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Rolling Stones padroni di Lucca (con un mezzo endorsement per la soft…

MUSICA & POLITICA

Rolling Stones padroni di Lucca (con un mezzo endorsement per la soft Brexit)

«Ho passato una bellissima giornata ieri a Firenze. Ho incontrato la signora May e abbiamo mangiato un gelato sul Ponte Vecchio: delizioso». Sotto le mura storiche di Lucca, davanti ai 60mila spettatori arrivati da ogni parte d'Italia per assistere all'unica data sullo Stivale dello «Stones No Filter Tour» dei Rolling Stones, arriva l'endorsement pro Brexit che non ti aspetti. Un mezzo endorsement al gusto di dessert e Rinascimento, neanche troppo esplicito, quello pronunciato da Mick Jagger in un italiano condito dal suo inconfondibile accento mockney.

Ironia? Non sembra. Dietro c'è un episodio vero: venerdì scorso il premier britannico Theresa May, impegnata nell'attesissimo discorso sull'uscita dalla Ue, e la rockstar in procinto di esibirsi al «Lucca Summer Festival» si sono effettivamente incontrati nella città italiana più amata dagli inglesi. Ma come mai il front leader degli Stones, una band che in oltre 50 anni non ha mai sbandierato precise appartenenze politiche, ha sentito il bisogno di sottolinearlo in modo così plateale? Che Mick, da sempre grande amante dell'Italia (ultima prova lo scatto che lo immortala durante la visita al David di Michelangelo) e con una laurea di primo livello in economia alle spalle, si sia offerto a Downing Street come testimonial della soft Brexit? Che abbia voluto dire all'Italia (e all'Europa) che la storia del libero scambio deve continuare anche se finisce il matrimonio? Una cosa è certa: Jagger fino a questo momento appare l'unico interprete dell'«accordo creativo» invocato venerdì dalla Signora Theresa per uscire dall'Europa. «Ma quello che ci confonde – parafrasando l'autore - è la natura del suo gioco».

Musica: Rolling Stones a Lucca

Il ritorno di «Con le mie lacrime»
Mick ha parlato in Italiano praticamente per tutta la serata. «Ciao Lucca, ciao Toscana, ciao Italia. Come state tutti? Questa è la prima volta che suoniamo in Toscana», ha detto poco prima di eseguire «Tumbling Dice». Poi in italiano canta pure, ri-tirando fuori dall'armadio dei ricordi «Con le mie lacrime», traduzione nella lingua di Dante di «As Tears Go By» che i Glimmer Twins avevano inciso nel '65 in un singolo destinato al mercato tricolore ed eseguito una sola volta prima d'ora, nel 2006 a San Siro. E puntella le presentazioni dei brani di espressioni gergali come «ganzissimo». Per non essere da meno, il gemello tossico Keith Richards, si lancia nella doppietta di brani da lui cantati («Happy» e «Slipping away») con un apotropaico «Alla faccia di chi ci vuole male». Detto da uno che dribbla la grande mietitrice da quando era ragazzino, è un augurio che il pubblico di Lucca accetta ben volentieri.

Palco in fiamme per «Sympathy»
In ogni caso, lo «Stones No Filter Tour» si conferma una macchina spettacolare mastodontica, ma comunque più essenziale nelle scelte di produzione rispetto alle tournee che lo hanno preceduto. Il concerto parte con il palco «in fiamme» sulle note della mefistofelica «Sympathy for the Devil» e il suono delle chitarre che sovrasta ogni cosa, poi scende dritto il riff alla Chuck Berry di «It's only rock and roll (but I like it)», gridato insieme da una platea trasversale che unisce Emanuele Filiberto e Susanna Camusso, Javier Zanetti, Piero Pelù e Raffaele Cantone. C'è spazio per due estratti dell'ultimo album «Blue and Lonesome», gli standard blues «Just your fool» e «Ride ‘em down». Il pezzo scelto sui social dai fan è «Let's spend the Night together» e «scusate se non è Puccini», scherza Mick.

Una «festa» da 26 milioni
Passando per una «You can't always get what you want» impreziosita dal sontuoso assolo di chitarra di Ronnie Wood, per una esotica «Paint it black» e per le malizie di «Honky Tonk Women», dove è il piano di Chuck Leavell a strappare applausi, il concerto si avvia verso una volata finale che ha la ritualità di una messa cantata. Prima una «Midnight Rambler» che poggia sul sax di Karl Denson, poi la batteria di Charlie Watts e il basso di Darryl Jones che si prendono per mano sul dancefloor di «Miss you», poi ancora la sessantottina «Street fightin man» e le imprescindibili «Start me up», «Brown Sugar» e «(I can't get no) Satisfaction», pezzi senza i quali non può esserci concerto degli Stones. I bis sono «Gimmi Shelter», vetrina per i virtuosismi della corista Sasha Allen, e la tagliente «Jumpin' Jack Flash» che esplode tra i fuochi di artificio. Degna conclusione di una riuscitissima festa della musica che al botteghino ha raccolto circa 6 milioni, distribuendone altri 20 di indotto per il territorio. «It's only rock and roll» ma fa bene all'economia.

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