiani e sentiamo nel naso la salsedine. Il mare trova la sua culla dentro le montagne, il mare ora diventato incertezza, attesa, protezione dall’usura del tempo. A Flm i sogni che si realizzano hanno il visto per diventare memoria, probabilmente sono gi acquisizione di un passato nel momento in cui si scende dal battello e bastano davvero pochi passi per salire a bordo del treno e ripartire di nuovo.

La ferrovia Flamsbana stata completata nel 1898 dopo un’infinit di lavori che il museo attiguo alla stazione racconta attraverso i reperti di un’epoca mitologica: lanterne, pale, piccozze, telegrafi, tenaglie per l’obliterazione, fischietti, cappelli con visiera da capostazione. Si entra nel museo attraversando una stanza dove si vendono gadget contrassegnati dalla bandiera rossa crociata di blu, si esce con la consapevolezza di un viaggio potenziale sopra un treno che sfida le gallerie e accarezza le cime dei monti. Ma non si pu e non si deve partire da Flm senza averci passato almeno una notte. Per diventare memoria, i sogni occorre lasciarli sedimentare a Flm, magari osservando la distesa di spiaggia dove l’acqua salata del mare accoglie l’acqua dolce del fiume o magari tornare all’imbarcadero, nell’attesa che un nuovo battello porti notizie dal resto di un tempo dimenticato. Al tramonto, che lungo come un rito di abbandono, non c’ rischio di incontri fuori programma. Si resta soli anche sotto le bandiere innalzate sul pontile e quel gioco di rifrazione tra acqua e terra favorisce l’idea che in ciascuno di noi esiste una geografia interiore (una Scandinavia che vive dentro il nostro profondo, al pari di un’Africa o di un’America) e probabilmente girare i continenti un modo non tanto per conoscere regioni e citt, ma per verificare se quella particolare geografia interiore corrisponda a quella reale e vera. Viaggiare aiuta a smaltire l’inquietudine.

Approdare a Flm come entrare nel mistero di un futuro anteriore: avverr qualcosa che si gi concluso. Sostarci una notte significa addormentarsi con il cielo ancora chiaro sopra gli abbaini, chiudere gli occhi circondati dalla luce che per noi somiglia a quella dei pomeriggi e che qui invece accompagna il sogno come fra le braccia di una madre. Anche questo Norvegia: stanotte saremo sogni, domani ricordi.

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