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La «stagione ribelle» abita a Milano

Mostre e incontri alla fondazione feltrinelli

La «stagione ribelle» abita a Milano

Il palazzo della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Milano (Agf)
Il palazzo della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Milano (Agf)


La Fondazione Giangiacomo Feltrinelli accompagnerà milanesi (e non solo) in una “stagione ribelle” che si articola in tanti contenuti e significati, quelli che sono più pressanti per l’attualità e per la nostra storia, per la politica di ieri e di oggi, per l’economia e per i confini in cui ci muoviamo. Un programma ricco, illustrato da Massimiliano Tarantino – segretario generale della Fondazione – a 10 mesi dalla nascita dell’istituzione ormai ben radicata nel tessuto culturale della città, come ha ricordato il presidente Carlo Feltrinelli, in una conferenza stampa cui sono intervenuti tra gli altri il sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni, il presidente onorario della Fondazione Salvatore Veca, la vicesindaca Anna Scavuzzo, l'assessore al Lavoro Cristina Tajani, il curatore della Triennale teatro dell'Arte Umberto Angelini.

Il centenario della Rivoluzione russa e i 50 anni dalla morte di Che Guevara (il 9 ottobre prossimo) sono i momenti storici importanti cui si legano due grandi mostre allestite nel palazzo di via Pasubio: la prima si articola in tre tappe, con immagini, simboli e linguaggi tratti da oltre 4.000 manifesti e volumi del patrimonio della Fondazione. L’esposizione sarà accompagnata da quattro weekend di proiezioni e spettacoli, e da tre Lezioni di rivoluzione, a cura del semiologo Pino Donghi e con la partecipazione di Giulio Giorello. Per quel che riguarda Che Guevara, il percorso espositivo è composto di fotografie inedite, documenti, periodici e volumi anche qui tratti dall’archivio di Fondazione.

Al di là delle mostre, si susseguiranno appuntamenti e incontri che ruotano attorno alle parole chiave cittadinanza, democrazia, lavoro, sostenibilità, città. Quando si dice cittadinanza, si pensa all’Europa, ed è così che si declina “A road to Europe 2030” un ciclo di riflessione su momenti, luoghi e tappe fondamentali della storia europea insieme a protagonisti della politica e della cultura. Si comincia con Romano Prodi il 28 settembre alle 18.30, si va avanti con Massimo Cacciari, Martin Schulz, Daniel Cohn-Bendit e Axel Honneth.

Si può parlare di cittadinanza prescindendo dal mondo arabo, in questo momento storico? La domanda è retorica, evidentemente, e su questo punto è arrivata una delle risposte più importanti e concrete: l’annuncio della nascita di una Fondazione del mondo arabo, che sarà il frutto dello studio di Fondazione Feltrinelli assieme al Comune di Milano, cinque università milanesi, Camera di Commercio, Arcidiocesi e Ispi. È un organismo che manca e di cui si sente la necessità, dal punto di vista culturale e sociale, se si vuol fare un salto di qualità quando si parla di integrazione. Come ha spiegato la vicesindaca Scavuzzo, «è un mondo che è già qui, nella sua pluralità, cui va data una risposta non banale. L’impegno è quello di farlo con uno stile ambrosiano, con obiettivi e ideali alti».

Tarantino ha aggiunto che il contributo di Fondazione Feltrinelli è quello di studiare un comitato scientifico e arrivare a definire uno statuto entro un anno.
Il programma è lungo e si può consultare su www.fondazionefeltrinelli.it. Se bisogna trovare una mancanza, è nell’assenza delle donne, di qualcosa a loro dedicato. Ma si può correggere in itinere.
eliana.dicaro@ilsole24ore.com

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