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Francisco, doctor eximius

grandi gesuiti

Francisco, doctor eximius

Teologo. Francisco Suárez (Granada, 5 gennaio 1548 – Lisbona, 25 settembre 1617): gesuita, filosofo e giurista spagnolo
Teologo. Francisco Suárez (Granada, 5 gennaio 1548 – Lisbona, 25 settembre 1617): gesuita, filosofo e giurista spagnolo

Il 25 settembre di quattrocento anni fa moriva a Lisbona il doctor eximius, il gesuita Francisco Suarez, in seguito definito anche «il principe dei teologi moderni». Egli era nato il 5 gennaio 1548 nella splendida Granada andalusa e aveva compiuto la sua formazione intellettuale nella celebre università spagnola di Salamanca. A 32 anni era già in cattedra nel Collegio Romano, ossia nella futura Università Gregoriana, la più prestigiosa istituzione accademica dei Gesuiti, collega di Roberto Bellarmino, la cui fama s’intreccerà con quella di Galileo Galilei. Ma la sua carriera di docente avrebbe visto altre tappe, spesso a causa delle sollecitazioni di sovrani che si contendevano il privilegio di averlo nelle loro università: così, passò ad Alcalà, a Salamanca e infine a Coimbra e Lisbona. Frenetica era anche la sua attività di scrittore, alla quale si associavano i testi redatti dai suoi discepoli che annotavano le sue lezioni impeccabili a livello didattico e persino di dizione.

È, perciò, arduo delineare un profilo del suo pensiero che nell’antica edizione in folio dell’Opera omnia era cristallizzato in ben 23 grossi tomi, un pensiero che condizionò per un vasto arco di tempo la teologia cattolica, tant’è vero che ancor oggi in tutti i manuali teologici uno spazio speciale è riservato alle sue teorie sulla Trinità, l’Incarnazione, la grazia, i sacramenti, l’anima, le virtù ma anche alle sue speculazioni metafisiche, all’esegesi di Tommaso d’Aquino e persino alle questioni giuridiche. Egli, infatti, non esitava a entrare col peso della sua autorità nelle controversie di quel tempo, basandosi su una solida concezione filosofica centrata sull’idea di Essere uno, trascendente e analogo, principio di ogni altro essere, e cercando di coordinare secondo un’architettura coerente i maggiori sistemi teologici che allora dominavano, ossia il tomismo, lo scotismo (da Duns Scoto, acuto pensatore francescano inglese del Duecento, denominato doctor subtilis) e il nominalismo (che aveva il suo antesignano nel francescano inglese Guglielmo di Occam).

Importante fu la riflessione suareziana sul concetto di persona, applicata alla dottrina trinitaria. A questo proposito dobbiamo segnalare il suo De Deo uno et trino del 1606, ove si articola in modo molto complesso e sulla scorta della prima parte della Summa Theologiae di Tommaso d’Aquino la questione dell’uno in tre persone, a partire dall’essenza di Dio che si identifica con l’essere stesso. A cascata derivano altri corollari come, ad esempio, quello della predestinazione che tocca evidentemente la libertà della persona umana e che viene concepita non come costrizione ma permissione e prescienza divina. In questa linea si colloca un’altra opera fondamentale di Suarez, il De gratia, un trattato pubblicato postumo a Coimbra e Lione nel 1619 e nel 1651. Qui entra in scena la discussione rovente aperta da Lutero ma che già si era accesa su un versante antitetico secoli prima col pelagianesimo, dal nome di un monaco celtico contro il quale aveva reagito apertamente Sant’Agostino. Oggetto del trattato di Suarez è ovviamente il libero arbitrio della persona umana nel suo contrappunto con la grazia divina e la sua efficacia. È interessante notare la finezza con cui egli cerca di salvaguardare il primato dell’azione di Dio in un dispositivo combinato con la scelta libera umana, una proposta che fu definita “congrua” (donde il cosiddetto “congruismo”), a differenza di impostazioni più radicali come quelle luterana o calvinista.

Il delta ramificato del pensiero del teologo spagnolo, sempre alimentato dal tomismo, si allargava a dismisura, appoggiandosi a una serie minuziosa di argomentazioni segnate da una straordinaria acribia, fondata sulla sua acuta intelligenza speculativa. Solo per citare qualche tema: la connessione tra natura e soprannaturale, la dottrina del merito umano e della giustizia divina, l’unione ipostatica in Cristo tra umano e divino, il peccato originale, l’anima, la beatitudine e la visione intuitiva di Dio, la transustanziazione eucaristica, la contemplazione e l’orazione, l’orizzonte morale e così via. Come si diceva, egli non esitò ad avviarsi anche nel territorio concreto del diritto, al punto tale che il suo De legibus pubblicato postumo, fu un referente classico per il diritto canonico fino al Concilio Vaticano II. Egli si poneva in dialettica tra due estremi: da una parte, Lutero che dichiarava inconciliabili tra loro il diritto umano ecclesiastico e quello divino trascendente, e d’altra parte, il razionalismo del gesuita suo contemporaneo Gabriel Vazquez che identificava l’etica immanente alla natura umana con la ragione.

Nel suo sistema di pesi e contrappesi, calibrati in una triade (ius divinum che genera lo ius naturale e lo ius divinum positivum), emerge una categoria che avrà grande successo anche nella morale oltre che nell’ambito giuridico cattolico, la cosiddetta epikéia, termine greco già approfondito da Aristotele. Si trattava sostanzialmente di un’arte interpretativa e applicativa della legge e del suo dettato precettivo, cercando di salvaguardare la coscienza e la concretezza delle varie situazioni che non sempre sono pienamente coperte dalla norma generale. In ultima analisi la migliore rappresentazione dell’epikéia è nel detto lapidario di Gesù: «Il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato». Naturalmente l’esercizio corretto di tale virtù non annulla la validità di base della legge, validità che Suarez elaborava su una base ontologica e antropologica netta. Un’antropologia che il teologo di Granada aveva formalizzato in un’altra sua opera postuma (1621), i Commentaria cum quaestionibus in libros Aristotelis De anima, un saggio imponente che vedeva l’“immagine” divina nell’uomo proprio nell’anima razionale. Tuttavia la sua analisi rivelava anche un sorprendente interesse per la psicologia, oltre che per le dimensioni sensitive e vegetative della persona umana, capace di raccogliere in unità – attraverso l’intelletto e la ragione – la polimorfia della conoscenza.

Abbiamo voluto presentare per sommi capi anche a un pubblico estraneo a questi soggetti un sistema di pensiero che ebbe un influsso impressionante per secoli. In finale, però, vorremmo evocare quanto affermava uno dei più importanti teologi del secolo scorso, il notissimo Karl Barth, a proposito di questa disciplina: «Tra le scienze la teologia è la più bella, la sola che tocchi la mente e il cuore arricchendoli, che tanto si avvicini alla realtà umana e getti uno sguardo luminoso sulla verità. Ma è anche la più difficile ed esposta a rischi; in essa è più facile cadere nella disperazione o, peggio, nell’arroganza; più di ogni altra può diventare la caricatura di se stessa».

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