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Estremo e controverso «madre!», film scandalo di Darren…

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Estremo e controverso «madre!», film scandalo di Darren Aronofsky

È uno dei film che ha fatto maggiormente discutere all'ultima Mostra di Venezia, «madre!» di Darren Aronofsky, il titolo più atteso del weekend in sala.
Jennifer Lawrence e Javier Bardem vestono i panni di una coppia la cui relazione viene messa a dura prova quando alcuni ospiti inattesi si presentano a casa loro: per lei, in particolare, sarà l'inizio di un incubo a occhi aperti.
Tre anni dopo il fallimentare «Noah», Aronofsky torna alle atmosfere orrorifiche de «Il cigno nero», riprovando a scavare nei fantasmi che si annidano all'interno della psiche femminile.

Il regista americano, però, sembra aver perso la mano che aveva contraddistinto i suoi esordi (si pensi al notevole «Requiem for a Dream») e firma una pellicola sopra le righe, che può apparire come una riflessione sulla società di oggi e la vita di coppia, ma che in realtà è una complessa (e confusa) allegoria biblica, molto ambiziosa ma fine a se stessa.

Tra i suoi pregi ha il fatto di non lasciare indifferenti e di essere quantomeno estremo e anticonvenzionale, ma l'accumulo di tematiche e situazioni rende la visione poco fluida e quello che rimane al termine della proiezione è soltanto la sensazione di aver assistito a un delirio metaforico, urlato e controverso, incapace di affascinare come avrebbe voluto.
Poco in parte, Jennifer Lawrence e Javier Bardem non riescono a migliorare l'esito complessivo.

L’incredibile vita di Norman

Di genere completamente diverso è l'interessante «L'incredibile vita di Norman» con Richard Gere.
L'attore interpreta Norman Oppenheimer, un uomo che cerca sempre di favorire gli altri prima di pensare a se stesso: il suo “lavoro” è creare contatti e ottenere potere e rispetto. Conosce un politico israeliano che rimane conquistato dalla sua generosità e con cui stringe una bella amicizia: quando quel politico diventerà Primo ministro la vita di Norman potrebbe prendere una piega inaspettata.
Diretta da Joseph Cedar, è una commedia lieve e garbata, che lancia però qualche riflessione più che degna di nota sul mondo di oggi, la politica e i rapporti umani.
Più che per una narrazione vittima di qualche passaggio didascalico e di alcune ridondanze, il film colpisce per la costruzione di un personaggio principale sfaccettato e anticonvenzionale, ben interpretato da Gere in una delle prove più convincenti della sua carriera recente.
Cinematograficamente parlando, non ci sono grandi guizzi, ma ci si può comunque accontentare.

Una famiglia

Deludente, invece, l'italiano «Una famiglia» di Sebastiano Riso.
Al centro ci sono Vincent e Maria, un uomo e una donna che si guadagnano da vivere aiutando coppie che non possono avere figli. Maria, però, è ormai decisa a formare una propria famiglia, anche a costo di ribellarsi a Vincent.
Dopo l'esordio «Più buio di mezzanotte» del 2014, Riso firma un'altra pellicola acerba, che non riesce a tradurre gli spunti iniziali in riflessioni da sviluppare al termine della visione.
Il tema viene banalizzato col passare dei minuti e anche l'estetica con cui viene rappresentato non riesce mai a colpire davvero.
Sottotono anche i due protagonisti, Patrick Bruel e Micaela Ramazzotti.

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