Domenica

Ethnos Festival, suoni e idee all’ombra del Vesuvio

identità campane e vocazione globale

Ethnos Festival, suoni e idee all’ombra del Vesuvio

San Giorgio a Cremano e Somma Vesuviana, Casandrino e Bacoli, Torre de Greco e Massa Lubrense, paesi nomadi distesi sotto il monte più precario (e dunque creativo) d’Europa, fino all’ 1 ottobre si uniscono per dar vita a una piccola costellazione autunnale di suoni, idee, esperienze. Il suo nome è Ethnos, Festival Internazionale di musica etnica diretto da Gigi Di Luca, alla sua ventesima edizione.

Tra i protagonisti, lo scrittore e poeta marocchino Tahar Ben Jelloun, Prix Goncourt nel 1987 con “La Nuit Sacrée” (in Italia “Notte fatale”, per Einaudi), più recentemente autore de “La Rivoluzione dei Gelsomini” e dei “Racconti coranici” (entrambi per Bompiani), che venerdì riceverà il Premio Ethnos 2017, a Villa Bruno a San Giorgio a Cremano. L’autore migliore per raccontare vent’anni di un Festival sospeso tra identità campane e vocazione globale, tra tradizione e futuro.

Tra il Vesuvio e il mondo, Ethnos è una piccola rivincita per un territorio che da secoli vive un fraintendimento: sotto il Vesuvio hanno piena cittadinanza solo le manifestazioni di folklore statico, a uso dei turisti; e invece, qui la tradizione significa traduzione e forse anche tradimento. La sera stessa, il compositore e musicista della Martinica Christophe Chassol, autore di “colonne sonore viventi”, inventore del genere “ultrascore” (personale sintesi di world music, elettronica e musica concreta, ossia prodotta con rumori e suoni non armonici in presa diretta), darà al festival conferma della sua vocazione, quella di una rassegna che conserva il passato perché riesce a immaginare il futuro.

Sabato e domenica, chiudono l’edizione la cantante del Mali Ousmou Sangaré (San Giorgio a Cremano), insignita nel 2001 dell’Unesco Music Prize e la sudanese Alsarah, la star di un genere, il retro-pop, assai popolare in Africa orientale, insieme all’ensemble The Nubatones (Massa Lubrense).

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