Domenica

Alla riscoperta di Amenofi II con i giornali di scavo di Victor Loret

al mudec di milano

Alla riscoperta di Amenofi II con i giornali di scavo di Victor Loret

Sarcofago ligneo di Tetet della XXII- XXIV dinastia (ANSA / MATTEO BAZZI)
Sarcofago ligneo di Tetet della XXII- XXIV dinastia (ANSA / MATTEO BAZZI)

Nasce da un ennesimo accidente del caso l’idea della mostra che porta a Milano l’antico Egitto. Correva l’anno 1999 quando l’Università degli Studi del capoluogo lombardo acquisì l’archivio dell’egittologo francese Alexandre Varille. All’interno della raccolta la straordinaria scoperta dei diari di scavo di Victor Loret, maestro del Varille e scopritore della tomba del faraone Amenofi II. Giornali di scavo quelli del Loret dati per persi o mai esistiti, che con il loro minuzioso corredo di annotazioni, fotografie, piante e disegni aprono ad un secolo di distanza praterie e scenari d’approfondimento che la comunità scientifica milanese, e non solo, ha vagliato attraverso approfondite ricerche. Da qui la mostra che con un impianto filologico non comune ricompone in un unico affresco i diari e molti dei reperti rinvenuti dallo stesso Loret e frutto di prestiti eccezionali dal Museo del Cairo, da quello di Leida, Firenze e Vienna.

La straordinaria scoperta del Faraone Amenofi II

Tra i reperti più eminenti nel suo incedere maestoso la Pantera in legno bitumato proveniente dalla tomba di Ameonofi II e conservata al Museo Egizio de Il Cairo. “Con passo tranquillo e aggraziato, l’animale accompagnava il sovrano nel suo viaggio ultraterreno” - spiega ala curatrice Massimiliana Pozzi Battaglia - e “... rende compiutamente l’idea di quanto gli antichi egizi, pur investendo di tanti significati la rappresentazione di una pantera, osservavano la natura e la capissero. I dettagli anatomici dell’animale non lasciano dubbi, nonostante la colorazione simbolico-mitologica, quanto all’identificazione della Panthera-pardus”.

Cosa che fu subito chiara al Loret, che oltre che archeologo dalla cultura enciclopedica può a buon titolo iscriversi fra i naturalisti per la applicazione e dedizione con cui si dedicò al riconoscimento delle specie animali nelle rappresentazioni egizie. Il suo foglio di appunti con le riproduzioni dello studio sui pesci, presente in mostra, costituisce una vera e propria tavola delle specie ittiche presenti nei geroglifici e iscrizioni. Per non dire degli gli acquerelli che con buona mano riproducono specie di rettili e uccelli cari agli antichi abitanti dell’Egitto.

La testa di statua di Thutmosi III, padre di Amenofi II, proveniente dal Khunsthistorisches Museum di vienna è tra le opere più pregevoli in percorso e in grado di riassumere al meglio l’evoluzione stilistica nella ritrattistica regale.

Di notevole impatto anche la ricostruzione con ausili multimediali della tomba di Amenofi II e della sua scoperta. All’interno la stupenda imbarcazione della della tomba del sovrano, in legno dipinto, proveniente dalla anticamera della Tomba di Amenofi II e conservata al Museo del Cairo e la Divinità serpentiforme alata sempre in legno dipinto conservata nello stesso museo.

E ancora fra i prestiti si segnala il Gruppo familiare in calcare di un uomo e di due donne, proveniente dal Riijksmuseum van Oudheden, a testimonianza delle raffinatezze delle élite al tempo di Amenofi II.

Egitto la Straordinaria scoperta del faraone Amenofi II, al Mudec, museo delle culture, fino al 7 gennaio 2018.

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