Domenica

Mangiare come Ippocrate

storia della medicina

Mangiare come Ippocrate

Illustrazione di Guido Scarabottolo
Illustrazione di Guido Scarabottolo

Il «Nulla troppo» ispirato dal dio e inculcato dai filosofi nell’etica è alla base anche nella prassi delle scienze dell’uomo. Nella medicina antica moto e quiete vengono alternati misuratamente, e la moderazione e l’equilibrio sono elevati a categorie fondamentali del benessere fisico come di quello interiore. E così anche in categorie assai meno elevate, nella dieta alimentare e nell’ordine sanitario, premesse alla buona salute non solo del corpo ma anche dell’animo.

Sui regimi della nutrizione e delle attività fisiche vertono un buon numero di saggi di studiosi italiani e stranieri raccolti in un volume Il regime della salute in medicina. Dalla dieta ippocratica all’epigenetica organizzato da una classicista, Serena Buzzi, particolarmente interessata alla medicina greca e associata all’Accademia di Medicina di Torino.

La nascita stessa della medicina è ridotta nel Corpo ippocratico ad una semplicità che quasi la elimina anziché promuoverla: là dove si dice che «il tuo cibo sia la tua migliore [o: la tua sola] medicina». Ma poi, con un passo innanzi, Galeno arguisce che in realtà la medicina fu ricercata necessariamente poiché ai malati non conviene il nutrimento dei sani. Ad essi convengono cibi caldi, umidi, lisci, rilassanti; perciò sono eccellenti le uova, riscaldanti e umidificanti, ingerite appena deposte e ancora calde, con un po’ d’olio.

A sua volta Ippocrate apre il trattato Sulla dieta con l’elenco dei cereali (avena, grano: il «dono di Demetra»e il consumo del frumento, dirà Isocrate nel Panegirico, trassero gli Ateniesi da un modo di vivere bestiale e lo elevarono a quello civile); prosegue poi con i legumi (fave, lenticchie, lupini, sesamo) e le carni di bue, di capra, di porco, di agnello, di asino, di cavallo, di cane, di cinghiale, di cervo, di lepre, di rana, di riccio, di piccione, di oca, di anitra… e i pesci e i crostacei, i formaggi e le bevande (vino, mosto, aceto). Fra i primi eccelle l’orzo, fra le seconde le carni di porco sono le più nutrienti poiché contengono poco sangue e molta polpa, diversamente da quella di bue, perciò difficile da digerire.

Nel testo che in questo volume si occupa di tale argomento l’autore, Andrea Fesi, della Sorbona, conclude che oggi, certamente, il sapere medico ha raggiunto una distanza incommensurabile dalle conoscenze mediche ippocratiche; però taluni aspetti di quella medicina rimangono attuali. In essa si dimostra l’importanza fondamentale dell’osservazione del malato e della malattia.

E qui Alberto Angeli, esponente di primo piano della bioetica in Italia, nel suo saggio al termine del volume mette in rilievo come oggigiorno nella ricerca biomedica la prassi puramente formale e impersonale si sia stemperata in una medicina personalizzata. Se l’antico medico non conosceva esattamente il funzionamento del corpo umano, seppe identificare mediante l’osservazione e in un quadro complessivo le cause che potevano sconvolgere l’organismo. Dove riappare il sommo principio dell’armonia e dell’ideale della sua protezione e, là dove si laceri, del suo ristabilimento.

Non mancarono nella medicina antica, e sempre a quello scopo, anche l’attenzione, lo studio e la trattazione degli esercizi fisici: qui in un saggio di Brigitte Maire dell’Università di Losanna riferito al primo libro del De medicina di Celso, un enciclopedista di età tiberiana, che si apre con questo inno brioso: «Un uomo in buona salute, vigoroso e padrone sé, non deve sottoporsi a nessuna regola fissa né ricorrere a medico o massaggiatore. Il suo regime di vita sia vario, ora in campagna ora in città, ma piuttosto fra i campi; navighi sul mare, vada a caccia, talora riposi ma più spesso si eserciti, poiché l’inattività indebolisce il corpo mentre la fatica lo rafforza, l’una affretta la vecchiaia, l’altra prolunga la giovinezza».

Stiano attenti soprattutto, poiché sono più deboli, i residenti in città e i fanatici della letteratura, ricostituendo con le terapie ciò che sottraggono la sedentarierà e gli studi. Esercizi utili saranno la lettura ad alta voce, il gioco della palla, la corsa, il passeggio all’aria aperta e al sole. Alimentazione misurata, né eccessiva né scarsa; se mai meglio eccedere nel bere che nel mangiare. Tanto più che l’alcolismo è rimediabile con l’ingestione di una decina di mandorle amare, praticata preventivamente a Roma dagli invitati ai banchetti di Druso figlio di Tiberio per evitare i postumi delle sbornie là immancabili.

Ci fu chi si occupò di ovviare con la medesima filosofia anche a problemi di estetica. In un capitolo De capillis cadentibus del Libro delle diete di Alessandro di Tralle, medico e filosofo del tardo Impero, si spiega che occorre ristabilire l’apertura e l’umidità dei pori, le quali diminuiscono con l’età, mediante verdure, cipolle, aglio, lattuga, malva, cetrioli e carni magre; niente vino e molta acqua.

Ma alla fine, e ricominciando da capo, Ippocrate stesso in uno splendido passo del primo libro della Dieta scrive che la natura conosce da sé cosa fare ed essa è in tutto e per tutto pari all’arte medica, anzi un’arte medica. I costruttori ottengono l’armonia degli edifici umidificando o disseccando opportunamente i diversi materiali: ciò ripete la dieta umana, che ammorbidisce o irrigidisce secondo necessità, divide e ricompatta in armonia, quale gli strumenti musicali compongono con le medesime note, alte o basse, entrambe necessarie; poiché un musicista che componesse un motivo su un’unica nota non piacerebbe, né piacerebbe accostando note stridenti.

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