Domenica

Scienza, il bene dei beni

Scienza e Filosofia

Scienza, il bene dei beni

Collaborazioni. Il Laboratorio di Conservazione e Restauro del Museo archeologico nazionale di Napoli. Il Laboratorio collabora, tra gli altri, con l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (ISTI) del CNR di Pisa e con l’Istituto CNR di Scienze e Tecnologie Molecolari (CNR-ISTM) di Perugia
Collaborazioni. Il Laboratorio di Conservazione e Restauro del Museo archeologico nazionale di Napoli. Il Laboratorio collabora, tra gli altri, con l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (ISTI) del CNR di Pisa e con l’Istituto CNR di Scienze e Tecnologie Molecolari (CNR-ISTM) di Perugia

L’inclusione da parte di Unesco di antiche faggete tra Toscana e Calabria e delle opere di difesa veneziane tra i siti riconosciuti come “patrimonio dell’umanità”, riposiziona l’Italia al primo posto, davanti a Cina, Spagna e Francia, quale sede geografica e politica del maggior numero di siti (53).

In quale misura il Paese è consapevole del valore economico e politico, oltre che culturale, di tale patrimonio? L’articolo 9 della Costituzione impegna la Repubblica sia a investire nella crescita della cultura e nella ricerca scientifica e tecnologica sia a preservare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico. Per decenni le due dimensioni, ricerca tecno-scientifica e tutela di paesaggio-patrimonio, sono state pensate come distinte. Ma la situazione è cambiata.

Il Mibact ha fatto molto negli ultimi anni per migliorare la capacità di valorizzare queste risorse, riorganizzando, razionalizzando e liberalizzando le offerte per il consumo turistico e migliorando la qualità e l’efficacia della comunicazione. Serve, però, urgentemente investire in ricerca e reclutamento di giovani studiosi e tecnici, perché le conoscenze e tecnologie per la conservazione, lo studio e la comunicazione dei contenuti sono in continua evoluzione, e le opportunità cambiano di conseguenza. Siamo al primo posto per patrimonio culturale e ambientale posseduto, ma non per investimenti in ricerca e sviluppo di competenze nel settore, largamente surclassati dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Quest’ultimo Paese, in particolare, ha lanciato negli ultimi dieci anni una strategia per sviluppare sinergicamente la ricerca sul patrimonio culturale, con importanti risultati in termini di leadership scientifica internazionale, occupazione e incentivazione del turismo.

Il lavoro per promuovere il patrimonio culturale e ambientale italiano vede il Cnr tra i principali attori, con un impegno e un lavoro che partono da lontano, se pensiamo ad esempio alla fase di recupero culturale ed artistico durante e dopo l’inondazione di Firenze del 1966. Il Cnr è impegnato a sviluppare competenze, ricerche, servizi e prodotti spendibili nell’ampio e articolato campo della scienza del patrimonio culturale. La “scienza del patrimonio culturale” (heritage science) è diventata negli anni, da quando il termine è stato usato dal Science and Technology Committee della UK House of Lord nel 2006, un ambito di studi multi- e interdisciplinari che ha gettato davvero un ponte tra le cosiddette “due culture”, e si sta dimostrando fertile di ricadute economiche in primo luogo, ma anche conoscitive e culturali in generale. Stante una percezione spesso distorta della scienza, l’applicazione di metodi e tecnologie sperimentali allo studio, conservazione e trasmissione del patrimonio culturale aiuta anche la società a capire come funziona la scienza e perché svolge un ruolo essenziale per il progresso umano.

Il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Cnr include quattro istituti e centinaia di brillanti ricercatrici e ricercatori che lavorano in Italia, ma anche all’estero, per studiare, conservare e valorizzare preziose manifestazioni della storia culturale umana. Le competenze e le tecnologie italiane sono richieste anche da paesi dove i conflitti bellici, su basi etnico-religiose, mettono a rischio patrimoni di ingente valore storico-culturale, come sta accadendo nei territori iracheno e siriano. Non è solo l’uomo che distrugge questo tesoro universale, ma anche la natura per esempio attraverso i terremoti, come ben sappiamo noi in Italia, e presto anche a causa dei cambiamenti climatici che porteranno all’innalzamento dei livelli dei mari. La heritage science sta diventando per questi e altri motivi, come l’opportunità di studiare l’applicazione di tecnologie avanzata da parte di fisici, chimici o ingegneri curiosi o interessati a sfruttare un settore ben finanziato, un ambito sempre più rilevante per sviluppare conoscenze e tecniche multidisciplinari e interdisciplinari dedicate allo studio e contestualizzazione storico-culturale per comprendere il significato di un prodotto dell’ingegno umano, all’analisi fisica e chimica dei materiali in gioco per migliorarne la conservazione e alla creazione di strategie di comunicazioni per diffonderne la conoscenza e per renderlo fruibile come esperienza culturale complessiva al largo pubblico.

Il Cnr, a cui il Miur ha affidato il coordinamento dell’infrastruttura E-RIHS (European Research Infrastructure for Heritage Science) finanziata con 4 milioni di euro da Horizon 2020 e che vede impegnati 15 paesi europei più Israele, è oggi nella posizione di cogliere i frutti degli investimenti fatti negli anni per creare una rete di collaborazioni, stimolate dalla dirigenza, che esiste tra gli istituti afferenti all’area umanistica, e gli istituti che praticano le scienze sperimentali, in particolare la fisica, la chimica o le tecnologie dell’informazione. Le conoscenze e le tecnologie in ambito fisico, chimico e ingegneristico forniscono una base di conoscenze essenziali, che però acquisisce senso solo all’interno di una cornicedi lettura umanistica.

Auspichiamo che il mondo politico e il governo sostengano sempre di più come priorità nazionale una cultura scientifica e amministrativa che sappia tutelare “i patrimoni dell’Umanità”, e al tempo stesso promuovere e investire nelle attività di ricerche, conservazione, valorizzazione e utilizzo del patrimonio storico-culturale e ambientale reso possibile anche per il lavoro svolto dalle ricercatrici e ricercatori del CNR su tutto il territorio italiano e in altre parti del mondo, che si trasforma anche in risultati non solo di prestigio storico culturale e paesaggistico, ma in tanto altro di positivo in termini educativi ed economici, dato che i nostri 53 siti Unesco sono meta di formazione e turismo per le scuole e per le famiglie di tutto il mondo, nonché occasione per relazioni di pace e inclusività. Il 2018 sarà il primo anno europeo del Patrimonio Culturale e stiamo lavorando in Italia e in Europa alle iniziative volte a valorizzare l’utilità sociale, economica ed educativa dello straordinario deposito culturale di testimonianze storiche dello sviluppo civile del mondo occidentale.

Il 4 e 5 ottobre il CNR rappresenterà il Paese a un workshop bilaterale, tra Gran Bretagna e Italia, a Capri. Due i temi oggetto del confronto tra specialisti: quantum technology, cioè lo sviluppo di dispositivi in grado di creare, manipolare e registrare gli stati quantistici della materia, e heritage science. Promosso dall’Ambasciata della Gran Bretagna, per quanto riguarda heritage science il workshop sarà coordinato da May Cassar, personalità di riferimento in Gran Bretagna da anni per la rinascita e lo sviluppo delle politiche nazionali di ricerca e formazione sulla conservazione e lo studio del patrimonio culturale. La Cassar dirige a UCL l’Institute for Sustenaible Heritage, creato nel 2011, e l’EPSRC Centre for doctoral training in Science and Engeneering in Arts, Heritage and Archeology. La sua carriera, fondata su una formazione interdisciplinare e caratterizzata dall’avere prodotto i primi studi sistematici sull’impatto dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale, e dagli straordinari successi politici e accademici nel ridisegnare gli investimenti e la formazione, è di per sé un’indicazione di quali siano oggi le competente e le strategie vincenti. Vale a dire la multi e interdisciplinarità a livello di formazione e progettualità. Si dovrà forzare un po’ quella che in Italia rimane una forte resistenza, da parte dei ambienti umanistici, verso gli approcci quantitativi e gli studi sperimentali. Però, solo favorendo la ricerca e l’innovazione nella valorizzazione del patrimonio culturale si incentiveranno carriere e imprese capaci di valorizzare anche economicamente e socialmente l’ingente patrimonio culturale presente nel Paese.

© Riproduzione riservata